
Contratti e distratti
Scrivo questo pezzo il giorno della morte di Carlo Petrini, un uomo che, al netto delle opinioni personali che ciascuno può avere, in un mondo frenetico come il nostro, è riuscito a fermarsi un attimo e a ragionare.
Ed è un’impresa, eh. Credetemi.
Sì, perché una volta di certo c’era solo la morte; oggi c’è anche la distrazione. Continua e ininterrotta, direbbe Totò. Talmente continua e ininterrotta che noi non ce ne accorgiamo più ma stiamo andando a sbattere, a 300 all’ora, contro un muro grosso così (fa un gesto grande).
Guardate: iersera ero a cena con dei colleghi. Adesso l’argomento preferito di ogni gruppo dove capito è il mio drastico dimagrimento (comincio a capire quelle ragazze che lottano contro il body shaming).
«Eh, dovrei dimagrire anch’io» dice A., mentre ordina un crostone all’aglio con i fagioli e una porzione di trippa; è già a metà di una birra media e io so, per certo, che, finita quella, attingerà alla caraffa di vino che ci siamo presi in cinque, e che lui ha rifiutato dicendo: «No no, prendo una birretta».
Ecco, noi questi siamo.
Ovviamente esiste una motivazione a tutto ciò, o meglio: ne esistono molteplici. Il sottoscritto ha delle convinzioni personali legate ad anni di studio sul fenomeno della cultura del piagnisteo e del fenomeno di quelli che Michele Serra definisce gli sdraiati, ma se le terrà per sé. Siamo qua a commentare la civetta della settimana.
Allora: un’altra certezza che si lega alla morte e alla distrazione è la pedissequa dipendenza da social che attanaglia l’intera società.
Nel mondo degli adulti essa prende forme anche abbastanza tragicomiche. Si odono frasi del tipo: «No vabbè; ma io lo uso per lavoro eh, sennò manco l’avrei.»; poi, a sera, ti ritrovi dieci notifiche di Facebook, che ti dice che la tal persona ha pubblicato dieci link di cui sei di cani/gatti (ma la persona non ha nulla a che fare con attività cinofile o gattofile), tre di frasi fatte attribuite falsamente a questo o al talaltro personaggio famoso, e un post lungo 50 righe che ha un solo mi piace, il suo.
Ognuno della farina sua ci fa gli gnocchi che gli pare, ovviamente; ma è chiaro che, oltre a farci perdere un sacco di tempo, la dipendenza (badate bene, dico la dipendenza, non l’uso per motivi professionali o promozionali) dai social non solo ci ha letteralmente rincoglioniti, chiusi, polarizzati, radicalizzati; ma soprattutto ci ha resi ricattabili.
Una volta, a essere ricattabili erano solamente coloro i quali avevano qualcosa [di materiale] da perdere; oggi lo siamo diventati tutti. Da una parte, penso mestamente, è comprensibile. A un aumento dell’esposizione pubblica (alla quale la maggior parte di noi non solo non è abituata, ma è non è proprio pronta, atta e adatta) corrisponde un aumento di prove a tuo carico (un anno fa hai detto questo, dieci anni fa hai scritto quell’altro); dall’altra, credo, che il web sia come la lampada di Aladino: dipende chi la sfrega. Coloro i quali hanno interessi puramente conoscitivi lo usano in una certa maniera; chi vuol lucrare sull’ingenuità delle persone ha ficcato le mani dentro una vera e propria pentola colma d’oro.
L’uso inconsapevole del web, e il vero e proprio analfabetismo digitale di molti utenti (direi della maggioranza, ma non ho dati certi), ha portato buona parte di noi a divenire come quei vecchi pensionati che vengono continuamente truffati da coloro che fanno leva sulla loro buonafede e voglia di comunicare, scoprire, etc.
Un ricatto a luci rosse, se ci pensiamo, non ha niente di più (anzi, forse ha qualcosa in meno: i vestiti), di qualunque altro tipo di incastro. Aprite Instagram e ve ne renderete conto: è PIENO di gente nuda o ammiccante. Ora, penso non occorra essere né un Girolimoni né un erotomane per mettere anche un solo cuore sotto una foto. Si fa, né più né meno, quello che faremmo nella vita quando vediamo passare un/una bello/a ragazzo/a: ci voltiamo.
Nel web, però, è tutto diverso: una frase scritta con un tono può molto facilmente esser confusa con un’altra, e lacerti di una relazione conclusa restano lì, a galleggiare, a disposizione dei malintenzionati.
Malintenzionati che, nel caso della storia che ho scelto questa settimana, hanno la mia età e vengono entrambi dal posto in cui sono nato e cresciuto. E quindi, sono – diciamolo, penso sia una frase difficilmente criticabile – due veri e propri stracciaroli. Vi metto qua un pezzo dell’articolo e capirete subito di cosa sto parlando.
La vittima ha ricevuto messaggi insistenti e quattro fogli nella cassetta della posta contenenti il riassunto dettagliato della relazione, inclusi estratti delle conversazioni private. Un interlocutore presentatosi come un uomo ha preteso 3.000 euro per mantenere il silenzio, minacciando altrimenti di rivelare tutto alla moglie. La cifra è stata poi ridotta a 1000 euro, per concludersi con l’accordo per una prima tranche di 500 euro da consegnare subito.
Capite?
Allora: lei ha 36 anni; conosce l’altro (che è un suo ex vicino di casa); tra loro comincia una relazione clandestina – lui è sposato e ha una famiglia, come lei del resto – e, quando il marito di lei scopre tutto, ecco il colpo di scena.
ADESSO LO RICATTIAMO.
Due geni del male, insomma. Oltretutto chiedere 3000 euro già ti qualifica come un poveraccio; in più il ricatto da dove viene? Dalla tua ex amante.
In Maremma si dice: Io mi tasto se ci so’.
Terrorizzato, l’uomo ha denunciato il ricatto agli uomini della squadra mobile. Gli investigatori hanno organizzato una trappola, fotocopiando le banconote da consegnare. La sera di mercoledì, poco prima delle 20, i ricattatori hanno cambiato il piano, annunciando che si sarebbero presentati sotto casa della vittima entro un’ora. L’incontro è avvenuto poco dopo le 21: la coppia è arrivata in scooter. Mentre lui urlava frasi minacciose come: «Scendi subito oppure salgo io» per intimorire la vittima, lei ha ricevuto i 500 euro. Gli investigatori sono intervenuti immediatamente dopo lo scambio, trovando addosso alla donna le banconote fotocopiate. Negli interrogatori, i due […] hanno ammesso le proprie responsabilità.
Ma da cosa vengono causati fatti di questa gravità? Dalla progressiva solitudine che attanaglia la nostra società.
Sentirsi soli è una condizione che gli uomini sperimentano dalla notte dei tempi; ciò che è cambiato è la risposta a questo sentimento. Personalmente vedo solo e soltanto gente che cerca di riempire buchi, anzi, voragini, con un secchiello e una paletta.
Perché i social quei tipi di strumenti sono. E il cibo lo stesso. E l’alcol pure.
Non parliamo delle sostanze stupefacenti, ovviamente.
Chi rischia la galera, come i due novelli Bonny&Clyde, per chiedere 3000 euro a un padre di famiglia, raggiungendolo sotto casa e minacciandolo per 500, che persona è?
Un padre di famiglia che passa il suo tempo su Messenger con una trentaseienne sposata e con figli, chi cavolo è?
Andiamo avanti. Perché qua non è una questione di moralismo. Spero riusciate a comprendere.
Il Gip […] su richiesta del Pm […], ha disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi. Il giudice ha motivato la decisione sottolineando la “spregiudicatezza mostrata nel delinquere”, anche in riferimento a un’altra rapina del settembre 2025, per la quale i due sono in attesa di giudizio, ai danni di un’anziana spinta a terra e minacciata con un coltello, procurandole la frattura del femore.
Affidarsi ai buchi per colmarne altri, porta chi lo fa a sentirsi potente. Anche perché oramai la nostra società è talmente abituata a certe cose, che queste fanno ridere.
Ma una giustizia che mette in carcere, in custodia cautelare, un uomo o una donna che non hanno precedenti, per un sospetto (seppur lecito), e che però sorvola, o tarda a esprimersi su un fatto della gravità di quello di cui sopra, ma che garanzie dà?
Nessuna. E il punto del mio discorso è proprio quello. In una società dove né le strutture laiche né quelle religiose riescono a darti certezze, a donarti un minimo di fiducia/speranza, COSA POSSIAMO PENSARE DI COSTRUIRE?
Perché delinquenti ce ne sono sempre stati, e facce toste pure; ma operavano in un contesto dove la maggior parte di noi aveva delle sicurezze e sapeva (o era obbligato) a guardare in una direzione dalla quale era molto difficile distrarsi.
Ma oggi?
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