
Il sabato del villaggio globale
a cura di Gianluca Pappalettere
Una storia vera
(dal Corriere, 26 marzo 2026)
Squilla il telefono: «Pronto, buongiorno, carabinieri di Crotone. Abbiamo trovato il suo motorino.» All’altro capo c’è Pinuccia Carzaniga, operaia in pensione, cittadina del comune di Usmate Velate, provincia di Monza, a un migliaio di chilometri di distanza: «Il mio motorino? Ma è sicuro? Me lo hanno rubato più di 30 anni fa!»
Proprio vero, certi ciclomotori fanno giri immensi, poi tornano in un magazzino di Crotone perfettamente funzionanti, a differenza di alcuni amori… ma questa è un’altra storia. Immaginiamo la sorpresa della signora Pinuccia e il suo dispiacere perché farsi spedire il motorino in provincia di Monza costerebbe troppo: la Guerra di Trump ha fatto impennare anche i prezzi della miscela e un viaggio Crotone-Usmate Velate sarebbe improponibile anche se terribilmente romantico. Immaginiamoci la signora che paga il conto del deposito (salito a un prezzo vertiginoso, manco il Ciao fosse stato placcato d’oro, nel frattempo) e inforca il mitico ciclomotore per tornarsene a Usmate Velate attraversando l’Italia. Sarebbe stata una bella conclusione, una storia quasi alla David Lynch come il suo Una storia vera dove Alvin Straight raggiunge il fratello colpito da un ictus a bordo di un trattorino tosaerba.
In questi tempi cupi avremmo bisogno di storie come queste.
32 anni dopo
(da il Post, 15 marzo 2026)
Leggo dal il Post di domenica 15 marzo che l’Italbasket femminile si è qualificata ai prossimi mondiali di Basket e sfiderà le migliori squadre del mondo. Non sarà questa impresa sportiva a cambiare i rapporti uomo-donna e il gender gap, ma deve essere un grande soddisfazione per queste ragazze che calcheranno un palcoscenico a cui probabilmente non sono abituate e sul quale, sono sicuro, daranno il meglio. Non sono un esperto ma quando accadono questi exploit c’è dietro un serio lavoro di programmazione e tanta voglia di emergere. Se pensiamo che i nostri calciatori azzurri non centrano una fase mondiale da due edizioni, abbiamo tempo e speranza. Per una seria programmazione di cui sopra e di un pizzico di buona sorte perché praticamente una generazione intera di bambini è cresciuta senza le Notti magiche e, vista la mia età, una lacrimuccia scende sul viso, poiché i Mondiali di calcio erano anche un gran bel momento di aggregazione.
Intanto complimenti alle ragazze e tiferemo tutti per voi.
Il caffè più raro del mondo
Chiudiamo con una tazzina di caffè? Andiamoci cauti perché questo i chicchi da cui si ricava la pregiata bevanda hanno una particolarità. Dal sito della Radio Svizzera Italiana leggo questo interessante articolo sull’allevamento intensivo degli zibetti asiatici, chiamati comunemente Civette della palma comune o Paradoxurus Hermaproditus.
La PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) e The Guardian hanno condotto un’inchiesta scoprendo che il simpatico animale non vive più solo in libertà, ma è sottoposto ad allevamenti intensivi. Sappiate che lo zibetto si nutre di bacche di caffè, e poiché le digerisce solo parzialmente, ne modifica in maniera unica il sapore (non fate gli spiritosi, pare sia cioccolatoso) secondo il parere dei sommelier della bevanda. Quindi i produttori del Kopi Luwak, il caffè in questione – lo trovate su Amazon, una confezione di 100g va sui 49,99€ – hanno deciso che è più comodo ed economico allevare in gabbia gli animali che andare nelle foreste del sud est asiatico a rovistare tra gli escrementi per recuperare i preziosi chicchi.
Ammetto che ero curioso di assaggiare questo caffè particolare, costosissimo per le modalità di produzione – andate voi a rovistare cacca nella giungla circondati da serpenti, tigri, ragni grossi come Mano della Famiglia Addams – ma ora questa aura di romanticismo gastronomico si è dissolta. Mi consolerò con una cialda di una nota marca sognando di caffè lontani e misteriosi, leggendo Emilio Salgari e ascoltando La Pianta del tè di Ivano Fossati.
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