
Non voglio mica la luna…The Donald invece sì
(Varie testate ed Agenzie)
Donald Trump, al contrario di Fiordaliso, la Luna la vuole eccome. A distanza di 54 anni da Apollo 17, è decollata la missione Nasa chiamata Artemis, primo passo per riportare l’uomo sulla Luna entro il 2028 e contribuire alla costruzione di una base lunare entro il 2030.
La grande sfida alla Cina è iniziata e viene in mente il proverbio: Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito. E ricordando un po’ a memoria i discorsi del Presidente degli Stati Uniti, noi stolti guardiamo la Groenlandia.
Io feci un sogno qualche tempo fa: la Nasa che sbarcava sulla Luna il 4 luglio 2032 – gli avevo dato un paio di anni di margine – con tutto il materiale per costruire la Base Lunare Alpha (cit. di una tv che fu), e veniva accolta dal sindaco di Chinatown e dal balletto Bol’šoj e inoltre invitata a una merenda a base di Big Mac coltivati dagli Indiani sul lato oscuro della luna.
Donald, se vuoi la luna vai a prendertela e lascia in pace noi terrestri che siamo piuttosto spaventati dalle tue iniziative.
Cammina europeo, cammina.
(da EUROPATODAY 6/4/2026)
Mercoledì 1° aprile 2026 è partito l’EuroSteps Walking Challenge, il concorso ideato dalla Banca centrale europea insieme ad altri 15 istituti tra cui la Banca d’Italia.
Lanciato un po’ in sordina, in verità, da far pensare a un pesce d’aprile, è una gara contapassi dove più cammini, più vinci… consigli in ambito finanziario e ricchi premi; tessere Interrail, il Bembel, la tipica caraffa di Francoforte e una borsa ricca di non precisati gadget. Basta registrarsi su un’applicazione, credo si chiami walk15, e si entra in gioco per migliorare il proprio stato finanziario e la propria salute.
Ma come gli è venuto in mente?
Quale trust di cervelli si è riunito per partorire una così gloriosa idea tale da rendere più simpatica e vicina al cittadino la BCE?
Con la crisi del petrolio e del gas in corso, a piedi ci dovremo andare presto veramente e quando ci ricorderemo del giochino suggeritoci dai banchieri europei, tireremo giù moccoli così intensi da spiumare un paio di Arcangeli.
I Padri Ricostituenti
(un’idea personale)
Sono tempi strani quelli che stiamo vivendo, come se la cronaca che ascoltiamo quale rumore di fondo delle nostre vite, potrebbe divenire Storia in un attimo e noi ce ne accorgeremmo solo all’ultimo momento. Personalmente mi sento disorientato. Una volta c’erano le ideologie, qualcuno trovava conforto nella fede, chi nel volontariato, nell’espressione artistica per urlare o sussurrare il proprio disagio e smarrimento. Probabilmente ci sono generazioni meno spaesate di noi; eppure, stiamo lasciando loro un mondo al limite del collasso: ecologico, etico e politico. Io fantastico, utopizzo che si facciano avanti degli uomini nuovi dalla politica, uomini di scienza, di medicina, di filosofia, ma anche scrittori, drammaturghi, fotografi, cineasti, pittori. Artisti, inventori, artigiani, industriali, poeti e sognatori.
Uomini e donne, intellettuali che alzino la voce o almeno esprimano idee originali, un linguaggio nuovo, parole inedite che non affoghino nei gorghi della rete ma ci raggiungano e ci facciano cambiare il cuore. Ci facciano riflettere di nuovo, perché il disimpegno è durato troppo, e ci diano una nuova speranza, un orizzonte verso il quale navigare, ciascuno secondo il suo tempo e le sue possibilità.
Dei Padri Ricostituenti, perché abbiamo bisogno di nuove leggi, nuovi ideali e ispirazioni, come è sempre accaduto dopo una guerra o una catastrofe, ma prima che essa accada.
Manifestatevi.
Manifestiamoci.
Le suore squatter
(Il Fatto Quotidiano Magazine)
Suor Bernadette (88anni), Suor Regina (86) e Suor Rita (82) hanno sempre vissuto nel monastero di Elsbethen, fino a quando il Prevosto Markus Grasl – il cattivo della storia – vista l’età delle reverende madri, pensa bene di rinchiuderle in una RSA.
Non trovandosi bene nella struttura sanitaria, le tre ultraottantenni decisamente arzille, decidono di fuggire dalla residenza sanitaria e di occupare il convento anche grazie all’intervento di un fabbro solidale con la loro causa che le aiuta a cambiare la serratura e tornare nuovamente nelle stanze del loro monastero, anche col sostegno della popolazione locale che le supporta via social.
Non so come finirà questa storia; se le tre suore indipendentiste riusciranno a tenere testa all’ira degli alti prelati che concederebbero pure loro di rimanere nella loro vecchia dimora, a patto di rinunciare ai social. Una condizione capestro per le tre Sorelle che vivono i social come una difesa della loro novella indipendenza.
Se interverrà Papa Leone XIV con la sua autorevolezza ben spesa nel mondo intero durante il suo pontificato (questa era ironica, qui dovreste ridere) o se si esaurirà tutto in una piccola disputa religiosa, in una provincia austriaca desiderosa di salire agli onori delle cronache.
Personalmente auguro alle tre Suore di esaudire il loro desiderio.
Piuttosto di morire in quella casa di riposo, preferirei andare in un prato ed entrare nell’eternità in quel modo.
Quando sarà il momento, piacerebbe anche a me essere libero da tubicini, cateteri e macchine che fanno Ping (un caffè pagato al primo che coglie la citazione) e camminare su una spiaggia e aspettare l’Ora in riva al mare.
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