Leone Piccioni stasera su Rai Storia: lo speciale su uno dei grandi protagonisti della cultura italiana

Leone Piccioni stasera su Rai Storia: chi era il grande intellettuale della TV italiana

Lo speciale di Rai Cultura in onda giovedì 14 maggio

Giovedì 14 maggio alle 15.00 su Rai Storia va in onda “Leone Piccioni. Cultura come approdo”. Lo speciale è prodotto da Rai Cultura in occasione dell’anniversario della scomparsa. La replica è in programma venerdì 15 maggio alle 23.00.

Leone Piccioni nacque a Torino il 9 maggio 1925. Morì a Roma il 16 maggio 2018. La sua vita fu, quindi, un intreccio unico tra letteratura e televisione pubblica.

Non era un personaggio qualunque. Figlio di Attilio Piccioni, senatore democristiano e più volte ministro, aveva nel sangue la vita pubblica. Suo fratello Piero fu invece un pioniere del jazz in Italia.

Il legame con Leopardi e Ungaretti

Leone Piccioni dedicò gran parte della sua vita agli studi leopardiani. Ne parla nello speciale Fabiana Cacciapuoti, membro del Consiglio d’Amministrazione del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati.

Piccioni fu inoltre stretto collaboratore di Giuseppe Ungaretti. Prima fu suo assistente universitario alla Sapienza di Roma. Poi divenne curatore dell’opera omnia del poeta. Un rapporto, quindi, che andò ben oltre la semplice stima accademica.

Silvia Zoppi Garampi, docente al Suor Orsola Benincasa, racconta invece il contributo di Piccioni alla letteratura. Grazie a lui, la musica jazz e brasiliana e la letteratura afroamericana trovarono spazio nel dibattito culturale italiano.

“L’Approdo”: la trasmissione che ha fatto la storia della TV

Il contributo più duraturo di Piccioni alla cultura italiana resta “L’Approdo”. Per oltre trent’anni ha diretto questa storica rubrica di lettere e arti del servizio pubblico. La trasmissione era nata a Radio Firenze libera già nel 1944. Poi era diventata rivista culturale nel 1952. Infine era appprodata in televisione nel 1963.

Nel comitato di redazione figuravano nomi straordinari. Ungaretti, Gadda, Carlo Bo, Roberto Longhi: un’élite intellettuale senza eguali. Un’impresa culturale che, pertanto, non ha precedenti nella storia della TV italiana.

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La rivoluzione della radio negli anni ’60

Come dirigente Rai, Piccioni non si limitò alla cultura alta. Diresse il Telegiornale e avviò le Tribune politiche. Tuttavia, il suo contributo più popolare fu il rilancio della radio. Sotto la sua direzione, dal 1965 al 1969, nacquero programmi indimenticabili.

“Bandiera Gialla”, “Gran Varietà”, “Chiamate Roma 3131”: nomi che segnarono un’epoca. Renzo Arbore è il testimone diretto di quella stagione felice. Fu davvero una “seconda giovinezza” per la radio, nell’epoca del transistor e dell’autoradio.

La collezione d’arte e il “buen retiro” di Pienza

Piccioni era anche un appassionato collezionista d’arte. Micol Forti, curatrice della mostra ai Musei Vaticani, descrive nello speciale la sua raccolta personale. “Mio vanto, mio patrimonio”: così lui stesso la definiva. Una collezione, dunque, che riflette il suo amore per il bello e per l’arte contemporanea.

Dagli anni ’70 elesse Pienza come suo “buen retiro”. La città toscana lo accolse e lo ispirò fino alla fine. Oggi la figlia Gloria sta lavorando, insieme alla Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo e al Comune di Pienza, alla creazione di un Centro studi dedicato alla sua memoria.

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