Lisistrata con Lella Costa: lo sciopero del sesso contro la guerra torna in scena

Una commedia antica che parla al presente

Aristofane scrisse Lisistrata nel V secolo a.C. Eppure questa commedia non ha mai smesso di essere attuale. La sua forza satirica colpisce ancora oggi. Al centro c’è un tema universale: la guerra e la sua ciclica distruttività.

La trama è semplice ma geniale. Ad Atene gli uomini sono tutti al fronte. La politica non sa o non vuole cambiare le cose. Allora una donna propone una rivoluzione radicale. Le donne proclamano uno sciopero totale del sesso. L’obiettivo? Fermare la guerra e riportare la pace.

Dalla Grecia antica ai teatri italiani

Dopo il grande successo al Teatro Greco di Siracusa, Lisistrata è pronta per una tournée nazionale. Lo spettacolo ha già conquistato il pubblico a Pompei e Verona. Ora parte per una nuova versione adattata ai teatri italiani.

Inoltre, questa produzione vede protagonista Lella Costa nel ruolo di Lisistrata. L’attrice interpreta la “sacerdotessa della pace” con grande intensità. Al suo fianco un cast che comprende Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini.

La visione di Serena Sinigaglia

La regista Serena Sinigaglia ha firmato questo allestimento con una visione chiara. Per lei Lisistrata non è solo una commedia. È una provocazione che scuote le coscienze. È l’assurdo che diventa segno di ribellione.

“La grande commedia è sempre uno scandalo,” spiega Sinigaglia nelle sue note di regia. Lo sciopero del sesso può davvero fermare un conflitto? Forse è improbabile, ma certamente possibile. Il paradosso diventa così uno strumento di riflessione politica.

Il potere del coro nella drammaturgia classica

Per la regista il coro rappresenta un elemento irrinunciabile. Nelle commedie attiche il coro distingue la scrittura teatrale. Rappresenta la dimensione collettiva e democratica della società.

In Lisistrata ci sono due semicori contrapposti. Uno di vecchie donne, l’altro di vecchi uomini. Si detestano e combattono tra loro. Riproducono così il conflitto tra i sessi. Solo l’intervento di Lisistrata li porterà alla pacificazione.

Guerra e sessualità: il nesso secondo Aristofane

Il drammaturgo greco crea un collegamento provocatorio. Lega l’istinto bellicoso all’istinto sessuale maschile. L’intuizione è geniale quanto disarmante. Ricorda lo slogan degli anni Sessanta: “Fate l’amore, non fate la guerra.”

Secondo questa lettura, la guerra nasce da energie mal indirizzate. Se non dispieghiamo le forze dionisiache dei nostri impulsi, cercheremo sfogo altrove. E quell’altrove sarà probabilmente il campo di battaglia.

Una metafora politica sempre attuale

Aristofane collega la guerra al malgoverno. La sua tesi è netta: un buon governo non fa la guerra. La metafora del telaio ingarbugliato rappresenta l’incapacità politica.

I fili dovrebbero essere distesi, pronti per la tessitura. Invece sono tutti annodati. Così denuncia le responsabilità di chi gestisce il potere. Atene e Sparta litigano mentre il mondo si sgretola.

Un messaggio che attraversa i millenni

Sono passati 2500 anni dalla prima rappresentazione. Eppure siamo ancora circondati da guerre e violenze. La voce di Lisistrata deve continuare a emergere. Deve superare il frastuono delle armi e dei politici inetti.

Questa nuova versione teatrale immagina qualcosa di potente. Dopo la vittoriosa presa dell’Acropoli, Lisistrata decide di celebrare quella impresa. Vuole raccontarla finché la guerra non scompaia dal mondo. Un atto di militanza. Una liturgia di pace che non può fermarsi.

La protagonista appare come una figura quasi tragica. Determinata a riportare la vita dove regna la morte. A diffondere l’amore dove impera l’odio. In un’epoca segnata da nuovi conflitti, il suo messaggio risuona con prepotente urgenza.

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