MAURIZIO BETTINI racconta la nascita di Roma in MITI ED EROI

MAURIZIO BETTINI racconta la nascita di Roma in MITI ED EROIL’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma ospita il 25, 26 e 27 novembre MITI ED EROI. La nascita di Roma, un ciclo di tre reading per raccontare Roma, recuperando storie e narrazioni sulle origini della città, le sue istituzioni e la sua identità culturale, quella di una comunità che fu un crogiuolo di civiltà e culture. Ad accompagnare il pubblico in questo viaggio sarà Maurizio Bettini, classicista e scrittore, che con la sua capacità narrativa, incalzato dalle letture dell’attore Jacopo Rampini, porterà alla luce aneddoti, curiosità e leggende del passato, dando voce ogni sera a un personaggio diverso: prima Enea, poi Romolo e infine Numa.

Enea, Romolo e Numa prenderanno la parola per raccontare in prima persona le vicende che sono state loro attribuite dalla tradizione, storie antichissime e leggendarie, alcune affidate alla tradizione orale, altre documentate e trascritte nelle opere di Livio, Plutarco e Dionigi di Alicarnasso, che ancora oggi leggiamo. Una pluralità di racconti che narrano episodi come l’arrivo di Enea nel Lazio, la fondazione di Alba, quella di Roma, il ratto delle Sabine, l’istituzione del Senato e così via.

Nel corso delle tre serate, in programma alle ore 21.00, Maurizio Bettini assumerà dunque, di volta in volta, l’identità di ciascuno di questi eroi e racconterà in forma drammatizzata le loro vicende e la nascita delle istituzioni che hanno creato, illustrando così la genesi della “cultura romana”. Attraverso le voci di Enea, Romolo e Numa si rifletterà quindi sull’essenza stessa della civiltà, ciò che i romani ritenevano rilevante e fondativo delle loro leggi, dei costumi e delle istituzioni.

Sul palco, al fianco dell’eroe, ci sarà una voce fuori dal tempo, quella di un giovane personaggio interpretato dall’attore Jacopo Rampini, capace di incalzare il racconto con curiosità, letture di passi letterari e aneddoti che la storia ha saputo tramandare intorno alla figura dei protagonisti.

MITI ED EROI. La nascita di Roma, prodotto da Frame – Festival della Comunicazione, è promosso da Roma Capitale e fa parte del programma di Estate Romana 2022 con il coordinamento organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

Per maggiori dettagli: www.culture.roma.it e canali social di @cultureroma.

All’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma (ingresso da via di Ripetta 190) dal 25 al 27 novembre.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito con prenotazione consigliata allo 060608.

Le tre date sono al momento sold out. Qualora all’orario previsto d’inizio dell’evento, risultassero ancora posti disponibili, saranno assegnati, fino a esaurimento degli stessi, agli utenti presenti non prenotati.

PROGRAMMA

25 novembre ore 21.00

ESSERE ENEA

Maurizio Bettini

Con letture di Jacopo Rampini

Introduce Danco Singer

Non morirai” mi aveva detto Poseidone “perché tu sei destinato a diventare re dei Troiani, e così i figli dei tuoi figli”. Di quali Troiani sarei mai dovuto diventare re, ora che la città era assediata dai Greci e prima o poi ci avrebbero ammazzati tutti?

La città bruciava e la gente annegava nel sangue attorno a me, eppure io mi ritrovai con mio padre sulle spalle, mio figlio attaccato al braccio sinistro, mentre col destro stringevo le immagini dei nostri dei. Creusa, mia moglie, però no, lei non c’era. Per questo penso che a volere la mia fuga fosse stato il destino: altrove qualcuno aveva decretato che un giorno il suo posto sarebbe stato preso da un’altra donna.

Se davvero, come alcuni dicono, Ulisse ha viaggiato per conoscere, ci sono due cose che lui non conobbe, mentre io, Enea, le ho conosciute. La prima? Ulisse non ha mai camminato dentro il suo passato. La seconda? Lui non ha mai conosciuto l’amore, io sì.

26 novembre ore 21.00

ESSERE ROMOLO

Maurizio Bettini

Con letture di Jacopo Rampini

Introduce Danco Singer

Noi altri eroi fondatori non veniamo mai al mondo accolti dalla gioia dei parenti e dal calore di un abbraccio, come tutti gli altri bambini. Quando usciamo dal grembo materno la luce che ci accoglie è sempre livida e fosca. Gli uomini ci condannano subito a morte.

Dissi ai miei uomini di scavare una fossa circolare e la chiamai mundus, proprio come se stessimo creando un nuovo mondo, il nostro. Poi i miei compagni – i ladri, gli assassini, i fuggiaschi che avevo raccolto nell’asilo – vi gettarono ciascuno una zolla della terra da cui provenivano. Infine rimescolammo quelle zolle straniere con la terra del Lazio. E così di molte terre ne facemmo una sola.

Non ho mai amato nessuno, tantomeno mio fratello. Non ho mai amato neppure una donna. Sono un eroe fondatore, e quelli come me non hanno né il tempo né il desiderio di amare. Così quando Roma fu finalmente cinta di mura e popolata di uomini, io cominciai a pensare alle donne: ma non certo per amarne una.

27 novembre ore 21

ESSERE NUMA

Maurizio Bettini

Con letture di Jacopo Rampini

Introduce Danco Singer

Ero teologo, e quindi ero anche giurista. Del resto non è forse vero che teologia e giurisprudenza sono la stessa cosa? Entrambe queste discipline si sono assunte il compito, invero arduo, di disciplinare ciò che impalpabile, incorporale e sfuggente per definizione: la teologia la divinità, il diritto l’equità.

Benché la mia mente fosse sempre impegnata in pensieri giuridici e divini, nessun dio, tranne una volta, e lo racconterò più avanti, è mai venuto direttamente a ispirarmi, per dettarmi le regole di un rituale o qualche legge da promulgare. Tutto ciò che so degli dei – e credetemi, specialmente adesso so davvero tante cose – l’ho imparato da solo, pensando e riflettendo, usando la mia ragione e la mia immaginazione.

Secondo i Greci sono stati i loro poeti, Esiodo ed Omero, che hanno fatto conoscere agli uomini gli epiteti che toccano a ciascuna divinità, dividendo i loro onori e le loro competenze, indicando a tutti quali sono le loro forme. Ebbene quello che in Grecia fu fatto da Omero ed Esiodo, a Roma l’ho fatto io, Numa Pompilio.

Quella volta, in quel luogo deserto, non si erano trovati di fronte un dio, Iuppiter, e un re, Numa, ma due giuristi che giocavano a chi la sapeva più lunga. Ho vinto e Iuppiter non si è arrabbiato, anzi ha riso, congratulandosi con me. Perché anche Iuppiter è romano e sa apprezzare le sottigliezze del discorso

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