Molière torna a Milano: “Il Malato Immaginario” al Teatro della Quattordicesima

Una commedia classica con uno sguardo contemporaneo

Martedì 14 aprile, il Teatro della Quattordicesima di Milano ospita “Il Malato Immaginario” di Molière. Lo spettacolo è inserito nella decima edizione della rassegna Quartieri in Scena.

La regia sceglie un approccio essenziale e diretto. Niente orpelli barocchi, niente scenografie ridondanti. Al centro della scena c’è Argan, ipocondriaco borghese, seduto sulla sua poltrona tra pozioni e attrezzi medici.

Lo spazio scenico è volutamente asettico: una poltrona, due sedie, un tavolino e un letto. Tutto racconta la prigione mentale del protagonista. Inoltre, ogni elemento rimanda alla sua incapacità di vivere davvero.


Chi è davvero Argan, il “malato” di Molière

Argan non è semplicemente un ipocondriaco. È un uomo che ha scelto la malattia come rifugio dal mondo. Sotto la vestaglia stropicciata e le calze molli si nasconde un’incapacità cronica di decidere.

Al suo fianco c’è Tonina, cameriera onnipresente e arguta. Lei vede tutto, gestisce tutto e spesso diventa per Argan un incubo quotidiano. Eppure, è lei a tenere in piedi la casa.

Nel frattempo, Belina, la seconda moglie, trama nell’ombra. Il suo obiettivo è impadronirsi del patrimonio del marito. Dunque, la commedia si trasforma in un piccolo thriller domestico.


La trama: inganni, amori e finte morti

Argan vuole dare in sposa la figlia Angelica a un medico goffo e pedante. Lei, però, è innamorata di un altro. Qui entra in gioco Beraldo, fratello saggio di Argan, che convince il protagonista a fingersi morto.

La reazione di Belina — soddisfatta e cinica — rivela tutta la sua falsità. Quella di Angelica, invece, è genuina disperazione. Così Argan scaccia la moglie e benedice l’unione della figlia con il suo amato.

Il finale è grottesco e amaro al tempo stesso. Argan accetta una laurea in medicina ad honorem, circondato da un balletto di falsità. È la satira di Molière nel suo momento più tagliente.


La regia ambienta tutto nell’Ottocento

La scelta registica colloca la commedia nella seconda metà dell’Ottocento. Un’epoca in cui convivevano nuove terapie e pratiche obsolete. Tra queste, il salasso era ancora diffuso e spesso praticato in modo indiscriminato.

In assenza di diagnosi precise, i medici del XIX secolo applicavano salassi e clisteri a chiunque. Erano le cosiddette terapie “eroiche”: aggressive, spesso inutili, talvolta dannose.

Questo contesto storico rafforza la critica di Molière ai “soloni” della medicina. Pertanto, lo spettacolo acquista una dimensione in più: non è solo commedia, è riflessione storica.


Grottesco e comicità: lo stile di questa messa in scena

La regia attenua i toni drammatici per valorizzare la struttura comica del testo. Tuttavia, il grottesco prevale sulla farsa pura. La comicità è bonaria, immediata, mai volgare.

È Beraldo — alter ego di Molière — a veicolare le riflessioni più serie. Parla di vita, di morte, dei disvalori della società. Di conseguenza, il riso si tinge a tratti di amarezza.

Vale la pena ricordare che Molière morì recitando proprio questo ruolo. La sera del 17 febbraio 1673, alla Comédie-Française, la finzione e la realtà si sovrapposero tragicamente.


Il cast e la squadra creativa

Adolfo Vaini interpreta Argan. Con lui sul palco: Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello, Margherita Governi, Sofia Laratta, Michele Romualdi, Davide Cantarelli, Giovanni Rodelli, Marco Federici, Italo Scaietta, Giampiero Marra e Francesco Cantarelli.

Le scenografie sono di Diego Fusari e Daniele Pizzoli. I costumi portano la firma di Francesca Campogalliani e Diego Fusari. La colonna sonora è di Nicola Martinelli, le luci di Massimiliano Fiordaliso.


Dove e quando

Lo spettacolo va in scena martedì 14 aprile alle ore 20:30 presso il Teatro della Quattordicesima, in Via Oglio 18, Milano.

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