Lo Stretto di Hormuz torna al centro della geopolitica energetica
L’escalation tra Iran e Stati Uniti riaccende i riflettori su uno dei passaggi più strategici del pianeta. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita infatti circa un quinto del petrolio mondiale. Per questo motivo i Paesi del Golfo stanno accelerando la ricerca di rotte alternative. È proprio questo il tema al centro di “Radio3 Mondo”, in onda oggi, mercoledì 15 luglio, alle ore 11.00 su Rai Radio3.
Il conduttore Roberto Zichittella ne discuterà con Pier Paolo Raimondi, ricercatore della Florence School of Transnational Governance e collaboratore del programma “Energia, clima e risorse” dello IAI. Un confronto utile per capire cosa rischia davvero l’economia globale.
Perché Teheran rivendica il controllo dello stretto
Secondo l’Iran, lo Stretto di Hormuz appartiene ai Paesi rivieraschi e non agli attori occidentali. Teheran sostiene infatti che la sicurezza del passaggio debba essere garantita solo dagli Stati della regione. Al contrario, la presenza militare straniera alimenterebbe instabilità e tensione. Una posizione che si scontra con gli interessi di Washington e degli alleati del Golfo.
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La strategia degli Emirati Arabi Uniti
Mentre la retorica si infiamma, gli Emirati Arabi Uniti agiscono concretamente. Il gruppo DP World, colosso portuale controllato da Dubai, punta infatti a costruire un nuovo porto a Fujairah. Il progetto prevede anche un terminal container sul Golfo di Oman. L’obiettivo è chiaro: aggirare Hormuz e collegare le merci via terra a Dubai e Abu Dhabi.
Anche il settore petrolifero segue la stessa direzione. Abu Dhabi esporta già parte del greggio tramite l’oleodotto Habshan-Fujairah. Questa infrastruttura sbocca direttamente sull’Oceano Indiano, bypassando così il collo di bottiglia più delicato del commercio mondiale.
Gli investimenti dopo il crollo del traffico a Jebel Ali
Durante la guerra, il traffico nel porto di Jebel Ali è crollato drasticamente. Di conseguenza, governi e aziende della regione stanno ora investendo centinaia di milioni di dollari. L’obiettivo è costruire infrastrutture capaci di reggere anche in caso di nuove crisi.
Questa corsa alle alternative racconta molto delle fragilità del commercio globale. Dipendere da un solo passaggio marittimo, per quanto strategico, comporta rischi enormi. Gli Emirati sembrano averlo capito prima di altri, e stanno agendo di conseguenza.
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Appuntamento dunque alle 11.00 su Rai Radio3, per capire come cambia la mappa energetica del Golfo.
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