C’è qualcosa di affascinante nell’idea che molti dei reperti etruschi esposti nei musei più prestigiosi del mondo abbiano una storia oscura alle spalle. Una storia fatta di scavi notturni, accordi segreti e traffici internazionali. È proprio da questa premessa che parte Bocca di strega, l’ultimo romanzo di Sacha Naspini pubblicato da e/o edizioni, casa editrice romana da sempre attenta alla narrativa italiana di qualità.
Il libro arriva sugli scaffali nel 2024 e si inserisce in modo naturale all’interno di una produzione letteraria già ricca e riconosciuta. Tuttavia, rispetto ad altri titoli dell’autore, questo romanzo ha qualcosa di diverso: una vocazione epica, quasi cinematografica, che lo rende difficile da posare.
Siamo nel 1972, in Val di Cornia. Bardo è il migliore tombarolo della zona. Negli anni ha costruito un traffico di reperti etruschi che da Populonia arriva fino in America, dando vita a un mercato multimiliardario. Poi, però, la morte improvvisa della moglie lo distrugge. Bardo sparisce in mare, lasciando al figlio Giovanni i segreti di un mestiere che richiede nervi saldi e una rete di relazioni solida.
Giovanni, però, non ha la stessa tempra del padre. E le bande rivali lo sanno bene. Così, quello che sembrava un impero inattaccabile diventa improvvisamente vulnerabile. Le bande di Tuscia e i trafficanti romani vedono nell’eredità di Bardo una porta aperta. Quello che segue è un intreccio di doppi giochi, vendette e colpi di scena che tiene il lettore incollato alle pagine fino all’ultima riga.
In tutto questo, c’è anche l’amore. Quello vero, capace di deviare gli eventi verso direzioni inattese. Naspini non lo usa come semplice decorazione narrativa. Al contrario, lo rende un motore della storia, forse il più potente di tutti.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è senza dubbio lo stile. Naspini scrive con una prosa asciutta, diretta, capace di evocare paesaggi e atmosfere con poche pennellate. Non indugia in descrizioni inutili, ma ogni dettaglio che sceglie di inserire ha un peso specifico.
Il ritmo narrativo è ben calibrato. Le scene di tensione si alternano a momenti più intimi, dando al lettore il tempo di respirare senza mai perdere il filo. Inoltre, il dialogo è uno dei punti di forza dell’autore: realistico, tagliente, spesso rivelatore di caratteri e dinamiche di potere.
C’è poi un elemento che attraversa tutto il libro: il senso del territorio. La Maremma non è solo uno sfondo. È un personaggio a tutti gli effetti, con la sua luce, i suoi silenzi e le sue regole non scritte. Naspini conosce bene quella terra e si vede.
Uno degli aspetti più originali del romanzo è la capacità di raccontare un universo poco esplorato dalla narrativa italiana contemporanea. I tombaroli di Bocca di strega non sono criminali da fumetto. Sono padri di famiglia, operai, artigiani, contadini. Persone comuni che, in pochi anni, si sono ritrovate al centro di un traffico d’arte internazionale di proporzioni enormi.
Questa doppia vita è resa con grande credibilità. Naspini riesce a far coesistere la dimensione quotidiana e quella criminale senza forzature, costruendo personaggi sfaccettati e convincenti. Il risultato è un affresco della provincia italiana che sa essere al tempo stesso realistico e romanzesco.
Sacha Naspini è nato a Grosseto nel 1976 ed è oggi uno degli autori italiani più tradotti nel mondo. La sua opera è pubblicata o in corso di traduzione in quasi cinquanta paesi, tra cui Stati Uniti, Francia, Germania, Cina e Corea del Sud. Un risultato notevole, che testimonia la capacità della sua scrittura di attraversare confini culturali e linguistici.
La sua bibliografia è ampia e variegata. Tra i titoli più noti ricordiamo Le case del malcontento (2018), da cui è in sviluppo una serie tv, Ossigeno (2019), Nives (2020) e La voce di Robert Wright (2021). Con Bocca di strega (2024), Naspini conferma una maturità narrativa già evidente nei lavori precedenti, aggiungendo però una dimensione nuova: quella del romanzo corale, quasi da genere, capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla qualità letteraria.
Bocca di strega è un romanzo riuscito. Non è un libro perfetto — qualche passaggio centrale avrebbe potuto essere sviluppato con maggiore respiro — ma è una lettura coinvolgente, ben scritta e capace di lasciare il segno. Naspini dimostra ancora una volta di saper raccontare l’Italia con uno sguardo lucido e appassionato, senza scivolare né nella nostalgia né nel cinismo.
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