Recensione: Padre Kayn vs Don Ambrogio. Il prete influencer e il comico ateo si confrontano.

Padre Kayn vs Don Ambrogio. Il prete influencer e il comico ateo si confrontano.Qualche sera fa sono stato a teatro a vedere uno spettacolo che aveva come protagonisti due divi della mia e della nuova generazione. Va detto che il concetto di divo ha perso brillantezza con gli anni, ma tant’è: il teatro era pieno solo e soltanto perché i due avevano deciso di fare insieme uno spettacolo; ci fosse stata un’altra coppia di bravissimi artisti, ma ignoti – è certo – la sala sarebbe stata certamente più vuota.

È un tema vecchio questo, io so, ma ci torna buono per discutere e commentare un libro che mi è capitato fra le mani in questi giorni, dal titolo Padre Kayn vs Don Ambrogio (LCI editore, 255 pagg., 18.90€).

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Ha anche un sottotitolo: Ateo contro cristiano – Opinioni a confronto.

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Non fate gli snob, apriamo il libro.

Come prima cosa troviamo una bella prefazione in cui Antonio Noschese, l’editore, ci spiega l’obiettivo del volume: un dibattito aperto, rispettoso ma acceso, tra visioni profondamente divergenti su temi religiosi.

Un’iniziativa lodevole. I nomi dei due contendenti sono Padre Kayn, un comico ateo che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico grazie alla sua satira tagliente e dissacrante nei confronti della religione e Don Ambrogio Mazzai, l’influencer con la tonaca, sacerdote e studioso di marketing.

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Il libro si proporrebbe di far trattare ai Nostri ben 30 temi di argomento religioso (si parte con La genesi e si finisce con L’onniscienza è un paradosso?); inizia, dunque, una serie di capitoli dove, con i loro strumenti, questi due signori (soprattutto l’ateo) parlano dei massimi sistemi con un linguaggio poco specifico e mutuato evidentemente dalla loro esperienza di content creators traendo conclusioni differenti, direi opposte, a seconda del tema.

Scorrendo il volume ci troviamo di fronte a una sorta di dialogo tra sordi dove uno, il cosiddetto ateo comico, prova a fare lo spiritoso; e l’altro, invece, dice cose che tutti, chi più chi meno, abbiamo imparato al catechismo.

La mia riflessione, dunque, è la seguente: se, al giorno d’oggi, l’operazione pare essere diventata più importante del contenuto e delle idee che esprime (o che propaga) possiamo tranquillamente accettarlo; se pensiamo che per far comprare un prodotto alla gente basti far intervenire due influencer a proposito di argomenti religiosi beh, anche.

Ma perché farlo attraverso un mezzo come il libro?

Badate, io non ho niente contro chi guarda i video su YouTube, vi si trovano cose anche molto interessanti; ma che interesse ha DAVVERO un creatore di contenuti ad apparire in libreria?

Oggi, purtroppo, siamo talmente sommersi dalle opinioni altrui (anche quelle non richieste) che non ci importa di affrontare un discorso in maniera approfondita, vogliamo schierarci – anche se, va detto: l’ateo non è uno contro Dio, ma senza Dio; perciò non capisco perché chi si definisce tale impieghi cinque pagine (cinque!) per dileggiare argomenti ai quali si può credere come no, e che il sacerdote influencer (o il contrario, tanto fa lo stesso) riesce a confutare in appena due pagine.

Forse dovremmo capire (e far capire) che, quando si parla di libri, o si accetta di entrare in un terreno diverso rispetto alla vieta realtà, al ciuffoso dibattito urlato, o altrimenti è necessario passare per altri canali. Anche perché solo una bassa percentuale degli utenti dei Nostri li seguirebbero anche se fossero dei noti saggisti. Dire cose come: Sei dio, o il figlio di dio, lo sai che la vita è un passaggio e poi si va nel tuo regno meraviglioso di pace e bene. La morte è una liberazione: hai abbandonato una condizione precaria di sofferenza per raggiungere la pace assoluta del tuo regno e piangi? Non ha senso, oppure: In definitiva, Dio nell’Antico Testamento potremmo paragonarlo a un trailer di un film in cui si vedono alcune scene, ma non si capisce né la trama né il finale. Con Cristo, invece, è stato realizzato il film completo, con il suo senso e il plot twist sorprendente crea molto più impatto sul video che su un libro.

Esistono operazioni commercialmente rispettabilissime (perché tutti dobbiamo guadagnare) ma prendere le prime due ideuzze che ci vengono propinate sul web, metterle nero su bianco all’interno di un libro e distribuirle, dà a quelle ideuzze una dignità che non è eccessiva, ma proprio inutile.

 

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