JIDDU stasera al Teatro Ateneo: danza, conflitto e identità culturale

Il 27 marzo 2026 il Nuovo Teatro Ateneo di Roma ospita JIDDU, nuova creazione di Marco Berrettini per Melk Prod. Lo spettacolo è in scena alle ore 20,30.

Di cosa parla JIDDU

Lo spettacolo racconta la storia di una compagnia di danza popolare bavarese. Il gruppo, in cerca di successo, decide di appropriarsi di danze provenienti da altre culture. Questa scelta, però, divide profondamente i danzatori.

Infatti, non tutti accettano la svolta artistica. Nascono tensioni etiche che si trasformano presto in conflitto aperto. Nel mezzo di una danza, scoppia una discussione accesa. Le danze si interrompono.

Alla fine, rimane una domanda aperta: riusciranno i danzatori a riconciliarsi? O ognuno seguirà il proprio cammino?

Il cast e la regia

JIDDU è interpretato da cinque performer:

  • Sébastien Chatellier
  • Kevin Fay
  • Tristan Ihne
  • Manuella Renard
  • Emma Terno

La regia e la coreografia sono di Marco Berrettini, artista svizzero noto per un lavoro che unisce rigore coreografico e pensiero critico.

Il cerchio come simbolo

Berrettini dedica questo spettacolo al tema del cerchio. Una forma universale, presente in molti contesti della vita umana: dall’infanzia alle feste popolari, dalle cerimonie spirituali alle manifestazioni politiche.

Il cerchio, secondo il coreografo, ha qualcosa di misterioso. Quando si danza in tondo, le differenze sembrano svanire. Eppure, proprio lì può nascere una nuova fonte di conflitto.

Il riferimento a Krishnamurti

Il titolo dello spettacolo omaggia Jiddu Krishnamurti, filosofo indiano del Novecento. Nel 1929 scrisse che la verità è una terra senza sentiero. Questa idea ispira da anni il lavoro di Berrettini.

Il cerchio, quindi, non è solo armonia. È anche lo spazio in cui si misura la tensione tra individuo e comunità.

Lingua e traduzione in scena

Lo spettacolo alterna danza, musica, video e luci. Tuttavia, a tratti i danzatori parlano in dialetto bavarese. Le loro parole vengono tradotte in tempo reale nella lingua del paese ospitante.

Questo elemento aggiunge realismo e ironia. Inoltre, crea una complicità diretta con il pubblico in sala.

La stagione del Teatro Ateneo

JIDDU si inserisce in una stagione ricca e internazionale. Tra marzo e maggio il cartellone esplora linguaggi e tradizioni sceniche di tutto il mondo.

Il 31 marzo arriva Uproar, tra saperi ancestrali peruviani e memoria delle proteste. Il 12 aprile Mi madre y el dinero racconta sessant’anni di lavoro precario in Messico. Il 7 maggio debutta in prima italiana Parvati Viraham, con la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu.

La stagione si chiude il 17 maggio con L’ombra lunga di Alois Brunner, testo del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi. Uno spettacolo che mette a confronto storia europea e mediorientale.

In sintesi, il Teatro Ateneo conferma la sua vocazione internazionale. Un luogo dove la scena diventa spazio di riflessione sul presente.

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