I racconti proposti in questa collezione dal titolo Racconti macabri e del mistero (Edizioni Croce, 2024) curata da Mara Barbuni, appartengono al genere narrativo che affonda le proprie radici nel movimento letterario gotico, il cui primo romanzo è ritenuto Il castello di Otranto di Horace Walpole del 1764. Elementi tipici ricorrenti, soprattutto all’inizio, sono la collocazione delle vicende descritte nel passato, un’ambientazione in tetri castelli, antiche cripte e macchinazioni oscure di cui spesso sono vittime le donne, che poi nel tempo si evolveranno in storie di fantasmi e misteriose sparizioni in contesti via via diversi, fino all’avvento della moderna narrativa del crimine in cui diventerà fondamentale la figura del detective.
La raccolta comprende otto racconti pubblicati in un ampio arco temporale che va dal 1822 al 1937, in cui i temi della paura e del mistero sono declinati in vario modo: si comincia con X di Giovanni Verga, pubblicato nel 1874 e ambientato a Milano e, a seguire, Sara Clayburn di Edith Wharton (scritto poco prima di morire nel 1937), I morti parlano della Marchesa Colombi (Maria Antonietta Torriani, giornalista e scrittrice), La resuscitata di Emilia Pardo Bazàn, Sparizioni di Elizabeth Gaskell, Lo spettro di Olivier di Charles Nodier, La punizione di Gina Montani di Ellen Wood e per finire un racconto in cui il macabro si trasfonde nella follia di colui che scrive, La lettera U (Manoscritto d’un pazzo) di Iginio Ugo Tarchetti, esponente controverso della Scapigliatura milanese.
In particolare, nei racconti La resuscitata e La punizione di Gina Montani è il tema della donna sepolta viva che risulta centrale e rimanda direttamente alla tradizione letteraria gotica e, in prospettiva moderna, alle restrizioni che nei secoli hanno afflitto la condizione femminile. Ma a ben vedere, anche in Sara Clayburn, la descrizione della notte passata in solitudine dalla protagonista – con le sparizioni improvvise dei domestici nella sua villa isolata del Connecticut e altre stranezze – dopo un incontro inquietante e una brutta caduta, ricorda in qualche modo la sepoltura delle sventurate nei racconti di Bazàn e Ellen Wood, seppure questa volta non effettiva e in un ambiente totalmente diverso. In Sparizioni e Lo spettro di Olivier, come si evince dai titoli, il mistero è sempre legato a eventi inspiegabili; nel primo caso, a persone improvvisamente scomparse e nel secondo, alla presenza di uno spettro perturbante e vendicativo, un tema, quest’ultimo, che verrà utilizzato largamente nella letteratura del terrore.
Il racconto di Verga, invece, si discosta dai precedenti. Infatti, la vicenda misteriosa, narrata in prima persona, ruota intorno a una identità femminile sconosciuta, tipicamente in un’atmosfera cupa, ma con un finale di pentimento da parte di colui che narra.
Interessante, infine, la costruzione narrativa del racconto della Marchesa Colombi, pseudonimo della Torriani, in cui oggetti misteriosi e personaggi bizzarri si intrecciano in atmosfere gotiche, arricchendosi anche di aspetti tipici di una crime story vera e propria.
La raccolta che, tra l’altro, annovera un buon numero di autrici impegnate offre pertanto l’opportunità di conoscere e apprezzare alcune opere significative di un genere letterario legato al mistero e al macabro, nato alla fine del Settecento e sviluppatosi principalmente nell’Ottocento – primi del Novecento, in un periodo di profonde trasformazioni sociali e progressiva disgregazione dei valori tradizionali.
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