Recensione: Sacha Naspini, I Cariolanti. Un noir potente su guerra, sopravvivenza e trauma infantile

Recensione: Sacha Naspini, I Cariolanti. Un noir potente su guerra, sopravvivenza e trauma infantile La storia. Il padre di Bastiano, che ha nove anni, è un renitente alla leva della Prima guerra mondiale e decide di ritirarsi con la moglie e il figlio in un rifugio sotterraneo nei boschi. Qui Bastiano sperimenta la paura, il freddo e, soprattutto, l’inferno della fame, finché non esce dalla tana alla fine del conflitto, segnato ormai nella mente. Nei confronti del mondo degli uomini mantiene un atteggiamento ferino, guidato da un senso della giustizia deformato e violento. Uomo del bosco, capace di sopravvivere in qualunque situazione estrema, attraversa gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e scopre alla fine un inquietante segreto, che lo rende ancora più instabile.

Leggendo il romanzo, si rimane colpiti dalla crudezza delle vicende descritte e dal linguaggio utilizzato dal protagonista, soprattutto quando giustifica con disarmante lucidità le sue azioni efferate. Ne risulta un quadro fosco in cui risaltano le profonde ingiustizie del tempo e i comportamenti astuti, cinici, quasi sempre discutibili, dei miserabili, a cui Bastiano e i suoi genitori appartengono. Bastiano è il risultato di una crescita in un contesto fortemente alterato, disturbante, di cui si rende conto, ma che lo condiziona anche in età adulta in modo inesorabile. Caratterizzato da una acuta descrizione dei personaggi, in modo particolare del protagonista e dell’ambiente selvaggio in cui sono costretti a vivere, I Cariolanti di Sacha Naspini (edizioni e/o, 2020), è un noir avvincente, che fa riflettere sullo stretto legame tra la psiche e ciò che si apprende in tenera età nella famiglia di origine.

Te mica lo sai che vuol dire nascere di traverso.

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