Recensione: “Seduzione e ritorno” – La felicità collettiva

Redazione: "Seduzione e ritorno" - La felicità collettivaSeduzione e ritorno
di Leonhard Frank
Traduttori:
Paola Del Zoppo, Nadia Centorbi e Nancy Ceravolo
Del Vecchio Editore

E s’altra cosa vostro amor seduce, Non è se non di quella alcun vestigio, Mal conosciuto, che quivi traluce
(Dante Alighieri)

E quella traccia fraintesa di quella luce disegna il meraviglioso romanzo di Leonhard Frank, Seduzione e ritorno edito da Del Vecchio Editore.
Tre Novelle lo costituiscono, ognuna delle quali descrive un amore talmente ideale da essere reso reale.
Nella prima Richard, prigioniero di guerra, ossessionato dai racconti sulla moglie del suo compagno di prigionia, se ne innamora e rientrato in patria si reca da lei, fingendo di essere il marito ormai apparentemente scomparso.

Nella seconda Michael si innamora platonicamente della Baronessa Josepha, vittima del raggiro e delle violenze del suo meschino servitore.

Nella terza novella la giovane Maria si innamora a prima vista di Michael, prigioniero di guerra e a lui e alla sua liberazione, dedica totalmente la propria vita.
Enunciati così i riepiloghi delle novelle appaiono piuttosto asettici, mentre in realtà ciascuna di queste delinea in modo quasi geniale sfumature umane e introspettive di intensità sorprendente.

Frank è un autore eccellente sia nel ricreare luoghi che suggestioni, le stesse che caratterizzano i protagonisti del romanzo.
Intanto siamo al cospetto del punto di vista dei singoli elementi che compongono l’improbabile coppia, rappresentata poi in modo quasi asfittico, morboso, oscuro.
Protagonista del romanzo non è tanto l’amore agito, quanto quello agognato, idealizzato: l’ossessione.

L’amore nel nostro romanzo non è costruzione ma parte da un assunto che racconta più del singolo individuo e dei suoi bisogni emotivi, che della coppia tanto che alla fine non è nemmeno l’amore il vero protagonista del romanzo ma la seduzione, (dal latino seducere- portare a se’) che nasce da una solitudine interiore che vede nell’altro quasi un manichino da rivestire con le proprie proiezioni affettive profonde e che tenta con ogni mezzo di forzare in quel ruolo.

Ci aspetteremmo che queste forzature siano causa intrinseca di un epilogo volto alla rottura e invece, Frank lo racconta molto bene, esse finiranno con il generare una dinamica talmente connaturata alla maggior parte degli individui, da consentire di agire in qualche modo il rapporto, confermando che esse costituiscano il presupposto della maggior parte delle relazioni amorose.

E cosa accade in quel rapporto quando si realizza Frank non ce lo racconta, quasi a voler evidenziare l’importanza della passioni sulle nostre scelte e il modo in cui lasciamo che esse ci determinino l’esistenza.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*