Il professore è mancato (uscito per Augh! Edizioni nel 2025), è narrato dall’autore Simone Ghelli in forma di diario da Lucio, docente di italiano in una scuola media. Prende le mosse dal suo rientro al lavoro dopo le vacanze natalizie e si snoda in un arco temporale che termina con l’esame di terza media. Profondamente convinto dell’inutilità della burocrazia, descrive vicende significative, tratte dalla quotidianità della vita scolastica, che diventano spunto per una riflessione sul significato stesso dell’educazione nella società contemporanea, spesso terreno di confronto con colleghi disillusi o apertamente ostili a qualunque forma di cambiamento.
Ma è nel rapporto con i suoi giovanissimi studenti, perennemente distratti e qualche volta provocatori che, nonostante tutto, profonde il massimo impegno sperimentando originali strategie didattiche. La presenza nella sua classe, già piuttosto problematica, di Rachele, una ragazza con una difficile storia familiare alle spalle, ma in cui Lucio intravede delle potenzialità e cerca di aiutare in ogni modo e, in particolare, la prematura scomparsa di Renato, suo stimato collega che lascia una specie di testamento morale sulla scuola, rappresentano i momenti chiave che lo spingono ancora di più a continuare nel suo tentativo di rinnovamento, pur consapevole delle difficoltà.
Ricordando i dialoghi avuti con Renato e leggendo i suoi scritti, si convince che in una società iperconnessa come quella attuale, diventa cruciale il possesso da parte dei giovani, degli strumenti necessari per un uso ragionato e consapevole dell’enorme mole di informazioni e di contenuti in cui sono immersi. È come essere in grado di effettuare il montaggio di un film per mettere tutto nel giusto ordine e la scuola non si può sottrarre a questo compito. La lettura del racconto, scorrevole e a tratti divertente, soprattutto nei dialoghi con gli studenti, tratta un tema molto serio, ma con una prospettiva interna, in cui i vari attori della scuola vengono descritti in modo assolutamente credibile. Interessante anche il riferimento a Starnone e la nostalgia per un passato che forse non tornerà più. In sostanza, si percepisce la convinzione che la cultura, da sola, non sia più sufficiente per comprendere la realtà che ci circonda e quindi occorrono al più presto nuovi strumenti di decodifica per poter governare i rapidi cambiamenti che si sono verificati nella società. E Lucio, insieme a pochi altri, sembra averlo compreso perfettamente.
Concludendo, consiglierei la lettura di questo racconto, che reputo interessante, anche per il taglio adottato dall’autore, a un pubblico attento alle problematiche sociali di oggi e in particolare ai genitori dei preadolescenti.
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