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Recensione: “Storie Spaziali”, la conquista dello spazio da un punto di vista nuovo

“Sappiate che Babbo Natale esiste”.
“Affermativo. Siete nella posizione migliore per saperlo”.

Dove comincia lo spazio?
Non è solo una semplice domanda. La definizione convenzionale del “confine dello spazio” è 100 chilometri sopra la superficie terrestre. Conosciuta come la linea Kármán, è una linea immaginaria che segna il confine tra l’atmosfera terrestre e lo spazio esterno.
Per ottenere lo status di ‘astronauta’ devi aver “viaggiato” in quella quota.
Fu il sovietico Jurij Gagarin, il primo astronauta nello spazio.
Il 12 aprile 1961 dalla sua navicella spaziale, pronunciò la frase oramai leggendaria:
«Da quassù la terra è bellissima, senza frontiere né confini.». Proprio lui, che per uno strano scherzo del destino morirà sette anni dopo a bordo di un piccolo aereo.

Storie spaziali, saggio di esordio di Emiliano Battisti, edito da Paesi edizioni, in maniera originale snocciola tutta una serie di fatti minimi, aneddoti per lo più sconosciuti, raccontando la conquista dello spazio e in special modo della Luna da un punto di vista decisamente nuovo, che restituisce sapore di umanità a un‘impresa che sembrava sovrumana.

I confini inesistenti visti dallo spazio, erano barriere politicamente insormontabili sulla terra. Soprattutto tra le due grandi potenze USA e URSS.
L’URSS era arrivata prima nella conquista dello spazio. Per l’America era uno smacco inaudito a cui porre rimedio, e in fretta, non solo pareggiando ma superando l’impresa.
Era stato dei sovietici il primo lancio di un satellite nel 1957 e ora, era proprio sovietico il primo uomo nello spazio.
La storia che si narra è la storia di grandi uomini che hanno emozionato intere generazioni e di cui si continua a parlare, soprattutto è la storia di un sogno diventato realtà. Ma è anche la storia di un’epoca e ne trasmette lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli storici e fatti documentati, ne ricostruisce atmosfere, costumi, mentalità e la vita in generale, così da farli rivivere al lettore.
Una storia narrata attraverso reazioni e caratteri dei protagonisti, cosa inconsueta in un saggio, che acquista quindi i connotati affabulatori del romanzo. Romanzo storico, potremmo definirlo.
Era il 12 settembre 1962 a Houston, il giovane presidente degli Stati Uniti, John Kennedy fece un discorso che aveva il tono di una promessa:
«Abbiamo scelto di andare sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili.» Poco più di un anno dopo fu ucciso a Dallas. E così il suo discorso divenne una vera e propria sfida: bisognava raggiungere la Luna entro la data 31 dicembre 1969, l’America doveva mantenere quella promessa in suo nome.

Tutto quello che accadde dopo è un percorso costellato di incidenti, insuccessi, ma anche di grandi conquiste.
Il primo americano in orbita intorno alla terra fu John Glenn, appartenente al Corpo dei Marines, a bordo della capsula Mercury. Il tenente colonnello compì tre orbite intorno alla Terra, eguagliando così Jurij Gagarin. Il suo rientro fu ostacolato da numerosi problemi tecnici, tra cui un presunto problema allo scudo termico che mise a rischio la vita dell’astronauta.

La conquista dello spazio, non potè prescindere dal drammatico compiersi di immani tragedie, come quella che toccò all’equipaggio dell’Apollo 1.
Era il 27 gennaio 1967 e alle ore 18, 31 minuti e 4 secondi a Houston sentirono in sequenza queste parole:
– Incendio! –
– Abbiamo un incendio in cabina! –
– Abbiamo un brutto incendio… fateci uscire! Stiamo bruciando… –
Un urlo e null’altro. Quel giorno morirono tre astronauti.
La conquista della Luna sembrò davvero un sogno irrealizzabile.

Toccò all’Apollo 8 portare una ventata di ottimismo alla NASA.
Il 21 dicembre 1968, a dieci secondi dall’accensione della navivella il computer di guida mostrò un avviso lampeggiante: il numero 99, che significava in codice: siete sicuri di volerlo fare?
Lovell, che faceva parte dell’equipaggio con Borman e Anders, premette il pulsante “Proceed”: procedere.
L’Apollo 8 fu un successo, lasciò l’orbita terrestre fino a raggiungere la Luna, orbitò intorno a essa e tornò in sicurezza sulla Terra.
Una parte interessante del saggio è riservata alle comunicazioni spazio-terra. Alcune famose, altre meno. Proprio dall’Apollo 8 Lowell dopo aver orbitato sul lato nascosto del nostro satellite ed essere ritornato in onda si lasciò andare alla sua indole ironica dicendo: “Sappiate che Babbo Natale esiste”.
Mattingly, dalla Terra stette al gioco e replicò: “Affermativo. Siete nella posizione migliore per saperlo”.

Fu l’Apollo 11 a mantenere la promesa di Kennedy e a terminare la corsa allo spazio intrapresa tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Quando l’Apollo 11 toccò il suolo lunare, Duke dalla sala controllo missione di Houston sintetizzò così i minuti di tensione vissuti: “(…) riceviamo che siete al suolo. Avete un gruppo di ragazzi qui che stavano per diventare blu, ora respiriamo di nuovo. (…)”
La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva mondiale. Nel mettere il primo piede sulla superficie della Luna, Armstrong commentò l’evento come “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”.
L’Italia diede l’annuncio attraverso un dialogo improbabile e “stralunato”, per l’appunto, fra Ruggero Orlando, in collegamento da Houston e Tito Stagno, dagli studi Rai.
Battisti ricorda che Tito Stagno detiene il record come prima persona sulla Terra ad aver dato l’annuncio dell’atterraggio sulla Luna, inspiegabilmente però lo fece con 55 secondi di anticipo rispetto alla realtà!
Era il 20 luglio 1969 e sembrò proprio una notte magica come trapela dall’intensità che contraddistingue questa parte del saggio, momenti irripetibili vissuti con grande emozione.
Ma la storia continua e ci furono altre missioni lunari. Un aneddoto divertente riguarda l’Apollo 12. Prima della missione, Conrad, che faceva parte dell’equipaggio con Gordon e Bean, fu contattato dalla giornalista italiana Oriana Fallaci. Lei era convinta che la frase leggendaria detta da Amstrong sulla Luna, fosse frutto dell’ufficio pubbliche relazioni della NASA. Conrad sosteneva il contrario. Allora fecero una scommessa, se Conrad nel mettere piede sulla Luna, avesse detto la frase: «Whoopie! Quello sarà stato piccolo per Neil, ma è un gran passo per me», lei gli avrebbe dato 500 dollari. Pare che questa scommessa non sia stata mai onorata dalla Fallaci.
Il saggio prosegue nel suo racconto, narrando ancora tantissimi altri micro eventi successivi, come un guasto alla toilette dell’astronave che mise a rischio un’intera missione spaziale. Curiosità che si intrecciano con i grandi momenti storici, l’attentato a Reagan, la dissoluzione dell’Unione Sovietica e così via.
Sono pagine che si leggono con passione, scritte brillantemente, capaci di rapirci e farci “viaggiare” insieme ai protagonisti. Ci troviamo ad abitare le loro astronavi, a indossare le loro tute spaziali, descritte minutamente.

Si arriva pagina dopo pagina, alle più recenti missioni segrete, alla realizzazione dell’avamposto orbitale permanente; lanciando infine una nuova, immensa sfida: la conquista del pianeta rosso.
Marte tuttavia, appare al momento un obiettivo lontano, ed è una storia ancora tutta da scrivere, un sogno probabilmente da lasciare in eredità ai pionieri spaziali del futuro.

Lo scrittore Emiliano Battisti, nato nel 1986 a Roma. è laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Ha collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ha cpnseguito un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrive per Il Caffè Geopolitico occupandosi di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Analizza i teatri di crisi internazionale. Attualmente responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America, ha creato il desk spaziale AstroCaffè.

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