Stasera in TV: A “Vitalia – Alle origini della Festa” i culti legati agli alberi. Dal Lazio alla Basilicata

Dal Lazio alla Basilicata

Nel quinto appuntamento di “Vitalia – Alle origini della Festa”, in onda venerdì 3 giugno alle 23.00 su Rai 2, Alessandro Giuli compirà un viaggio che condurrà gli spettatori a scoprire il significato profondo degli alberi e la loro funzione tutelare, che sopravvive in culti ancora praticati in tante parti d’Italia. Partirà dall’Orto botanico di Roma dove, tra oltre tremila specie vegetali e variopinte farfalle, racconterà della botanica sacra degli antichi Romani che distinguevano arbores felices et infelices: quelli che danno frutti e quelli che non li danno, cari agli dei o condannati dalla religione. Si entrerà poi nel Giardino segreto di Livia, moglie dell’imperatore Augusto, che ricreò un ninfeo sotterraneo, facendo affrescare le pareti di alberi e piante dal potere profetico e oracolare, rendendo questa stanza ipogea un luogo di purificazione del corpo e rigenerazione dell’anima. Giuli visiterà poi Accettura, in Basilicata, per assistere alla festa popolare che celebra il matrimonio sacro tra Cielo e Terra, simboleggiato dall’unione tra il Maggio e la Cima, un Cerro e un Agrifoglio: quest’ultimo viene innestato nel primo da secoli, in un rito pagano che è sopravvissuto fino ad oggi assorbito dal culto cristiano di San Giuliano. Nel Parco del Pollino Giuli, accompagnato dalle melodie pastorali dei geni del luogo, omaggerà il più antico albero d’Europa, Italus, che porta il nome del leggendario re progenitore di Vitalia. Un albero che, con i suoi 1230 anni, è stato testimone e nume dei popoli italici. Il conduttore, accolto a Matera da un artigiano, mostrerà come il pane può essere fecondato dal legno che trasformato in timbri di famiglia, appone un sigillo inconfondibile, augurio di abbondanza, prosperità, fertilità. Infine Alessandro Giuli tornerà nel Lazio, la Saturnia Tellus, dove, dall’alto di una cima, ci ricorderà che l’Albero della Vita deve avere infiniti volti, ma è nei suoi fiori che trova l’unità delle origini.

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