“Tanto di cappello”, alla scoperta dei copricapi più curiosi

In occasione della donazione al CASVA – Centro Alti Studi sulle Arti Visive – dell’archivio dello Studio MID design/comunicazioni visive, Casa Museo Boschi di Stefano ospita, negli spazi del Museo e della ex scuola di ceramica dal 3 al 28 aprile 2019 la mostra Tanto di cappello. La collezione di cappelli di Alfonso F. Grassi: militaria, della tradizione ed etnici.

Uno speciale allestimento accoglierà i copricapi di Alfonso Grassi, grazie ai preziosi appendiabiti progettati dallo Studio De Pas D’Urbino Lomazzi, oggetti iconici della storia del design italiano che, in occasione della mostra a Casa Museo Boschi di Stefano, saranno utilizzati nella loro funzione originaria.

Con l’acquisizione di materiali dello Studio MID attivo a Milano tra la metà degli anni ’60 e i primi anni ’90 del Novecento, il CASVA si è arricchito anche degli archivi personali di due dei suoi fondatori, Alberto Marangoni e Alfonso F. Grassi e, proprio a quest’ultimo e alla sua collezione di cappelli, è dedicata la mostra a cura di Anty Pansera, storica del design e allo stesso tempo compagna nella vita e nel lavoro di Alfonso F. Grassi, scomparso nel 2014.

Grassi, insieme a Gianfranco Laminarca e Alberto Marangoni, è stato protagonista di una delle esperienze di design più importanti del secolo scorso, e con lo Studio MID design/comunicazioni visive si è mosso nel campo del Product, dell’Exhibit e dell’Environmental design, vincendo anche nel 1979 un Compasso d’Oro per l’immagine coordinata e l’allestimento della mostra Tre secoli di calcolo automatico, IBM Italia al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano

Una personalità multiforme, libera, spiritosa oltre che colta, quella di Alfonso F. Grassi, che non si è espressa solo nell’ambito del design, ma che ha coltivato molte passioni, da quella per i gatti a quella per gli aerei fino all’amore per il cinema e per la storia soprattutto quella relativa alla Seconda Guerra Mondiale. Forse proprio da qui è nato il suo amore per i cappelli, soprattutto militari ma non solo, che lo ha portato a collezionarne quasi duecento, grazie ai suoi viaggi intorno al mondo e a regali di amici che sapevano di questo suo singolare interesse.

Una raccolta variegata il cui cuore è rappresentato dai militaria: “bustine”, baschi, il cappello d’alpino con la piuma, il vaira da bersagliere che si porta inclinato sul lato destro in modo da tagliare a metà il sopracciglio fino a coprire il lobo dell’orecchio, il chepì dell’artiglieria a cavallo con la “criniera” nera, la lucerna dei carabinieri a falde larghe, i copricapi riconducibili all’aviazione come quello, molto particolare, con le cuffie radiofoniche da volo. E ancora i tarabush degli ascari, i militari eritrei dell’Africa Orientale Italiana, nonché i fez o le tachia di feltro rosso granata con fiocco azzurro, che gli ricordavano le sue origini asmarine (Grassi era nato, nel 1943 ad Asmara, in Eritrea). Infine i caschi coloniali o elmetti tropicali, alcuni risalenti agli anni Trenta, che servivano per proteggersi dai raggi solari.

Non mancano i cappelli della tradizione ed etnici, come quello degli Schützen austriaci o la berretta cardinalizia o il curioso copricapo tradizionale dei monaci ortodossi siriaci acquistato durante un viaggio in Egitto e anche i copricapi cilindrici – skùfos σκοῦφος – decorati e ricamati e quelli dei sacerdoti ortodossi trovati in Etiopia. Dall’Australia era tornato con l’Akubra il cappello per il tempo libero in feltro dalla larga tesa – simile al cappello da cow boy – e quello da pioggia; dalla Scozia aveva portato deerstalker il cappellino da cacciatore in tweed e da Palermo la famosa coppola.

Alfonso F. Grassi non solo collezionava, ma indossava anche alcuni di questi copricapi, come il basco d’inverno e d’estate una curiosa coppola di paglia o, soprattutto, un Panama bianco di Borsalino e cuffie di morbida pelle con grandi occhialoni annessi quando era al volante delle sue spider.

A Casa Museo Boschi Di Stefano una selezione di questi copricapi sarà esposta sugli appendiabiti progettati dallo Studio De Pas D’Urbino Lomazzi. Nove modelli – tra cui lo Sciangai progettato per Zanotta, brand partner della mostra, che ha prestato dieci esemplari – diventati oggi un’icona del design Made in Italy, che hanno ricevuto molteplici premi tra i quali il prestigioso Compasso d’Oro nel 1979 e sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, dal MoMa di New York al Triennale Design Museum di Milano. L’allestimento della mostra sarà completato inoltre da una serie di ritratti di Alfonso F. Grassi insieme ai suoi cappelli, realizzati nel 1994 dalla fotografa Giovanna Dal Magro.

Questa, come le altre mostre che CASVA ha organizzato nel tempo, intende farsi promotrice della cultura del progetto a Milano presso il pubblico, coinvolgendo tutti i cittadini a qualsiasi livello di competenza e interesse. A tal fine si è scelta una formula “giocosa” mettendo in relazione una collezione di cappelli – che, pur nella sua completezza e rappresentatività, espone essenzialmente un aspetto ludico della personalità di Alfonso Grassi – e il lavoro di respiro internazionale sul design di uno degli Studi più importanti del Novecento in Italia.

In occasione della mostra, il 17 aprile alle 18:30, verrà presentata una particolare monografia dedicata alla figura di Alfonso F. Grassi dal titolo L’Alfonso. Uomo, designer, artista dalle grandi passioni. Un volumetto voluto e curato da Anty Pansera con Pino Grimaldi – nella veste non solo di book designer, ma di sostenitore del progetto fin dalle prime battute – che ripercorre il percorso umano e professionale di Grassi attraverso il ricordo/testimonianza di sessanta amici che ne hanno condiviso esperienze pubbliche e private.

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