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CuriosArte: “Una visione d’arte e di fede” – Un’opera grandiosa realizzata in Italia durante il primo conflitto mondiale.

CuriosArte: "Una visione d'arte e di fede" - Un'opera grandiosa realizzata in Italia durante il primo conflitto mondiale.Agli inizi del ‘900, il cinematografo ebbe una rapidissima diffusione. La borghesia del tempo vide in esso un’economica arte del ritratto.
Il cinema italiano nello specifico, eredita la passione per la visione artistica e il mito dell’arte ad essa sottintesa, da una tradizione pittorica divenuta parte integrante dell’immaginario popolare.

In linea con tale tendenza si può collocare un singolare esperimento compiuto dal film Christus di Giulio Antamoro, nel 1916.
La regia del film prevedeva un racconto frammentario, per quadri, della vita di Cristo, con la riproduzione fedele, nei punti culminanti delle sequenze dei capolavori pittorici di grandi maestri del passato.
Una vera e propria successione di tableux vivants cinematografici, capace di generare nel pubblico attraverso la visione e la memoria un atteggiamento di devozione e stupore.
In tal modo Antamoro sublima gli stereotipi rappresentativi di antica tradizione popolare, la tradizione divenne rito, culto, religione, credenza, fede nel bello.

L’uso della pittura fatto dal regista fu tra il manuale e la maniera.
La storia della pittura è consultata ad vocem come fosse un’enciclopedia secondo l’attitudine comune a tutto il cinema italiano del tempo in forme più o meno esplicite.
Il regista Giulio Antamoro di nobile famiglia romana e di sicura fede cattolica realizzò per quei tempi un’impresa titanica.

CuriosArte: "Una visione d'arte e di fede" - Un'opera grandiosa realizzata durante il primo conflitto mondiale.L’Italia era un paese povero con grandi squilibri economico-sociali, nel quale il cinema divenne uno dei fattori che accelerano le dinamiche dei processi di crescita e unificazione.
Il Christus era sicuramente un’opera di notevole prestigio e impegno. La trasposizione cinematografica della vita di Cristo con riprese nei luoghi reali durante il periodo della prima guerra mondiale, con scene quindi girate in Egitto in Palestina, era una realizzazione imponente.
Al progetto del film aderì fervidamente un colto poeta dannunziano, Fausto Salvatori, alla sua prima esperienza cinematografica. Egli scrisse un poema iconografico suddiviso in tre parti denominate Misteri, da cui si ricavarono sceneggiatura e didascalie.

Al tempo in cui si girava tra le piramidi i soldati di Kitchener facevano le manovre da quelle parti e dunque fu possibile che siano stati impiegati quali comparse di massa. Rientra invece nell’ambito della leggenda l’aiuto che lo stesso generale inglese avrebbe dato ad Antamoro nel dirigere le truppe.
Dubbie invece le riprese palestinesi, che pare invece fossero state condotte nei dintorni di Roma, nel paesino di Cori, piccolo comune del Lazio in provincia di Latina, nella zona denominata Ciociaria.
Per i paesani vedere da vicino il compiersi di un film con tanto di attori e personaggi famosi fu un evento indimenticabile. L’intero paese si fermò, metà degli abitanti furono chiamati a fare da comparsa nelle grandiose scene di massa.
Coloro che parteciparono come comparse al film raccontarono questo evento speciale della loro vita ai discendenti. Così ancora oggi in paese si conserva memoria delle riprese.

CuriosArte: "Una visione d'arte e di fede" - Un'opera grandiosa realizzata durante il primo conflitto mondiale.“Una visione d’arte e di fede”, sintetizzava in terza pagina il Giornale d’Italia di domenica 12 novembre 1916, con un titolo a 3 colonne. La sera precedente nella prestigiosa sala romana dei concerti, l’Augusteo, c’era stata la grande proiezione di beneficenza del film del conte Giulio Antamoro. Presenti la Regina Elena, il luogotenente del re duca di Genova, rappresentanti del governo, autorità e belle dame dell’aristocrazia. Assente Vittorio Emanuele III, il re-soldato che presumibilmente era al fronte e, assenti ovviamente, i prelati a causa della nota vertenza tra Stato e Chiesa.

La proiezione della vita di Cristo, dall’Annunciazione all’Ascesa al cielo, era stata accompagnata da orchestra e cori, con le musiche appositamente scritte da don Giocondo Fino.

 

L’opera cinematografica era in grado di rendere visibile l’invisibile, rispondendo al bisogno e al desiderio di una società che stava sempre più rapidamente allargando i propri orizzonti.
Nell’eredità di questa aspirazione grandiosa a trascendere il tempo e lo spazio si crea forse il legame più profondo tra i fatti del cinema e quelli della pittura.

 

 

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