Lasciare un segno. È il gesto più antico che esista. Ed è anche il cuore di una mostra imperdibile appena aperta in Toscana.
Dal 29 giugno al Mo.C.A. di Montecatini Terme
Si chiama Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno. È la grande esposizione curata da Bruno Ialuna. Ha aperto al pubblico domenica 29 giugno 2026. Resterà visitabile fino al 2 maggio 2027.
La sede è il Mo.C.A. — Montecatini Terme Contemporary Art. Un luogo già noto agli appassionati di arte contemporanea. La mostra ha il patrocinio della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana.
Un viaggio di 60.000 anni tra graffiti e street art
Il percorso è straordinariamente ambizioso. Attraversa oltre 60.000 anni di storia umana. Parte dalle pitture rupestri e arriva ai murales delle metropoli contemporanee.
Il messaggio è chiaro: l’arte pubblica non nasce nel Novecento. Affonda le radici in un bisogno ancestrale e universale. Dalle incisioni della Val Camonica ai graffiti di Pompei. Dai muri di New York fino alle città europee di oggi.
Il titolo che fa discutere
Giotto parlava a tutti attraverso immagini sui muri. Banksy fa esattamente lo stesso oggi. Quindi il filo è diretto, e il titolo non è provocazione. È una tesi storica seria e documentata.
New York, Bristol e i pionieri del writing
Il cuore della mostra è dedicato alla New York degli anni ’60, ’70 e ’80. Compaiono i nomi dei pionieri assoluti: TAKI 183, Lady Pink, Stay High 149, Quik, Zephyr e molti altri.
Una scenografia immersiva ricostruisce la metropolitana newyorkese. L’ha firmata il Maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci. Il visitatore si ritrova davvero dentro quella rivoluzione visiva.
Inoltre, un focus specifico è dedicato alla scena di Bristol. Si passa da Robert Del Naja e Nick Walker fino all’affermazione globale di Banksy. È qui che la street art europea trova la sua voce più potente.
Hip hop, cinema e cultura urbana
La mostra non dimentica le connessioni culturali più profonde. C’è spazio per i film cult Wild Style e Style Wars. Ci sono vinili, fotografie e documenti legati alla cultura hip hop. Tutto concorre a raccontare un movimento, non solo uno stile.
Quando i graffiti entrano nei musei
Gli anni Ottanta segnano una svolta decisiva. L’arte urbana conquista gallerie e musei. La mostra documenta questo passaggio con opere originali, foto rare e materiali d’archivio.
Vengono raccontate la Graffiti Hall of Fame di Harlem e la storica 51X Gallery di St Marks Place. Due luoghi che hanno cambiato per sempre la percezione pubblica di questa forma d’arte.
La scena italiana protagonista
Il percorso dedica ampio spazio agli artisti italiani. Dai pionieri degli anni Ottanta ai nomi più riconosciuti oggi a livello internazionale. Tra questi: Flycat, Alice Pasquini, Maupal, Diavù, Blub e Francesco Garbelli.
Accanto a loro, opere provenienti da tutti e cinque i continenti. Perché lasciare un segno, in fondo, è un gesto che non conosce confini.
Un progetto di innovazione sociale
Giotto era il nonno di Banksy è un progetto di Mare Laboratorio di innovazione sociale. Non è solo una mostra d’arte. È una riflessione sul rapporto tra individuo e spazio pubblico. Tra espressione personale e dimensione collettiva.
Gli appassionati di cultura urbana e mostre in Italia troveranno qui un riferimento imprescindibile per il 2026 e il 2027.
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