Recensione: John Wainwright, Cul-De-Sac. Il capolavoro del giallo psicologico lodato da Simenon

Recensione: John Wainwright, Cul-De-Sac. Il capolavoro del giallo psicologico lodato da SimenonIl giallo psicologico Cul-De-Sac, firmato dallo scrittore John Wainwright (considerate peraltro da Simenon indimenticabile), fu pubblicato la prima volta nel 1984 e viene riproposto nel 2026 dalla casa editrice PaginaUno con la traduzione e la postfazione di Carlo Osta.

Il libro prende forma dalle pagine di un diario tenuto dal protagonista, John Duxbury, nel quale fa il punto della sua vita, iniziando dal giorno del suo cinquantesimo compleanno. Analizzando i momenti che hanno caratterizzato il suo percorso, John mette in risalto soprattutto quello che è stato, in fondo, il comune denominatore della sua vita: la moderazione. Tutto è stato regolato dall’essere moderato negli studi, nel lavoro, nella carriera, negli affetti. Ha commesso errori e, proprio mettendo tutto per iscritto, si augura che ciò venga letto un domani dal figlio, bravo ragazzo, lavoratore instancabile, con al fianco una donna che ama e con la quale ha un’intesa perfetta.

Il matrimonio del protagonista, invece, riflette quell’opacità caratteristica di tutta la sua vita. Solo nel lavoro ha profuso le sue energie, rendendo forte e competitiva la sua azienda. La moglie, poi, costituisce la sua spina nel fianco. Lui la ama, fa di tutto perché stia bene e si trovi a suo agio. Niente: la loro vita si riduce a un tira e molla di ripicche, bisticci, figuracce anche in locali pubblici. Tutto si riversa naturalmente tra le quattro mura di casa, con musi lunghi e migrazioni da un letto all’altro.

Si arriva al giorno in cui parte per un viaggio di lavoro e si rende conto, a mano a mano che i chilometri scorrono, di sentirsi piacevolmente soddisfatto. Anche l’albergo dove approda è delizioso, tutto scorre a gonfie vele. Addirittura, conosce una signora, ospite del suo stesso albergo, con cui finisce per andare a letto. Si appella anzi al figlio, futuro lettore del suo diario, per non essere giudicato troppo male per quell’avventura cominciata nel più comune dei modi: due chiacchiere e l’offerta di un drink.

Tutto quello che succede dopo viene riportato sul diario: i problemi nel lavoro, i colloqui monosillabici a tavola, le piccole azioni di ogni giorno. Il figlio, consapevole del clima familiare, consiglia al padre di fare una gita con la mamma per provare a ritrovare l’intimità perduta.

Il viaggio è deciso così su due piedi, la meta è la costa, l’albergo ha una bella camera con vista alberi e scogliera. Tutto è a puntino, tutto fila liscio, il menù è buono, la camera accogliente. A tavola incontrano la signora e il signor Foster, professore di scuola media e reduce da un esaurimento nervoso, che vuole intavolare a tutti i costi una conversazione con Duxbury, evidenziando i suoi interessi per l’ecologia, l’ambiente e il cibo sano. Inoltre, ci tiene a far sapere che è appassionato di birdwatching. La serata prosegue fino a quando John e Maude vanno in camera, dove si manifesta apertamente la repulsione di lei per il marito. Il giorno successivo, vanno a passeggio lungo la scogliera. È freddo, il terreno è scivoloso per la pioggia, i signori Foster se ne sono già andati per la loro attività di osservazione. Maude e John camminano lungo l’argine, prima lei e poi lui quando, a un tratto, a Maude scivola un piede e precipita giù, tra le rocce dove si infrange il mare. Lui rimane lì, inebetito e senza forze, a guardare dall’alto il povero corpo spezzato. Seguono i rilievi di routine e l’arrivo del coroner, che liquida la morte come fatto accidentale. ben tre giorni dopo il fatto, il signor Foster si presenta però alla stazione locale di Polizia dichiarando che, in virtù della sua passione per il birdwatching, è stato testimone del fatto e ribalta completamente il verdetto del coroner. Viene allora chiamato in causa un super poliziotto, Harry Hacker, che si assumerà il compito di far luce sull’intricato caso, adoperando quello che è il suo metodo: interrogare, scandagliare, proporre domande anche banali, per arrivare fino in fondo e al crollo finale.

Lo scrittore Wainwright, poliziotto in vita prima di diventare scrittore, sa mettere bene in luce le sue qualità di detective attraverso il suo alter ego Hacker che, con abilità maniacale, pazienza di un ragno, scandaglio delle coscienze, anche le più traballanti, riesce a giungere al nocciolo della situazione. Questo è ciò che gli interessa, tutto il resto diventa superfluo.

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