Il segreto di Giulia Mangoni al MAC: l’arte che svela le radici perdute dell’uomo
Dal 23 maggio, il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone ospita una monografica rivoluzionaria. L’artista italo-brasiliana trasforma il museo in un dispositivo geologico di emozioni.
Il mondo dell’arte contemporanea volge lo sguardo verso la Brianza per un evento senza precedenti. Il MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone inaugura la prima personale museale di Giulia Mangoni. Il titolo della rassegna, Stratigrafie del Vivente, promette un’esperienza immersiva totale. L’esposizione, curata da Stefano Raimondi, resterà aperta fino al 27 settembre 2026.
L’artista, già nota per aver vinto il prestigioso Premio Lissone nel 2021, porta in scena una ricerca profonda. Le sue opere intersecano pittura, memoria e una forte appartenenza territoriale. Attraverso un percorso stratificato, il museo si trasforma in una sequenza di ambienti vivi. Qui, sistemi artigianali e industriali emergono come strati interdipendenti di una realtà complessa e affascinante.
Un viaggio nella Ciociaria tra sacro e profano
La pratica di Mangoni nasce da un coinvolgimento diretto con i territori e le comunità locali. In particolare, l’artista ha eletto la Ciociaria come luogo centrale della propria indagine estetica. Collaborando con artigiani e allevatori, Giulia costruisce composizioni pittoriche dense. Queste opere non sono semplici quadri, ma scenografie immaginate che attingono a storie orali e archivi dimenticati.
La pittura diventa così una superficie attiva di traduzione costante. Gesti e narrazioni vengono rielaborati per dare forma a nuove configurazioni visive. In questo contesto, le iconografie religiose si intrecciano con la cultura materiale del paesaggio. Il risultato è un lessico ibrido dove il sacro appare come una forma persistente. Chi ama l’arte contemporanea troverà in questa mostra una riflessione attuale sul nostro rapporto con il mondo.
La visione geologica dell’esperienza artistica
Sotto la guida di Stefano Raimondi, il MAC continua a investire sui talenti italiani più interessanti. Il curatore sottolinea come la Mangoni sappia intrecciare dimensione territoriale e respiro internazionale. La mostra adotta infatti una concezione “geologica” dell’esistenza umana. Diversi livelli temporali coesistono e si influenzano, evocando un mondo in continuo divenire.
Il vivente non è visto come un insieme di elementi separati. Al contrario, esso appare come una rete complessa di relazioni e trasformazioni. Questa visione permette di esplorare il panorama culturale con occhi nuovi. Le opere presenti, come l’imponente Ode all’uomo che ha perso le sue radici, utilizzano materiali diversi come carboncino, gesso e ceramica grezza.
Oltre il disegno: il racconto di un paesaggio sognante
“Il mio lavoro nasce dall’osservazione del paesaggio e di chi lo abita”, dichiara con passione Giulia Mangoni. Per lei, dipingere è un modo per tenere insieme strati diversi della realtà. Il disegno rappresenta la prima iscrizione di un racconto territoriale. Successivamente, la pittura si deposita come un sedimento prezioso sulla superficie.
Attraverso questo processo, la narrazione originaria si allontana dal luogo fisico per diventare archetipica. I quadri parlano di un paesaggio sognante, sospeso tra dimensioni oniriche e concretezza materica. Questa capacità di sintesi rende la Mangoni una delle voci più originali della pittura emergente. La sua carriera vanta già mostre importanti a New York, Londra e alla Triennale di Milano.
Informazioni utili sulla mostra
Per chi desidera approfondire la poetica dell’artista, sarà disponibile un catalogo edito da Silvana Editoriale. Questo volume raccoglierà i momenti salienti della ricerca esposta al MAC. Inoltre, è possibile consultare i siti specializzati in mostre d’arte per recensioni tecniche dettagliate.
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Sede: MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB)
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Date: 23 maggio – 27 settembre 2026
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Curatore: Stefano Raimondi
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Ingresso: Verificare orari sul sito ufficiale del museo.
L’impegno del Comune di Lissone nella valorizzazione dell’arte moderna si conferma strategico. Stratigrafie del Vivente non è solo una mostra, ma un invito a ripensare l’umano, il vegetale e il simbolico. Non perdete l’occasione di scoprire come la memoria possa trasformarsi in un’immagine potente e necessaria.
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