Oasi di Al-Ain, i giardini sospesi dell’Oman: stasera su Rai 5 il documentario

Oman, i giardini sospesi del Djebel Akhdar: il documentario in onda su Rai 5

Giovedì 14 maggio, alle 15.40, Rai 5 trasmette “Oman, i giardini sospesi del Djebel Akhdar”. Il documentario racconta un angolo straordinario del Medio Oriente. Siamo a nord-ovest del Sultanato di Oman, nel cuore della cosiddetta Montagna Verde.

Qui, aggrappata alle scogliere calcaree, sorge l’oasi di Al-Ain. Un luogo verde e sorprendente, in pieno deserto. Inoltre, la città esiste da quasi 4.000 anni.


Un’oasi a tremila metri, tra rose e clima mite

Al-Ain si trova a tremila metri di altitudine. Grazie a questa posizione, gode di temperature intorno ai 28 gradi. Nel fondovalle, invece, si superano facilmente i 40 gradi all’ombra.

Le terrazze dell’oasi sono scavate direttamente nella roccia. Proteggono grandi cespugli di rose damasco, la coltivazione simbolo di questo luogo. Profumo, storia e tradizione si mescolano in un paesaggio unico al mondo.

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Gli aflaj: i canali Unesco che alimentano la vita

Il villaggio è attraversato da una rete di canali antichissimi. Si chiamano falaj, o aflaj al plurale. Alcuni risalgono a circa 4.500 anni fa. Per questo motivo, rientrano nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

Questi tunnel scavati nella roccia raccolgono l’acqua di infiltrazione. L’acqua viene poi convogliata in cisterne e distribuita ai campi. È grazie a loro che l’agricoltura in queste aride pianure è possibile.

Ogni villaggio gestisce i propri aflaj in modo autonomo. I wakil, custodi dell’acqua, ne garantiscono il funzionamento. Il loro ruolo passa di padre in figlio. Ogni distribuzione è registrata per evitare dispute.

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Cambiamenti climatici e nuove sfide per l’oasi

Tuttavia, oggi l’oasi affronta una minaccia seria. I cambiamenti climatici stanno riducendo le riserve d’acqua. Quindi, i contadini si stanno organizzando per rispondere alla crisi.

Tra loro c’è Abdullah Al-Ghafri, ingegnere e professore all’università di Nizwa. Lui restaura pozzi e installa pompe solari. L’obiettivo è preservare le risorse idriche in modo più sostenibile.

Una risposta concreta, comunitaria e radicata nella tradizione.


Un ecosistema fragile: rose, api e pastori

La sopravvivenza dell’oasi riguarda tutti i suoi abitanti. In primo luogo, i coltivatori di rose e i distillatori dipendono dall’acqua degli aflaj. Allo stesso modo, le donne che allevano greggi di pecore seguono metodi tradizionali antichi.

Anche le api hanno un ruolo fondamentale. I loro alveari dipendono dai fiori dell’oasi. Quindi, senza acqua, tutto questo fragile ecosistema rischia di spezzarsi.

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“Oman, i giardini sospesi del Djebel Akhdar” va in onda giovedì 14 maggio alle 15.40 su Rai 5. Un documentario che unisce storia, ecologia e cultura in un racconto visivo di grande impatto.

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