“PresaDiretta” stasera su Rai 3: Ilva di Taranto e conflitto in Medio Oriente

Domenica 8 marzo, a partire dalle 20.30 su Rai 3, va in onda una doppia puntata dedicata a due grandi emergenze del nostro tempo. Prima PresaDiretta Open affronta la crisi dell’ex Ilva di Taranto. Poi PresaDiretta, con il reportage “La pace dei forti”, porta lo spettatore nel cuore del conflitto israelo-palestinese.


PresaDiretta Open: la ferita aperta dell’ex Ilva

Morti e crisi industriale a Taranto

La prima parte della serata parte da una morte. Loris Costantino era un operaio dell’ex Ilva. La sua scomparsa riaccende il dolore e la rabbia di una comunità già provata. In soli 14 mesi di commissariamento, infatti, sono morti 11 lavoratori dello stabilimento. Un dato che pesa come un macigno.

Riccardo Iacona conduce il racconto da Taranto. Il reportage esplora la crisi industriale in corso, l’amministrazione straordinaria e l’impatto ambientale. Al centro ci sono anche le prospettive occupazionali del più grande impianto siderurgico d’Europa, oggi noto come Acciaierie d’Italia.

L’intervista al finanziere e il modello svedese

Tra gli elementi più attesi c’è l’intervista a Michael Flacks. Il finanziere è attualmente in trattativa con il Governo italiano per l’acquisto degli impianti. Le sue parole potrebbero essere decisive per il futuro dello stabilimento.

Inoltre, il programma porta le telecamere in Svezia, tra Oxelösund e Luleå. Qui il gruppo SSAB ha già avviato la decarbonizzazione. L’obiettivo è produrre il cosiddetto acciaio verde, un modello che potrebbe essere replicato anche in Italia.

Gli ospiti in studio

In studio con Iacona ci saranno due voci importanti. Giacomo Mastro, rappresentante Usb per la sicurezza della Gea Power, era collega di Loris Costantino. Carlo Mapelli, invece, è professore di Siderurgia al Politecnico di Milano. Entrambi aiuteranno a capire cosa sta accadendo davvero a Taranto.


PresaDiretta: “La pace dei forti” racconta Gaza e la Cisgiordania

La linea gialla e la crisi umanitaria

Subito dopo, PresaDiretta propone il reportage “La pace dei forti”. Il punto di partenza è la cosiddetta linea gialla che oggi divide la Striscia di Gaza. Il 58% del territorio è sotto controllo israeliano. Questo include gran parte delle terre coltivabili.

Le conseguenze umanitarie sono gravi. Oltre 120.000 palestinesi si sono rifugiati in Egitto. Chi resta affronta distruzione e una crisi sempre più profonda. Secondo Forensic Architecture, si è consumato un vero e proprio ecocidio. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente denuncia danni ambientali e sanitari di proporzioni enormi.

Dalla Cisgiordania a Gerusalemme Est

Il racconto si sposta quindi in Cisgiordania. L’espansione degli insediamenti dei coloni, a partire da Ma’ale Adumim, riapre il nodo dell’annessione dell’Area C. Un tema già previsto dagli Accordi di Oslo, ma ancora irrisolto.

Dai campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams emergono storie di demolizioni e sfollamenti. Le operazioni militari del 2025 hanno svuotato questi luoghi. Le tensioni, tuttavia, continuano a crescere.

Il 7 ottobre e le divisioni in Israele

Il reportage si sposta poi in Israele. Iacona ripercorre la ferita del 7 ottobre 2023: l’attacco di Hamas al kibbutz di Be’eri provocò 102 vittime civili e 36 ostaggi. Le conseguenze politiche dividono ancora il Paese.

A Giaffa, ex ufficiali come Itamar Yaar accusano il governo di aver rafforzato Hamas. Nel frattempo, lo scontro tra la Corte Suprema e il premier Benjamin Netanyahu investe la libertà di stampa. Un caso emblematico è quello della radio militare Galei Tzahal.

La Corte Penale Internazionale sotto pressione

Infine, PresaDiretta segue il lavoro della Corte Penale Internazionale dell’Aia. Il contesto è segnato dalle dichiarazioni di Donald Trump sul primato della sovranità americana rispetto al diritto internazionale.

I giudici della Corte raccontano di essere perseguitati da sanzioni e ritorsioni. I governi americano e russo li prendono di mira per le accuse mosse per crimini di guerra a Gaza e in Ucraina. Queste pressioni mettono in dubbio il futuro stesso della giustizia internazionale.

A commentare il quadro geopolitico ci sarà Riccardo Redaelli, professore di Storia e Istituzioni dell’Asia e profondo conoscitore dell’intera area mediorientale.

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