Il re d’oro: «Cosa è più bello dell’oro?»
Il serpente verde: «La luce.»
Il re d’oro: «Cos’è più consolatorio della luce?»
Il serpente verde: «Il dialogo.»
(J.W.Goethe)
La favola del Serpente verde e della bella Lilla
Questo breve dialogo tratto dalla favola di Goethe è una perfetta introduzione alla poetica e alla personalità di Alberto Benedetti, poeta e autore della silloge La via dell’oro, Fefè Editore, 2025.
Dalla sua biografia traspare una creatività, una curiosità e un bisogno di esprimere le sue idee con una particolare urgenza.
Dopo aver lavorato nel ristorante di famiglia, attività amata e vista piuttosto che somministrazione di cibo più come un’occasione di accoglienza e di incontro con persone diverse, si dedica poi alla musica, alla fotografia e alla poesia.
Sei così vicino come se non fossi qui.
Il verso di Paul Celan, che introduce la prefazione di Massimo Grasso di questo interessante volume, dà il senso della poetica di Benedetti.
Un dialogo con l’assenza, non vista solo come mera mancanza ma come punto di vista particolare, che accoglie la realtà che slitta verso un nuovo piano attraverso la scomparsa e l’estraneità.
La via dell’oro è quindi un percorso che coinvolge i lettori, li rende partecipi, quasi stessero passeggiando in riva al mare, lungo la costa amata dal poeta che si sente protetto dal mare del Golfo di Follonica. Infatti, non è un caso, come sempre lucidamente nota Massimo Grasso nella preziosa prefazione, che la fascinazione del mare assume l’importanza di una cura. Il sale, anche esso considerato oro nei secoli scorso, protegge, disinfetta, conserva e cicatrizza, le lacrime salate sono un’alternativa al mare.
Il cimentarsi in una forma poetica risale alla malattia e alla morte della madre, quando ha iniziato un processo di elaborazione del lutto e del dolore scrivendo brevi componimenti poetici e scoprendo le poesie di Celan, Salinas, Caproni.
Commovente la consapevolezza di non aver accompagnato la madre nei suoi anni di malattia, ma di esserne stato accompagnato fino a quando lui, il figlio, fosse stato pronto ad affrontarne l’assenza. Sono pagine vere, scritte col cuore, ma sempre alla ricerca di un dialogo con il lettore.
Dialogo che Benedetti cerca attraverso la musica, la scrittura, la poesia e la fotografia. Tutte queste forme di comunicazione sono soggette a lettura, la musica si legge e trasmette emozioni, come leggere una fotografia, luci, ombre, prospettiva vanno lette e provocano emozioni. L’autore dà delle indicazioni nei suoi testi e nelle sue composizioni fotografiche che starà al lettore cogliere.
La luce della fotografia è la stessa luce che proviene dalle persone e dagli amici conosciuti nella vita, è una vera e propria sorgente dei sentimenti, che non ci lascia mai al buio.
Le poesie sono dense di immagini che suggeriscono una poetica semplice che però fa i conti con dei sentimenti profondi: l’amore cercato e perduto, il mare, lontananza e assenza, i pochi viaggi – l’autore per sua stessa ammissione si sente protetto dal suo mare e dalle colline metallifere e non è un gran viaggiatore.
Vorrei concludere con questi versi che mi hanno colpito, molto.
Alla poesia non serve spiegazione
Serve alle vele
per capire il ruolo del vento
serve al vento per mostrare la direzione del cuore
serve al cuore per ricordarci che il cielo ci vuole stelle.
Non servono spiegazioni ai componimenti più ermetici, il segreto è lasciarli fluire dentro la nostra anima e qualcosa rimarrà, anche una piccola traccia, un riverbero che ci coglierà improvvisamente nel corso di una giornata o al risveglio.
In definitiva un libro importante che consiglio sicuramente agli spiriti dei lettori più curiosi.
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