Recensione: “Come una barca sul cemento”, storia di cose e persone “fuori posto”

Recensione: "Come una barca sul cemento", storia di cose e persone "fuori posto"Come una barca sul cemento (Arkadia Edizioni) è un romanzo breve dalla prosa essenziale.

Cosa ci fa una barca sul cemento? Non è certo il suo posto ideale, e tutto il racconto è il risultato di cose e persone “fuori posto”. Il protagonista è un uomo nello stato di “hambre del alma”: un anima che muore di fame, una fame implacabile per qualunque cosa lo faccia sentire di nuovo vivo. Ma che tuttavia pur di evitare le tempeste, rinuncia a essere davvero vivo, ponendosi come obiettivo solo tappe provvisorie e fughe nel passato.

Come recita la bellissima poesia di Jacques Brel, ““Conosco delle barche”:

-…barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza. Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai rischiato una vela fuori. Conosco delle barche che si dimenticano di partire, hanno paura del mare a furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate altrove,…-

Lui, ex professore costretto a lasciare il suo lavoro a Roma, si ritrova a vivere in un paesino della Toscana come custode di un deposito di barche. E proprio una vecchia barca diventa la sua nuova casa: la barca diviene metafora di una visione laterale del vivere. Affidata all’uomo, al tempo stesso, lo custodisce.

Ma l’uomo, predatore sessuale, non può trattenere a lungo la sua vera natura, Allontanato dall’università, suo luogo di caccia, ricerca sui social network le donne, “occasioni perdute” del suo passato, meticolosamente in ordine cronologico.

Dopo il primo incontro con Flavia, il racconto diventa un raffinato, inaspettato noir. La vita a volte è uno spazio/tempo in cui si consumano drammi: Flavia è vittima di violenze da parte del marito, arriverà a compiere un susseguirsi di gesti estremi.

Il ritmo incalza, suo malgrado, il passato lo travolge e gli presenta il conto attraverso le esistenze difficili con cui viene in contatto, costringendolo a un’eterna fuga da se stesso.

La preda successiva sarà Linda, scrittrice affermata, legata sentimentalmente a una donna; sarà lei a dargli una inattesa possibilità di ritornare al vecchio lavoro di professore.

Parallela corre la storia di un bambino scomparso a Milano. Le indagini della polizia, le mille ipotesi, i continui servizi al telegiornale. Una storia del tutto slegata dal racconto principale se non nel mettere a nudo il disagio di una persona altrettanto disadattata e in fuga dalla propria esistenza.

Come una barca sul cemento è breve, si legge d’un fiato, complice una scrittura coinvolgente e incalzante. I brevi capitoli si susseguono con meraviglioso ritmo.

L’autore, Roberto Saporito, colto conoscitore di musica con studiata attenzione, suggerisce a inizio libro una colonna sonora da ascoltare durante la lettura: The Queen Is Dead (1986)THE SMITHS.

Negli ultimi, sempre più rarefatti capitoli, le storie, quella principale e quella minima, laterale, restano aperte, volutamente senza soluzione.

Per inseguire il tempo perduto, questa umanità amara e stranita, si perde nel tempo, provocando un doloroso cortocircuito, inciampando nel proprio dolore e ripetendo all’infinito un ritratto di sè sempre più scolorito.

Come recita Brel:

– Conosco delle barche talmente incatenate che hanno disimparato come liberarsi.-

Nelle pagina che anticipa il romanzo, di solito riservate alle dediche, un piccolo elenco di citazioni diventa un notevole suggerimento di letture e autori.

Roberto Saporito, nato ad Alba nel1962, ha diretto una galleria d’arte contemporanea. Autore prolifico, ha scritto racconti e romanzi, come: Harley Davidson (Stampa Alternativa, 1996), che ha venduto quasi trentamila copie.

Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e su innumerevoli riviste letterarie.

Ha collaborato con “Satisfiction” e, attualmente, scrive per il blog letterario “Zona di Disagio”.

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Una risposta

  1. Roberto Saporito ha detto:

    Grazie, davvero.

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