A mio personale parere, l’operazione della signora Ines Testoni (professoressa di psicologia sociale e psicologia delle relazioni di fine-vita, perdita e morte presso l’Università di Padova, dove dirige anche il master Death studies and the End of Life e il corso di perfezionamento di Creative Arts Therapies, finalizzato al supporto di persone discriminate, e che con Il Saggiatore ha pubblicato già Il grande libro della morte nel 2021 e Il terzo sesso nel 2023), appare come una sorta di equivoco.
Concentriamoci sul testo che troviamo nella quarta di copertina del suo volume Essere eterni (Il Saggiatore).
Una delle cose che abbiamo compreso nel corso della nostra storia è che la morte è, tra tutte, l’esperienza più universale e ineludibile (…). In queste pagine Ines Testoni ripercorre la tradizione del pensiero occidentale per offrire nuove risposte a un presente assai colmo di disincanto rispetto a una vita spirituale dopo la morte e ossessionato dalla necessità di sconfiggere il tempo.
Segue, ovviamente, un’ampia introduzione, nella quale l’autrice tiene a farci sapere che il suo non è un libro bensì un manifesto.
… Il “manifesto” che questo libro espone per un verso intende rendere esplicito perché ci sentiamo immortali e per l’altro perché siamo anche convinti di non esserlo.
Epperò, in pochi capitoli, il libro si tramuta da saggio sul concetto di eternità a vero e proprio memoriale. Un flashback, anzi: una serie continua e ininterrotta di flashback che non supportano la dissertazione sul tema ma ci portano all’interno di istituti occupati durante il ’68, oppure a esperienze e opinioni personali circa costrizioni cui saremmo (quasi) tutti assoggettati, ma che, in definitiva, scarseggia di sintesi, analisi e infine, di tesi vere e proprie.
Di conseguenza, il libro risulta di difficile assimilazione..
Se poi, come ci insegnano i grandi filosofi, la ricerca del senso della nostra vita dovrebbe prescindere da quella di un Nemico da combattere, quella della Testoni risulta un’opera in un certo senso anacronistica, dove si trova, a un certo punto, il nome DIƏ, in opposizione, ce lo dice la Testoni, al Dio altresì maschilista, pronto a dettare legge sui corpi delle donne, a umiliare omosessuali e intersessuali, a definire identità politiche in territori dai confini ben precisi; dove si citano grandi autori come Severino, il Qohelet, Nietzsche, Spinoza, Pasolini, Giordano Bruno e tanti altri; ma dove di eternità non si parla (quasi) mai.
Solo due o tre volte, in alcune pieghe del saggio vengono fuori postulati quali: la nostra eternità (…) ci manda costantemente segnali che però, essendo intercettati dal linguaggio nichilista, non sappiamo decodificare.
oppure
Qualcuno dice che questo vissuto ormai senza referenti simbolici credibili consista nella dimensione spirituale che si affaccia alla coscienza. E poiché non sappiamo né di che cosa stiamo parlando e neppure come ascoltarla, immediatamente riprendiamo in mano un qualche dispositivo che subito ci racconta che forma dare al nostro inesausto bisogno di riempire un vuoto che percepiamo, ma non sappiamo identificare.
Per il resto del saggio, veniamo resi partecipi delle idee che hanno sconvolto la vita dell’autrice, degli autori per lei importanti, etc. etc.; la professoressa dice che lotta armata e tossicodipendenza hanno distrutto il sogno del ’68 (e qua potremmo anche essere d’accordo con lei); ma l’eternità?
Il manifesto contro la morte promesso in copertina, si limita a poche riflessioni nelle prime pagine del volume.
Cos’è che vuole dirci esattamente Essere eterni? Che l’eternità non è un articolo pret a porter? Che non è l’istituzione chiesa a poterla offrire? Argomenti questi che nel 2025 sembrerebbero più che assodati.
Il concetto di eternità si appaia a quello di libertà: ciascuno gli dà il valore che vuole e ciò che è libero per me non lo è per un altro.
A mio parere, poteva inoltre essere utile un riferimento ai classici: vecchi/e signori/e che stanno a loro agio un po’ dappertutto. C’è una ragione precisa, insomma, perché Socrate viene ricordato e studiato a tutt’oggi e a Deleuze/Guattari, Marcuse vengono dedicate unicamente dispense universitarie.
Bene disse il grande Alexis Carrel, a proposito di umanità: Non tutti riescono a soddisfare il bisogno di sicurezza che esiste in ciascuno di noi; a dispetto delle assicurazioni sociali molti rimangono inquieti e spesso coloro che sanno riflettere diventano degli infelici.
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