Recensione: I polittici dell’Angelo, il racconto come forma privilegiata dell’epifania

Recensione: I polittici dell'Angelo, il racconto come forma privilegiata dell'epifaniaUn fil rouge lega l’ultima opera di Doron Velt, la raccolta di racconti racchiusi sotto il titolo I polittici dell’Angelo (pubblicato da Giovane Holden Edizioni, 2025), con il primo romanzo dell’autore, Il commissario e l’amor sacro (Giovane Holden Edizioni). Pure essendo diversi per il genere (noir il primo, racconti il secondo) ne I Polittici, ritroviamo il tema dell’eterna lotta tra il bene (gli angeli, i Deva indiani, gli spiriti luminosi che appaiono nelle visioni e nelle vite dei protagonisti) e il male, che assume anche qui il nome evocativo dell’Avversario.

Devoto-Oli: Polittico, dal greco antico polýptychos, dalle molte piegature, composto da polýs, molto, e pýtks, piega. Arte: pala d’altare la cui struttura è costituita da vari elementi giustapposti. Letterat. Opera risultante da più parti anche autonome, ma tra loro collegate.

Il significato anche etimologico del titolo fa comprendere al lettore il preciso ordine in cui sono organizzati i trenta racconti brevi che compongono l’opera, articolati come un insieme di polittici che vanno a costituire una narrazione autonoma e insieme parte di un affresco più grande e armonico.

I racconti si sviluppano attorno al titolo che compone le sei parti in cui sono suddivisi: Polittico del Mistero, del Corpo, degli Eroi, della Donna, di Arsenie e l’Avversario, dell’Amore; il Mistero che avvolge i protagonisti trasportandoli verso i Deva o gli Angeli che devono essere accolti e mai possono essere spiegati, il Corpo come scrigno o contenitore, protezione dell’anima, gli Eroi che sostengono le prove del divino e dell’eterno, la Donna alla quale è concesso un filo diretto con il dio e l’altrove ed è condannata a essere, per questo, dannata dagli uomini, Arsenie e la sua saggia e temeraria lotta contro l’Avversario, l’Amore che può essere grazia e completamento  ma anche maledizione.

Doron Velt, attraverso il genere nobile del racconto – in Italia, a parer mio troppo poco considerato, nonostante si abbiamo avuti dei veri e propri maestri, in particolare nel Novecento – ci introduce nel tessuto della quotidianità che attraversiamo con illusoria certezza, spesso ignari dei varchi impercettibili che nasconde, soglie silenziose attraverso cui penetra una luminosità diversa: più arcana, più essenziale, più autentica. È in questi interstizi che prendono forma le narrazioni qui raccolte, seguendo percorsi che evocano le labirintiche architetture di Borges e le improvvise metamorfosi del reale tipiche di Cortázar, addentrandosi in territori dove il mondo tangibile cede il passo a dimensioni enigmatiche, cariche di simbolismo e pervase talvolta da presenze che sfuggono alle leggi naturali. Come nelle prose di Buzzati, – dove il prodigioso germina dall’ordinario con inquietante spontaneità – o nelle pagine di Landolfi, maestro dell’ambiguità e dello spaesamento, anche questa raccolta sonda la fragilità dei confini tra ciò che chiamiamo reale e ciò che giace oltre.

I protagonisti, appartenenti a tempi e luoghi differenti – si spazia dall’Italia alla Cina, dalla Germania alla Romania, per esempio – abitano quella zona d’ombra dove materia e spirito si confondono, dove l’esperienza sensibile incontra l’apparizione visionaria, popolando quello spazio intermedio che Massimo Bontempelli definiva realismo magico e che attraversa gran parte della migliore narrativa novecentesca.

La lettura che vi accingete a compiere è un viaggio tra il reale e l’insondabile, tra il corpo e lo spirito, la necessità e la paura, la normalità e la mirabilia, sia che i protagonisti (e le protagoniste) siano dei giorni nostri o del passato o del futuro.

La conoscenza che l’autore dimostra della Storia (quella meno presente nei manuali) e delle Religioni, fa di questo libro anche un prezioso strumento di conoscenze da poter, volendo, approfondire.

Costruzione insieme immaginifica e rigorosamente attenta alla precisione descrittiva quest’opera sollecita domande radicali sull’esistenza e sul fato, lasciando intravedere come ogni accadimento, persino il più inquietante, si inserisca in una trama nascosta, in un ordine superiore che si manifesta per intuizioni, corrispondenze segrete, risonanze misteriose. È il lascito di quella corrente letteraria che ha eletto il racconto a forma privilegiata della rivelazione improvvisa, dell’istante in cui il velo dell’apparenza si squarcia.

Chi si avventura in queste pagine viene condotto in una sorta di itinerario iniziatico che rievoca le discese negli abissi delle grandi mitologie rilette in chiave contemporanea, dove ogni vicenda si fa specchio interiore e domanda sul significato ultimo del nostro essere al mondo.

Doron Velt è lo pseudonimo di un architetto milanese. Per la Giovane Holden ha pubblicato nel 2024 il romanzo Il commissario e l’Amor sacro.

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