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Recensione: “Il canto di Calliope “ - Dare una voce a chi, nell’Iliade e nell’Odissea, non ne ha avutoIl Canto di Calliope
di Natalie Haynes
Edizione Sonzogno
Traduzione dall’inglese di Monica Capuani

Pag. 312: ultima pagina del libro “Il Canto di Calliope”.
La consuetudine sarebbe di chiuderlo e riporlo in uno scaffale. Ma il libro rimane aperto tra le mani, come se chiudendolo, sparisse un sogno. Poi con lentezza quasi reverenziale, lo chiudi e lo stringi al petto come un cimelio, anzi una reliquia sacra.

43 racconti, quasi tutti brevi, alcuni di essi di una sola pagina, apparentemente disgiunti ma legati fermamente a una solida logica, che ti lasciano un’impronta indelebile nel cuore e nella mente e che sono la rivisitazione accorata di uomini e donne non necessariamente “tutti buoni o tutti cattivi”, ma descritti nella loro fragilità e umanità. Certo, il volere degli Dei fa da padrone ma spesso è un alibi, ostentato dai tiranni, dai patricidi e dai sacrileghi per i loro misfatti.
La narrazione, nella quale la guerra insensata e brutale fra troiani e greci, fa solo da sfondo, è assolutamente aderente all’opera epica, ma con uno sguardo particolare alle donne, greche e troiane che siano e, non necessariamente famose, di cui l’autrice scava a fondo nell’intimità. Donne che, anche se regine o principesse, una volta persa la guerra e diventate schiave, non perdono la loro dignità e donne, che pur essendo figure minori e spesso non emergenti, lasciano la loro impronta.

Struggente è la storia delle sorelle amazzoni Pentesilea e Ippolita. Ippolita viene uccisa per sbaglio dalla sorella e a sua volta uccisa da Achille con ferocia ma per il cui misfatto prova poi un moto di vergogna. Due belle figure che riscattano le donne umili.
Non ultima, tra le umili Laudamia, moglie di Protesilao, ucciso da Ettore. E’ tanto struggente il suo amore e la sua devozione al marito morto che, quando un fabbro le fa una statua di bronzo identica al marito, lo venera come fosse ancora vivo. Ma quando i genitori per farla tornare alla vita reale bruciano la statua, lei si getta nel fuoco e muore.
Imponente e controversa è la figura di Penelope, riscoperta come una donna che ama sì ardentemente il suo Odisseo, cui scrive lettere accorate, ma che, più il tempo passa, più dubita di lui.
Che dire poi di Ecube, moglie di Priamo, fiera e indomita nel bellissimo scontro con Odisseo cui ricorda il figlio Telemaco lasciato a Itaca e che con distaccata ferocia uccide per vendetta i figli di Polimestore e lo acceca insieme alle altre donne?

Per non parlare delle donne inascoltate, prima tra tutte Cassandra, figura titanica tra la più conosciute e amate tra i banchi di scuola, con il dono della chiaroveggenza e la punizione di non essere creduta per avere rifiutato le avances del dio Apollo. Tra le “grandi” non può essere ignorata Andromaca che, pur essendo innamorata di Ettore, non riesce a domare lo sdegno e il rancore verso di lui per averla lasciata sola con il bambino e fatta schiava.
In questo contesto di dolore e umiliazioni, la scrittrice riesce anche a farci “sorridere” descrivendo con ironia la diatriba tra Temi, che rappresenta l’ordine, e Zeus, suo ex marito, a proposito di trovare una soluzione al “sovraffollamento” umano e la mancanza di sostentamento, decidendo poi per la guerra di Troia.
Finita la guerra e morti quasi tutti i grandi eroi osannati poi nella gloria eterna: Achille, Paride, Priamo, Ettore e tutti gli altri, saranno loro, le donne superstiti, a dover affrontare la disperazione di chi è sopravvissuto.

Natalie Haynes, scrittrice e giornalista, è nata nel 1974 a Birmingham, nel Regno Unito, dove ha frequentato la King Edward IV High School for Girls. Leggeva classici al Christ’s College di Cambridge ed ha pubblicato romanzi tra cui The Amber Fury e The Children of Jocasta. Il Canto di Calliope è stato finalista al prestigioso Women’s Prize for Fiction2020 ed è stato segnalato tra i migliori libri del 2019 da The Times e The Guardian.

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