Le escluse, firmato da Nicola Feuz e pubblicato da Baldini+Castoldi nel 2025, è un thriller intenso che inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina.
Il fatto
Svizzera, cantone di Neuchâtel. Il suicidio di una ragazzina dodicenne vittima di bullismo e la contemporanea scomparsa della sua unica amica sono oggetto di indagini convulse e immediate, dal ritmo serrato. In parallelo, in una prigione del Vaud, sei detenute subiscono le angherie di un’agente di custodia che, nell’unità 3, infligge loro tormenti fisici e psicologici con spietata freddezza. Sei donne dimenticate, bandite dalla società, figure tragiche, travagliate, dai destini spezzati. Tra di loro la mamma della ragazzina scomparsa, accusata di averla rapita per sottrarla al padre, figura sfuggente, e che a lungo rimane ostinata nel suo silenzio.
Numerose sono le domande che ci spingono ad andare avanti nella vicenda che in massima parte si sviluppa attraverso due filoni narrativi: quello del procuratore che indaga sulla scomparsa della ragazzina e quello relativo alle sei detenute e alle loro storie, alla quotidianità cruda e disperata di un carcere femminile. Viene subito da chiedersi perché solo quelle donne siano nell’unità 3 e che cosa le accomuni. Un primo indizio affiora all’inizio del prologo.
Nessun urlo è più terrificante di quello di un genitore che sopravvive al figlio.
Che siano madri? Feuz alterna scene di dura realtà carceraria a flashback che inquadrano frammenti di vite passate svelando a poco a poco i legami che uniscono queste donne e le dinamiche del caso in corso.
Le escluse del titolo non sono soltanto le detenute, ma tutte le donne di qualsiasi età, comprese le adolescenti, di cui nessuno si accorge, relegate ai margini della coscienza collettiva, giudicate sommariamente, non ascoltate, praticamente invisibili.
Nel libro prendono corpo, si svelano e si appropriano della scena e non puoi fare a meno di sentirti dalla loro parte, di vivere l’orrore e la disperazione che le muove, vorresti poter agire, evitare quello che di tragico si suppone succeda.
Il mistero si infittisce pagina dopo pagina sino a un finale inaspettato con un gran bel colpo di scena che getta nuova luce sull’intera vicenda narrata.
Feuz è stato definito un magistrato con l’anima dello scrittore; infatti, alterna la sua attività di procuratore del cantone di Neuchâtel a quella di scrittore noir. È un narratore sensibile e profondo. Il fatto di essere molto competente nelle procedure giudiziarie gli consente di curare ogni dettaglio. Nella descrizione dell’ambiente attinge alla sua esperienza personale. Lo stile è asciutto, disinvolto e lascia trasparire una grande umanità.
Questo libro non è solo un thriller, ma anche un invito a non lasciar correre, una riflessione sulla giustizia: colpa e possibilità di redenzione. L’autore è stato capace di unire magistralmente il rigore investigativo alla dimensione umana.
È un romanzo estremamente coinvolgente, che ti cattura emotivamente e sa sorprenderti fino alla fine.
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