Siamo abituati a pensare alla Silicon Valley come alla culla indiscussa della tecnologia moderna. Tuttavia, c’è stato un momento, a metà degli anni Sessanta, in cui il cuore pulsante dell’innovazione mondiale batteva in Italia, precisamente a Ivrea. Il libro P101. Quando l’Italia inventò il personal computer (Edizioni di Comunità) racconta proprio questa incredibile storia. Scritto dall’ingegnere Pier Giorgio Perotto, il volume è un viaggio affascinante dentro un’avventura industriale che ha anticipato i tempi di almeno un decennio.
La narrazione ci porta nel 1964. Mentre Sean Connery guidava la sua Aston Martin e i Beatles scalavano le classifiche, a Ivrea un piccolo gruppo di ricercatori stava lavorando a qualcosa di impensabile. A quei tempi, i computer erano macchine gigantesche, costose e difficili da usare, accessibili solo a specialisti in camice bianco. L’idea di Perotto era rivoluzionaria: creare una macchina piccola, economica e alla portata di tutti, capace di stare su una scrivania.
La storia raccontata nel libro ha il ritmo di un thriller. Il progetto della Programma 101, o Perottina, nacque quasi in segreto. Dopo la morte di Adriano Olivetti, la dirigenza dell’azienda e il sistema finanziario italiano non credevano nell’elettronica, considerandola un neo da estirpare per concentrarsi sulla meccanica tradizionale.
Nonostante la vendita della divisione elettronica alla General Electric, Perotto e il suo team riuscirono a continuare il lavoro in una sorta di clandestinità. Il culmine della trama arriva con la presentazione alla fiera di New York nel 1965, dove il P101 ottenne un successo clamoroso, venendo persino acquistato dalla NASA per le missioni Apollo. Un dettaglio intrigante riguarda il gigante Hewlett-Packard, che dovette pagare 900.000 dollari alla Olivetti per aver violato il brevetto della P101, ammettendo di fatto la paternità italiana dell’invenzione.
Lo stile di Perotto è diretto e coinvolgente. Non si tratta di un manuale tecnico, ma di un magnifico memoir scritto in prima persona. L’autore riesce a trasmettere le speranze, le delusioni e le paure di quegli anni, rendendo la lettura accessibile anche a chi non mastica informatica. È un diario dal fronte, dove l’innovazione si scontra con la miopia della burocrazia e della finanza. La scrittura è fluida e priva di tecnicismi inutili, pensata per far comprendere il contesto umano oltre che quello scientifico.
Pier Giorgio Perotto (1930-2002) non è stato solo un ingegnere brillante, ma un vero pioniere. Dopo essersi fatto le ossa nella divisione elettronica voluta da Adriano Olivetti, divenne una figura chiave per la ricerca e sviluppo dell’azienda. Oltre a P101, la sua bibliografia include testi fondamentali che spaziano dalla cibernetica al management, come Il darwinismo manageriale e L’origine del futuro. La sua capacità di unire competenza tecnica e visione strategica emerge chiaramente in ogni pagina di questo libro.
Il volume è pubblicato da Edizioni di Comunità, una casa editrice fondata dallo stesso Adriano Olivetti. Questa realtà editoriale svolge un ruolo cruciale nel preservare e diffondere la cultura d’impresa e il pensiero olivettiano. La ripubblicazione del testo, originariamente uscito nel 1995, permette alle nuove generazioni di scoprire un capitolo fondamentale della nostra storia industriale, spesso dimenticato o poco conosciuto.
Leggere P101 oggi non è solo un atto di nostalgia, ma un modo per capire come l’innovazione richieda coraggio e come, a volte, le occasioni più grandi possano scivolare via se non si ha la lungimiranza di coglierle.
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