Recensione: “Una Storia Unica”, quando il progressive rock italiano torna a casa e fa tremare l’Auditorium

Recensione: "Una Storia Unica", quando il progressive rock italiano torna a casa e fa tremare l'AuditoriumCi sono serate che non si dimenticano. Serate in cui si ha la netta sensazione di essere nel posto giusto, al momento giusto, davanti a qualcosa che non si ripeterà più. Lunedì 30 marzo, all’Auditorium Parco della Musica di Roma — uno dei templi della musica dal vivo più prestigiosi d’Europa — è andata in scena una di quelle serate. Si chiamava “Una Storia Unica”, e il titolo era, se possibile, persino riduttivo.

Sul palco, per la prima volta nella storia insieme e simultaneamente, tre formazioni che hanno scritto pagine fondamentali non solo del rock progressivo italiano, ma della cultura musicale mondiale: il Banco del Mutuo Soccorso, gli Of New Trolls e Le Orme feat. Bernardo Lanzetti. Tre nomi, tre storie, tre universi sonori che lunedì sera hanno trovato — per una notte straordinaria — un’unica voce comune. Un evento pensato, prodotto e reso possibile grazie alla visione di Enrico Vesco, storico produttore de Le Orme, insieme a Manuel Clava e Alfonso Caprioni, direttori artistici e titolari di JM Production e CE Agency: senza il loro coraggio produttivo, tutto questo non sarebbe esistito.

Una stagione irripetibile: il progressive rock italiano e la sua grandezza

Per capire il peso specifico di questa serata, bisogna fare un passo indietro e ricordare cosa ha rappresentato il rock progressivo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta. In un Paese che stava attraversando trasformazioni sociali profonde e dolorose, un gruppo di musicisti straordinariamente dotati decise che la musica popolare poteva essere anche qualcosa di più: poteva dialogare con la grande tradizione classica europea, con il jazz, con la letteratura, con la filosofia. Il risultato fu una stagione irripetibile, in cui l’Italia non imitava il progressive britannico di Genesis o King Crimson, ma ne elaborava una versione propria, autonoma, profondamente radicata nella cultura mediterranea.

Le Orme nascono nel 1965, i New Trolls nel 1966, il Banco del Mutuo Soccorso nel 1968. Tre anni di differenza che racchiudono l’arco fondativo di un’intera corrente musicale. Mettere insieme le loro carriere significa confrontarsi con oltre due secoli di storia musicale complessiva — un dato che da solo fa girare la testa — e con una discografia che, incredibilmente, è ancora oggi presente sugli scaffali dei negozi di tutto il mondo dopo oltre cinquant’anni. Non è nostalgia: è classicità vera, quella che resiste al tempo perché ha detto qualcosa di necessario.

Recensione: "Una Storia Unica", quando il progressive rock italiano torna a casa e fa tremare l'AuditoriumI protagonisti: storie di uomini e di musica

Il Banco del Mutuo Soccorso è, in questa costellazione, forse la formazione più visionaria e complessa. Fondato a Roma nel 1968 da Vittorio Nocenzi — pianista, compositore e intellettuale musicale tra i più lucidi della sua generazione — il Banco ha costruito un’estetica originalissima, in cui la complessità armonica e contrappuntistica conviveva con un’energia rock diretta e fisica. Lunedì sera Vittorio Nocenzi era sul palco insieme al figlio Michelangelo, a Filippo Marcheggiani, Marco Capozi, Andrea Bruni e Tony D’Alessio: una formazione che porta avanti con rispetto e passione un’eredità enorme, e che ha dimostrato di saperla rinnovare senza tradirla.

Le Orme sono il gruppo che forse più di tutti ha saputo coniugare la raffinatezza armonica del progressive con una vena melodica di rara bellezza. Nate a Venezia nel 1965, hanno costruito la loro identità su un suono inconfondibile, sospeso tra malinconia e potenza. Fondati da Nino Smeraldi e Aldo Tagliapietra, la formazione attuale comprende Michi Dei Rossi, Michele Bon, Luca Sparagna e Aligi Pasqualetto: musicisti che conoscono ogni piega del repertorio che interpretano, e lo abitano con la naturalezza di chi ci ha passato una vita intera. Loro special guest Bernardo Lanzetti, che ha aggiunto la sua voce inconfondibile e la sua grande presenza scenica.

Gli Of New Trolls rappresentano invece il capitolo più recente di una storia iniziata nel 1966 con i New Trolls, una delle band italiane più influenti di sempre. Fondati nel 2011 da Gianni Belleno e Maurizio Salvi — rispettivamente batterista e tastierista originali dei New Trolls — gli Of New Trolls hanno raccolto il testimone di quella tradizione e l’hanno portata avanti con fedeltà e orgoglio. Sul palco lunedì sera con Belleno anche Nico Di Palo, Claudio Cinquegrana, Stefano Genti e Nando Corradini: un ensemble rodato e compatto, capace di una precisione esecutiva impressionante.

Recensione: "Una Storia Unica", quando il progressive rock italiano torna a casa e fa tremare l'AuditoriumLo spettacolo: un allestimento all’altezza della storia

L’Auditorium Parco della Musica è una location che impone rispetto: non è uno spazio neutro, ma un luogo con una sua personalità forte, che richiede agli artisti di essere all’altezza. Lunedì sera, la produzione ha risposto a quella sfida con un allestimento visivo e sonoro di grande qualità. Il palco era ampio e articolato, capace di contenere l’energia di tre band intere senza che nessuna prevaricasse le altre, con un sistema luci che sottolineava i passaggi emotivi della musica senza mai diventare ridondante o invadente. Il suono — e questo all’Auditorium è sempre un banco di prova decisivo — era caldo, bilanciato, con i dettagli strumentali nitidamente distinguibili anche nei momenti di maggiore densità sonora.

La struttura dello spettacolo ha saputo alternare con intelligenza i momenti solistici delle singole band — in cui ciascuna ha riproposto i classici che l’hanno consacrata — alle jam session inedite ed esclusive che hanno rappresentato il vero cuore pulsante della serata. Vedere musicisti di questo calibro improvvisare insieme, contaminarsi, dialogare in tempo reale con il linguaggio della musica, è stata un’esperienza di rara intensità: quei momenti avevano la qualità irripetibile di qualcosa che nasce e muore nel giro di pochi minuti, e che nessuna registrazione potrà mai restituire del tutto.

Recensione: "Una Storia Unica", quando il progressive rock italiano torna a casa e fa tremare l'AuditoriumLa musica: un viaggio nel tempo che parla al presente

Il repertorio scelto per la serata era un viaggio attraverso i momenti più alti di tre discografie straordinarie. I classici del Banco — con quelle architetture armoniche complesse, quei cambi di tempo vertiginosi, quella tensione continua tra struttura e improvvisazione — hanno dimostrato di non aver perso un grammo della loro forza originale. Le Orme hanno portato sul palco quella malinconia veneziana che è il loro marchio di fabbrica, con melodie che si insinuano nell’anima e non la lasciano più. Gli Of New Trolls hanno ricordato a tutti perché i New Trolls erano considerati tra i migliori musicisti rock che l’Italia abbia mai espresso.

Ma il momento più commovente della serata è stato, senza dubbio, quando le tre formazioni si sono trovate insieme sul palco per le jam session finali. C’era qualcosa di quasi emozionante nel vedere questi uomini — molti dei quali si conoscono e si stimano da decenni — suonare insieme per la prima volta davanti a un pubblico, senza rete, con la sola forza della musica come linguaggio comune. Vittorio Nocenzi, ideatore del nome “Una Storia Unica”, aveva ragione: questa è davvero una storia unica. E irripetibile.

Il pubblico: tre generazioni in piedi

La platea dell’Auditorium era uno spettacolo nello spettacolo. C’erano i cinquantenni e i sessantenni che avevano vissuto quella stagione in prima persona, con quegli album comprati e riascoltati fino a consumare il vinile. C’erano i loro figli, cresciuti con quella musica in casa, curiosi di capire perché i genitori ne parlassero ancora con gli occhi lucidi. E c’erano i ragazzi, quelli che hanno scoperto il progressive rock attraverso YouTube e Spotify, e che lunedì sera hanno capito — forse per la prima volta davvero — cosa significhi sentire quella musica suonata dal vivo, da chi l’ha scritta.

Quando le luci si sono abbassate per l’ultima volta, il pubblico era in piedi. Non per convenzione, non per cortesia: per gratitudine. La gratitudine di chi ha assistito a qualcosa che non dimenticherà.

La storia continua

“Una Storia Unica” è  stato un atto di memoria collettiva, un omaggio a una stagione della musica italiana che il mondo ci ha invidiato e che troppo spesso dimentichiamo di aver prodotto. È stato la dimostrazione che certa musica non invecchia perché non era moda: era arte.

Grazie a Enrico Vesco, Manuel Clava e Alfonso Caprioni per aver avuto il coraggio e la visione di renderlo possibile. Grazie a tutti i musicisti sul palco lunedì sera per aver ricordato a Roma — e prima ancora a Padova — che il progressive rock italiano è ancora vivo, ancora necessario, ancora capace di far tremare le pareti di un auditorium.

Quella storia non è finita. È semplicemente ancora in corso.

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