Un futuro distopico dove gli europei sono i nuovi migranti
Dopo il debutto londinese al Park Theater nel 2023, Scusate se non siamo morti in mare torna finalmente in scena in lingua italiana. L’opera, che ha conquistato pubblico e critica internazionale, approda allo Spazio Diamante sala black dall’11 al 15 febbraio. Un appuntamento imperdibile con un testo che ribalta completamente la prospettiva sulla crisi migratoria.
Dal Premio Riccione ai palcoscenici internazionali
Il testo è stato finalista al Premio Riccione e al Premio Scenario 2015. Successivamente ha conquistato numerosi teatri stranieri con traduzioni in diverse lingue. Ora l’autore stesso dirige questa nuova produzione italiana, riportando sul palco un tema di drammatica attualità con il suo stile unico.
Uno stile che oscilla tra commedia e tragedia
La forza dell’opera risiede nel suo equilibrio precario. Infatti, l’autore mantiene costantemente il pubblico sospeso tra risata e commozione. Questo approccio rende la riflessione ancora più potente e coinvolgente.
La trama: quando i confini si chiudono per gli europei
La storia si svolge in un futuro non troppo lontano. Crisi economiche e ambientali hanno devastato l’Europa, trasformandola in un continente di emigranti. I cittadini europei cercano disperatamente un futuro migliore altrove. Tuttavia, tutte le frontiere sono state chiuse.
Su una banchina portuale, tre persone cercano una via di fuga. Due uomini e una donna salgono clandestinamente su un container dopo aver preso accordi con un marinaio trafficante. Ognuno ha una destinazione diversa, ma tutti condividono la stessa speranza.
Le note di regia: rileggere se stessi dopo dieci anni
Rimettere in scena il proprio testo a distanza di dieci anni è un’esperienza particolare. Come spiega l’autore, è quasi come lavorare sull’opera di qualcun altro. Uno sconosciuto con cui si condividono solo ricordi e frammenti biografici.
Oltre la dicotomia vittima-salvatore
L’impulso a riprendere questo lavoro nasce da un’osservazione precisa. Negli ultimi anni molti spettacoli hanno raccontato l’immigrazione e le tragedie del Mediterraneo. Alcuni di questi erano molto toccanti ed efficaci. Tuttavia, quasi tutti rimanevano ancorati a una prospettiva in cui noi occidentali siamo solo “creatori di confini” o “soccorritori”.
Un ribaltamento necessario
Scusate se non siamo morti in mare rompe questo schema narrativo. Inoltre, costringe il pubblico europeo a immedesimarsi nei migranti, vivendo sulla propria pelle l’esperienza della disperazione. Questo cambio di prospettiva rende il messaggio ancora più potente e urgente.
Lo spettacolo rappresenta quindi un’occasione unica per riflettere sulla crisi migratoria da un punto di vista completamente nuovo. Un’esperienza teatrale che non lascia indifferenti e che arriva al momento giusto.
La produzione italiana di questo testo permette finalmente al pubblico di casa nostra di confrontarsi con un’opera che ha già fatto discutere sui palcoscenici internazionali. Un appuntamento da non perdere per chi cerca un teatro che faccia riflettere oltre che emozionare.
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