L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia inaugura la settimana pasquale con due appuntamenti di rilievo. Prima Grigory Sokolov al pianoforte, poi il grande Bach diretto da Riccardo Minasi.
Sokolov torna a Roma: un rito che si rinnova
Lunedì 30 marzo alle ore 20.30, la Sala Santa Cecilia accoglie di nuovo Grigory Sokolov. Il pianista russo è tra i più rispettati al mondo. Ogni suo ritorno a Roma è atteso come un evento.
Il programma unisce due giganti della musica austro-tedesca. Nella prima parte, Sokolov esegue la Sonata n. 4 op. 7 di Beethoven. È un lavoro giovanile, di respiro quasi sinfonico. Segue poi con le Bagatelle op. 126, ultimo capolavoro pianistico del compositore.
Un artista con un metodo tutto suo
Sokolov non suona con orchestre da anni. Ha scelto di dedicarsi esclusivamente al recital solistico. Ogni stagione tiene circa settanta concerti. Tuttavia, lavora sempre su un unico programma, che approfondisce per mesi.
Prima di ogni concerto, trascorre ore sul palcoscenico. Studia il pianoforte che troverà, ne esplora i colori, le dinamiche, la personalità. È questa cura artigianale a rendere ogni sua esibizione unica.
Nato a San Pietroburgo, Sokolov ha vinto il Concorso Čajkovskij a soli sedici anni. Era il più giovane primo premio nella storia del concorso. Da allora, la sua carriera ha seguito un percorso del tutto personale.
La Sonata D. 960 di Schubert: il testamento spirituale
La seconda parte della serata è affidata alla Sonata D. 960 di Schubert. Si tratta dell’ultima grande sonata del compositore, scritta poche settimane prima della morte. È una pagina di profonda introspezione, lenta e meditativa.
Nelle mani di Sokolov, questa musica promette di trasformarsi in un’esperienza d’ascolto di rara intensità. Dopo quasi vent’anni di silenzio discografico, il pianista ha ripreso a incidere per Deutsche Grammophon. L’ultimo disco, pubblicato nell’ottobre 2024, è dedicato a Purcell e Mozart.
Bach per la Settimana Santa: la Passione secondo Matteo all’Auditorium
Dal 2 al 4 aprile, l’Accademia porta in scena uno dei capolavori assoluti della storia della musica. La Passione secondo Matteo BWV 244 di Johann Sebastian Bach va in scena giovedì 2 e venerdì 3 aprile alle ore 20, e sabato 4 aprile alle ore 18.
Il concerto del 2 aprile sarà trasmesso in differita su Rai 5 alle ore 21.20. Sul podio sale Riccardo Minasi, direttore italiano tra i più apprezzati nel repertorio barocco e classico.
Un cast internazionale di specialisti
L’esecuzione coinvolge Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. I solisti sono un ensemble di specialisti di livello mondiale.
Il tenore James Gilchrist interpreta il ruolo dell’Evangelista, fulcro narrativo dell’opera. Il basso-baritono Cody Quattlebaum dà voce a Gesù. Completano il cast Jane Archibald, Sophie Rennert, Linard Vrielink ed Edwin Crossley-Mercer.
Perché la Passione secondo Matteo è ancora attuale
Quest’opera non è solo un dramma sacro. È una riflessione sull’uomo, sul dolore, sul tradimento. Bach alterna la narrazione del Vangelo ad arie solistiche di grande bellezza. I cori monumentali si intrecciano a momenti di raccoglimento intimo.
Minasi conosce bene questa partitura. La scorsa stagione l’ha diretta con la Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam. Ora la porta a Roma, in un contesto simbolicamente perfetto: il cuore della Settimana Santa.
Un approfondimento prima del concerto
Venerdì 3 aprile alle ore 18.30, nello Spazio Risonanze, è previsto un incontro con Stefano Catucci nell’ambito del ciclo Spirito Classico. Si tratta di un percorso guidato tra storia e analisi musicale, preceduto da un aperitivo. Un modo per avvicinarsi all’ascolto con maggiore consapevolezza.
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