L’attentato di Sarajevo

La storia dell’attentato di Sarajevo del 1914 è il racconto sconvolgente e poi illuminante di come, nella Storia, un evento isolato possa scatenare conseguenze inimmaginabili. La Grande Guerra, il primo conflitto considerato mondiale dalla storiografia, ha visto 28 nazioni coinvolte e milioni di morti. E a causarli è stato l’omicidio di un unico uomo: l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero d’Austria-Ungheria, il 28 giugno 1914 a Sarajevo. Una pagina di storia ripercorsa da Paolo Mieli e dallo storico Alessandro Barbero a “Passato e Presente“, in onda sabato 28 giugno alle 20.30 su Rai Storia.
In quel giorno di solenni celebrazioni in onore di San Vito e festa nazionale serba, Francesco Ferdinando e Sofia furono colpiti a morte mentre percorrevano in automobile le strade di Sarajevo in mezzo a due ali di folla, dalla quale furono sparati due colpi di pistola esplosi dall’attentatore Gavrilo Princip, giovane membro del gruppo paramilitare Mlada Bosna (Giovane Bosnia). Nei mesi precedenti all’attentato, Princip venne a contatto con il gruppo terroristico ultranazionalista Crna ruka (Mano nera), che mirava all’autonomia della Bosnia dal giogo austriaco, per diventare parte integrante del Regno di Serbia, e con questa organizzazione pianificò l’attentato. L’arciduca e la consorte, prima di essere uccisi, scamparono a un primo attentato dinamitardo compiuto da alcuni complici di Princip, i quali mancarono il bersaglio e ferirono due ufficiali a bordo della macchina a seguito dell’arciduca. Accertatosi delle condizioni di salute dei feriti ricoverati in ospedale, Francesco Ferdinando proseguì la visita lungo la via principale parallela al fiume che attraversa la città, lungo il quale Princip ebbe l’occasione di portare a termine il compito prefissatosi. Tuttavia non vi è assoluta certezza circa lo svolgimento esatto degli eventi principalmente a causa delle incongruenze nei racconti dei testimoni. Appena un mese dopo l’uccisione della coppia, il 28 luglio l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia.
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