Richard Harris protagonista di un film cult del 1970. Un’avventura intensa tra i Sioux, lontana dagli stereotipi del genere.
Lunedì 25 maggio, alle 21.10, Rai Movie propone uno dei western più rispettati della storia del cinema. “Un uomo chiamato cavallo” torna in televisione dopo anni. E vale ancora la pena vederlo tutto d’un fiato.
Un lord inglese prigioniero dei Sioux
La storia parte da un’avventura che va storta. John Morgan è un nobile britannico in viaggio nel West americano. Lui e i suoi compagni vengono attaccati da una tribù Sioux. John viene catturato e ridotto in schiavitù.
Gli indigeni lo trattano come un animale da soma. Lo chiamano “cavallo” e lo usano per i lavori più duri. Per gli indiani, il prigioniero non vale più di una bestia da soma.
Quando il rispetto si conquista sul campo
Tuttavia, le cose cambiano lentamente. John osserva, impara e si adatta. Nasce un legame autentico con alcuni membri della tribù. Pian piano, l’uomo trova il suo posto tra i Sioux.
Il punto di svolta arriva con la guerra. Una tribù rivale minaccia la comunità che lo ha accolto. John combatte al loro fianco. Così guadagna rispetto e dignità.
Richard Harris: un’interpretazione indimenticabile
Richard Harris offre qui una delle sue prove più intense. L’attore irlandese costruisce un personaggio credibile e complesso. Non c’è retorica, non c’è eroismo facile.
Il film anticipa di vent’anni i temi di “Balla coi lupi” di Kevin Costner. Anche qui, un uomo bianco si immerge nella cultura nativa. Anche qui, il risultato è una storia di rispetto reciproco e trasformazione.
Un film che ha fatto scuola
Diretto da Elliot Silverstein nel 1970, “A Man Called Horse” ha cambiato il modo di raccontare i nativi americani al cinema. Per la prima volta, i Sioux non erano villain da sconfiggere. Erano persone con una cultura, delle regole e una dignità propria.
Il film si avvale anche di Judith Anderson e Manu Tupou in ruoli di grande spessore. La regia è sobria ed efficace. La fotografia cattura la vastità e la durezza del paesaggio americano.
Perché vederlo stasera
Se ami il cinema western nella sua forma più seria, questo è un appuntamento da non perdere. “Un uomo chiamato cavallo” non è un film di sparatorie e cavalcate. È un racconto di sopravvivenza, adattamento e rispetto.
Inoltre, per chi segue la storia del cinema, è un documento prezioso. Mostra come il genere western potesse evolversi già nel 1970. Ben prima che Hollywood riscoprisse i nativi americani con occhi nuovi.
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“Un uomo chiamato cavallo” — regia di Elliot Silverstein, con Richard Harris, Manu Tupou, Judith Anderson. USA, 1970. Stasera su Rai Movie, lunedì 25 maggio, alle 21.10.
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