Childhood, commedia sui rapporti familiari

In programma il 19 e 20 gennaio 2019 – Teatro Biblioteca Quarticciolo (Roma)

Childhood è l’ultimo capitolo che chiude la trilogia di Lonelidays e di sicuro è il più ambizioso. Attraverso questo percorso drammaturgico durato tre anni mi sono dato l’obiettivo più che di analizzare, di raccontare i rapporti di coppia in diversi momenti della vita di un uomo. Quest’ultimo capitolo si concentra, a differenza dei precedenti, su un rapporto di coppia di natura affettivo, familiare: un fratello e una sorella che dopo tanti anni sono costretti a trascorrere del tempo insieme mettendo a confronto le proprie vite, percorrendo a ritroso il sentiero alla ricerca dei momenti e delle ragioni per cui le loro strade si sono separate.

Elizabeth ed Harry sono cresciuti all’ombra del successo della propria madre, dopo un’infanzia felice ricca di attenzioni ed affetti, col passare degli anni hanno dovuto inevitabilmente misurarsi con il mondo al di fuori di una campana di vetro: arrivati sopra i quaranta guardano alle loro vite con malinconia e con la presunzione di chi non ammette i propri fallimenti, rifugiandosi nel rancore verso una madre libertina dalla vita eccessiva. Il denaro, le terre e tutto ciò che viene elencato nel testamento funge solo come pretesto. L’enorme ricchezza di Margery non è altro che uno specchio spietato in cui si riflette la pochezza della vita dei figli, come se la madre avesse voluto, come ultima burla, denigrare i due mostrandogli quanto poco questi le somigliassero.

Ed è proprio da questo concetto che prende forma “Childhood”: quanto pesano le colpe dei genitori sui propri figli? E quante responsabilità hanno i figli nei confronti dei propri genitori? Quanti equivoci possono nascere a causa di stupidi fraintendimenti e soprattutto quanto tempo ci occorre per riconoscere che tutto quello che crediamo sia, a volte, solo la conseguenza di un fraintendimento? Harry ed Elizabeth rappresentano il “fraintendimento”, nel corso del testo scopriranno non solo quanto sia stato sciocco allontanarsi tra di loro, ma anche quanto fasulla e travisata sia la loro idea rispetto a Margery, una donna che probabilmente non voleva affatto che i propri figli potessero somigliarle e che nel tentativo di proteggerli li ha allontanati (nel caso di Harry) o li ha resi dipendenti da sé (nel caso di Elizabeth).

Childhood è una commedia, una commedia forse amara, ma sicuramente non è un dramma. Come nel capitolo precedente di Lonelidays, mi sembra che la commedia sia l’unica strada percorribile per raccontare una storia con tutta la ferocia necessaria, ferocia che attraverso l’ironia diventa ancora più efficace e terribile.

Biglietto Intero 12€ – Ridotto 10€

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