La Biennale Arte 2026 ospita una delle mostre più attese della stagione. David Salle espone per la prima volta a Venezia, alla Galleria di Palazzo Cini. La mostra è curata da Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini.
Quando l’intelligenza artificiale incontra la storia della pittura
Salle lavora con l’IA dal 2022. Da allora ha sviluppato un modello personalizzato, addestrato principalmente sul proprio lavoro. L’obiettivo non era automatizzare il processo creativo. Voleva, invece, introdurre una forza destabilizzante nella propria arte. Come spiega lui stesso: «Un modo per sovvertire una tecnologia egemonica è cooptarla per i propri fini».
La macchina non dipinge e non disegna. Distorce e decostruisce lo spazio compositivo, poi riassembla i frammenti in un nuovo insieme. Il risultato è un corpus di opere che affronta direttamente una delle domande più urgenti del nostro tempo. Quanta parte della creatività umana sopravviverà all’ascesa dell’intelligenza artificiale?
I Tapestry Paintings: un viaggio attraverso i secoli
Al centro della mostra ci sono i nuovi lavori ispirati ai Tapestry Paintings (1989–91). Quella serie era già un esercizio di traduzione stratificata. Salle aveva ripreso arazzi imperiali russi del Settecento, che a loro volta reinterpretavano dipinti italiani del XVI e XVII secolo. Adesso, lo stesso materiale passa attraverso il filtro dell’IA.
Le figure vengono deformate in astrazioni fantasmagoriche che coprono l’intera superficie della tela. Eppure conservano il DNA dei dipinti originali. I disegni vengono poi stampati su lino. Quindi Salle interviene a mano, con olio, acrilico, Flashe e carboncino.
Pittura a olio e algoritmi sullo stesso piano
Il risultato finale è un confronto diretto tra antico e contemporaneo. Cortigiani, nudi, monarchi e cavalieri allucinati dall’IA competono con frammenti di pubblicità di moda e nature morte. Realtà simulate e realtà dipinte si scontrano sulla stessa superficie.
Salle definisce questo processo una forma di «ventriloquismo». Esplora fino a che punto può spingersi l’imitazione prima che il senso collassi. «La macchina viola le regole della rappresentazione senza sensi di colpa», afferma l’artista.
Palazzo Cini: lo spazio amplifica il senso della mostra
La scelta di Palazzo Cini non è casuale. Le gallerie inferiori ospitano dipinti rinascimentali e arazzi del XV secolo. Quelle superiori sono dedicate all’arte contemporanea. L’edificio stesso diventa così parte del discorso. La sensazione, visitando la mostra, è quella di una mise en abyme continua tra passato e presente.
Chi è David Salle
Nato nel 1952 in Oklahoma, Salle vive e lavora a Brooklyn. Ha studiato al California Institute of the Arts con John Baldessari. Negli anni Ottanta è diventato una figura chiave della Pictures Generation. Nel 1987 ha tenuto una retrospettiva al Whitney Museum di New York. Nel 1999 un’altra allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Ha collaborato con la coreografa Karole Armitage e ha diretto il film Search and Destroy nel 1995, prodotto da Martin Scorsese.
La mostra è sostenuta dalla galleria Thaddaeus Ropac.
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