Julius Zeman debutta a Milano: Mozart, Haydn e Schubert all’Auditorium

Un giovane talento viennese prende il posto di Kolja Blacher. E Alessandro Rosi, 24 anni, conquista il palco con la tromba di HayUn cambio dell’ultimo momento che diventa un’occasione da non perdere

A volte le sostituzioni riservano sorprese straordinarie. Kolja Blacher ha dovuto rinunciare al concerto per un’indisposizione. Al suo posto sale sul podio Julius Zeman, giovane direttore viennese alla sua prima volta all’Auditorium di Milano.

L’appuntamento è doppio. Si replica venerdì 27 febbraio alle ore 20 e domenica 1° marzo alle ore 16. Il luogo è l’Auditorium di Milano Largo Mahler, casa dell’Orchestra Sinfonica di Milano.

Il programma è ambizioso e coerente. Tre grandi compositori viennesi, un unico filo conduttore: il Classicismo come forza viva e in continua trasformazione.

Mozart apre con tutta la sua energia giovanile

Ad aprire la serata è la Sinfonia n. 25 in Sol minore K 183 di Wolfgang Amadeus Mozart. Il compositore la scrisse nel 1773, a soli diciassette anni.

Tuttavia, non si tratta di un lavoro acerbo. Al contrario, è già un capolavoro. È considerata infatti una delle prime espressioni compiute dello stile Sturm und Drang. L’energia ritmica è travolgente. La tensione espressiva non lascia respiro.

Mozart aveva appena assorbito le influenze delle sinfonie in tonalità minore di Haydn, Vanhal e Dittersdorf. Il risultato è una scrittura impetuosa e drammatica, lontana dalla grazia leggera che spesso si associa al suo nome.


Haydn e la tromba: una rivoluzione in Mi bemolle maggiore

Alessandro Rosi: 24 anni e già Prima tromba dell’orchestra

Al centro del programma c’è il Concerto per tromba e orchestra in Mi bemolle maggiore di Franz Joseph Haydn. Il solista è Alessandro Rosi, nato nel 2001, Prima tromba dell’Orchestra Sinfonica di Milano dal 2022.

Rosi è, dunque, tra i giovani talenti più promettenti della scena classica italiana. La sua maturità interpretativa stupisce già oggi critica e pubblico.

Haydn compose questo concerto per la rivoluzionaria tromba a chiavi di Anton Weidinger. Grazie a quella innovazione, lo strumento poté finalmente esplorare nuove possibilità cromatiche. Non era più prigioniero della serie naturale degli armonici.

Come spiega lo stesso Rosi, la scrittura di Haydn intreccia luminosità e virtuosismo a un’orchestrazione misurata e nobile. Il risultato è una celebrazione solenne della voce della tromba.

Per approfondire la storia di questo strumento, il portale della musica classica dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana offre risorse preziose.


Schubert chiude tra ombra e luce romantica

La “Tragica”: un titolo che inganna, una musica che sorprende

A chiudere il concerto è la Sinfonia n. 4 in Do minore “La tragica” D 417 di Franz Schubert. Composta nel 1816, quando il compositore aveva appena diciannove anni, l’opera guarda direttamente a Haydn, Mozart e Beethoven.

Eppure, Schubert non imita semplicemente i suoi maestri. Piuttosto, li assimila e li trasforma. Il titolo suggerisce cupezza assoluta. La musica, invece, rivela un raffinato equilibrio tra tensione e lirismo.

È già proiettata verso la sensibilità romantica. Ma mantiene ancora la chiarezza strutturale del Classicismo. È, in definitiva, un’opera di confine: potente, poetica, sorprendente.


Chi è Julius Zeman, il giovane direttore chiamato a guidare tutto questo

Julius Zeman è nato a Vienna. Ha completato con lode gli studi in direzione d’orchestra, pianoforte e organo presso la prestigiosa Università Mozarteum di Salisburgo.

Dalla stagione 2023/24 è Kapellmeister e répétiteur allo Saarländisches Staatstheater. Lì ha costruito un repertorio operistico ampio e variegato. Ha diretto, tra gli altri, Il flauto magico, Aida e Romeo e Giulietta.

La sua direzione di Savitri di Holst ed Erwartung di Schönberg ha ricevuto particolare attenzione dalla critica. Inoltre, Zeman si distingue per l’attenzione alla divulgazione musicale. Costruisce programmi capaci di creare un dialogo diretto con il pubblico.

A Milano, dunque, arriva un direttore già maturo. E porta con sé una visione chiara del grande repertorio viennese.

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