Le Serve di Genet a Roma: Eva Robin’s e il rituale che non finisce mai
Un capolavoro del teatro mondiale arriva allo Spazio Diamante
C’è uno spettacolo che da tre stagioni non smette di emozionare. Si chiama Le Serve ed è firmato da Jean Genet, uno dei drammaturghi più controversi del Novecento. Dal 12 al 15 marzo 2026, lo spettacolo approda allo Spazio Diamante, Sala Black, a Roma.
Tre anni di tournée in tutta Italia. Pubblico e critica sempre dalla stessa parte: entusiasti.
Ora tocca alla capitale.
Cosa racconta “Le Serve”
La storia è nera, ossessiva, ipnotica. Due cameriere, Solange e Claire, amano e odiano la loro padrona. Hanno scritto lettere anonime per denunciare l’amante di lei. Scoprono che l’uomo sarà rilasciato. Il tradimento sarà svelato.
Quindi decidono di uccidere Madame. Falliscono. Vogliono uccidersi a vicenda. Una sola si dà la morte.
Ma Genet non racconta una storia banale di vendetta. Racconta qualcosa di più profondo. Le due sorelle si scambiano i ruoli continuamente. Una interpreta Madame, l’altra fa la cameriera. Poi si invertono.
Adorazione, servilismo, insulti, violenza. Tutto si mescola in un rituale infinito.
“Non è rivoluzione. È un rituale”
La regista Veronica Cruciani ha lavorato a lungo sull’adattamento del testo. Lo ha riscritto come una vera e propria partitura scenica. La sua lettura è precisa e radicale.
La rivolta delle serve non è un gesto sociale. Non è rivoluzionaria. È un rituale.
Questo rituale, spiega Cruciani, è l’incarnazione della frustrazione. Uccidere l’oggetto amato e invidiato non è possibile nella vita reale. Allora si ripete all’infinito, come un gioco.
Ma il gioco non arriva mai al suo apice. Madame arriva sempre prima. E tutto ricomincia da capo.
Jean-Paul Sartre lo aveva capito bene. Questo fallimento, scriveva, è inconsciamente insito nel cerimoniale stesso. Il tempo sprecato nei preliminari non porterà mai al compimento. Il rituale diventa assurdo. È il desiderio di un’azione che non potrà mai superare la distanza tra sogno e realtà.
Il cast: tre donne, tre intensità
Eva Robin’s è Madame
Nel ruolo della padrona c’è Eva Robin’s. Icona pop del teatro e del transgender italiano. Ha recitato Cocteau, Beckett, Almodóvar. È stata candidata al Premio Ubu per Tutto su mia madre.
La sua presenza scenica è magnetica. Madame, con lei, non è solo un personaggio. È un archetipo.
Beatrice Vecchione e Matilde Vigna sono le bonnes
Le due cameriere sono interpretate da due giovani attrici di grande talento. Entrambe cresciute alla Scuola dello Stabile di Torino.
Beatrice Vecchione ha già lavorato con Malosti, Martone e Muscato. È stata finalista ai Premi Ubu come Migliore attrice Under 35 proprio per questo spettacolo.
Matilde Vigna ha vinto il Premio Ubu come Migliore attrice Under 35. Finalista nel 2022 anche per il Miglior nuovo testo italiano.
Tre donne. Tre livelli di intensità. Un unico rituale che non si interrompe mai.
La squadra creativa
Lo spettacolo è costruito con cura artigianale. Le scene sono di Paola Villani, i costumi di Erika Carretta. La drammaturgia sonora è affidata a John Cascone.
La traduzione del testo è di Monica Capuani. L’adattamento è firmato dalla stessa Cruciani, che lo concepisce come parte integrante della propria visione registica.
È una coproduzione CMC/Nidodiragno ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
Perché andarlo a vedere adesso
Le Serve non è uno spettacolo facile. Ma è uno spettacolo necessario. Parla di potere, di desiderio, di identità. Parla di quanto sia sottile il confine tra chi serve e chi comanda.
Dopo tre stagioni di successo, questa potrebbe essere l’ultima occasione per vederlo. Solo quattro repliche a Roma. Solo quattro sere per entrare nel rituale di Genet.
Spazio Diamante, Sala Black — Roma. Dal 12 al 15 marzo 2026.
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