Il Marocco orientale nasconde una meraviglia naturale. Ai piedi dei monti Atlas si trova la più grande oasi del mondo. Si chiama Tafilalet, si trova nella valle omonima, ed è oggi al centro di una serie televisiva prodotta per raccontarne le sfide e la rinascita. La serie Oasi va in onda venerdì 10 aprile alle 14.40 su Rai 5.
Un ecosistema minacciato dal cambiamento climatico
Il cambiamento climatico mette a dura prova questo luogo straordinario. L’oasi affronta problemi seri e concreti. Innanzitutto, la scarsità d’acqua è una minaccia costante per le comunità locali. A questa si aggiunge il deterioramento dei suoli agricoli, causato da un uso intensivo e poco sostenibile. La biodiversità si sta riducendo, e molte specie locali sono a rischio. Infine, l’esodo rurale priva l’oasi di manodopera indispensabile per la sua sopravvivenza.
Nonostante tutto ciò, Tafilalet ha saputo reagire. Oggi è considerata un modello di resilienza climatica nel contesto del deserto nordafricano.
Il ritorno alle tradizioni: le Khettara e il Jmaâ
Due ricercatori stanno lavorando per preservare il patrimonio di questa oasi. Mohamed Mahdane, sociologo dell’università di Agadir, e Thierry Ruf, agronomo e geografo dell’Ird di Montpellier, guidano un progetto ambizioso. Il loro obiettivo è valorizzare le antiche Khettara: gallerie sotterranee ancestrali che raccolgono acqua dalle falde acquifere e dalla pioggia.
Lungo i fiumi Ziz e Gheris, la terra è fertile e vocata all’agricoltura. Tuttavia, questi corsi d’acqua scorrono oggi solo durante sporadiche inondazioni. Nonostante ciò, i palmeti restano la spina dorsale della vita locale. In questo contesto, gli abitanti hanno scelto di tornare al tradizionale sistema comunitario di gestione dell’acqua. Il consiglio Jmaâ garantisce a ogni famiglia il minimo idrico necessario, distribuito in modo equo.
Energia solare e cooperative femminili: il futuro dell’oasi
La transizione ecologica è già in corso. Numerosi pozzi comuni vengono pompati con energia solare, eliminando così i costi di carburante e le emissioni inquinanti. Inoltre, la piantagione di nuovi alberi contrasta la desertificazione. L’introduzione di allevamenti di pecore fornisce concime naturale per la fertilizzazione dei campi.
Parallelamente, le donne dell’oasi hanno riscoperto un’antica tradizione. Organizzate in cooperative, si dedicano alla raccolta dello zafferano. Questa pianta viene utilizzata come alimento, come medicinale e come cosmetico. Si tratta di un esempio virtuoso di economia circolare radicato nella cultura locale.
“Oasi” su Rai 5: perché vale la pena vederla
La serie racconta tutto questo con uno sguardo documentaristico e attento. Non si limita a descrivere una crisi ambientale. Mostra invece come le comunità umane possano rispondere con intelligenza e memoria storica. Tafilalet diventa così un simbolo più ampio: quello di chi sceglie di non arrendersi alla desertificazione, ma di combatterla con le proprie radici culturali.
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