Nel documentario stasera in tv, i giorni più difficili del grande giudice antimafia

Paolo Borsellino e i suoi 57 giorni più difficili, quelli intercorsi tra la strage di Capaci e l’attentato in cui verrà assassinato con la sua scorta.

Antonino Caponnetto, capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo, con i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino negli anni intensi dell’attivita’ del pool antimafia in un’immagine del 1986. ANSA / ARCHIVIO FAMIGLIA BORSELLINO

Li racconta, a ventisette anni dalla strage di via D’Amelio, avvenuta il 19 luglio 1992, il documentario “Paolo Borsellino, l’ultima stagione” in onda stasera alle 21.10 su Rai Storia.

Dopo la morte dell’amico Falcone, Borsellino si lancia nel lavoro d’indagine. Vuole fare luce sulla vicenda, trovando i responsabili. Sa di essere il prossimo obiettivo di Cosa Nostra e un attentato sembra ogni giorno più inevitabile. I carabinieri ricevono informative sull’arrivo di tritolo destinato al giudice mentre alcuni pentiti svelano oscuri legami tra Cosa Nostra e uomini delle istituzioni che non fanno un gioco pulito. Vive 8 settimane di rabbia e inquietudine durante le quali ricorda con amarezza gli anni delle prime indagini di mafia, il sacrificio degli amici come il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile e il magistrato Rocco Chinnici, ripercorre i successi del Maxiprocesso istruito insieme a Falcone, ma a anche le delusioni per le successive critiche e delegittimazioni che miravano a smantellare il Pool Antimafia e mortificare Falcone. Diventato Procuratore Capo di Marsala, Borsellino subisce l’attacco del famoso articolo di Sciascia sui “professionisti dell’antimafia”, ma reagisce alle delegittimazioni con una durissima intervista pubblica che gli procura un procedimento disciplinare davanti al Csm.

Nel suo ultimo discorso tenuto alla Biblioteca Comunale di Palermo nel giugno del 1992, Borsellino afferma che la morte di Falcone era iniziata in quella stagione di veleni e parla di “giuda” che lo hanno ingannato. Dimostra di sapere che esistono persone pronte ad abbandonare anche lui, e in un episodio ricordato da una collega, Borsellino per la prima volta dice di aver saputo di “amici che tradiscono”. La ricostruzione di quei giorni è affidata all’ex Presidente del Senato Pietro Grasso; agli ex giudici del pool antimafia Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello; al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, Roberto Scarpinato; al Consigliere di Corte d’Appello del Tribunale di Salerno, Diego Cavaliero; all’ex ministro di Grazia e Giustizia, Claudio Martelli.

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