Recensione: Gian Mario Anselmi, Il mondo e le sue parole. Leggere il presente con i classici

Recensione: Gian Mario Anselmi, Il mondo e le sue parole. Leggere il presente con i classiciIn un’epoca confusa, dove il discorso pubblico sembra essersi ridotto a un brusio di fondo indistinto e spesso violento, ci si chiede se esista ancora un vocabolario capace di creare una mappa per i sentimenti e l’immaginario, e al contempo di seminare speranza. La risposta che emerge da questo agile volumetto scritto da Gian Mario Anselmi ed edito da Carocci, non è solo un’affermazione teorica, ma un atto di resistenza intellettuale: la letteratura non è un passato chiuso a chiave in una biblioteca, ma è il sistema operativo più aggiornato di cui disponiamo per decifrare il presente.

E non solo la Letteratura, ma anche la Parola.

La parola descrive, spiega, allude, ma può anche mimetizzare e nascondere la realtà e l’immaginario collettivo viene costruito dalla Parola come quando Dio si fece Verbo.

L’autore usa delle dicotomie per intitolare i capitoli del libro, parole come pace/guerra, bene/male, libertà/tirannia, immaginazione/realtà, amore/passione, presente/futuro e tira giù dallo scaffale i grandi classici rendendoli necessari alla comprensione dei tempi in cui viviamo, vivi e vivaci, capaci di parlare a noi contemporanei che forse abbiamo dimenticato l’importanza del Parini o dell’Alfieri. Proprio Vittorio Alfieri viene interpretato come uno dei più moderni e attuali autori della nostra letteratura e incredibilmente spendibile tra i giovani che potrebbero riconoscere il lui le autentiche radici del loro innato ribellismo alle rigide e ipocrite convenzioni e alle limitazioni delle libertà essenziali. Il ribelle Alfieri che polemizza con i salotti parigini descrivendoli spietatamente viene invitato nella realtà contemporanea a dialogare con noi lettori.

Non solo: l’autore ci mostra l’importanza di altri media – le serie tv, la pittura, il cinema al pari dei classici della letteratura – come una chiave di lettura dei nostri tempi; l’importanza dello storytelling dei grandi scrittori contemporanei americani o la saga di Guerre Stellari si leggono senza timore reverenziale verso le acute riflessioni su Petrarca, Dante, Shakespeare o Conrad, il cui Cuore di tenebra batte in molti autori classici nella loro esplorazione del male.

Poi, nell’ultimo capitolo di questo agile volumetto Gian Maria Anselmi dà il meglio di sé: in Presente/futuro ci fa salire su una giostra dove vediamo Eugenio Montale riprendere la parola che gli era sembrata inutile per descrivere i milioni di morti della guerra, Ungaretti che, reduce dalle trincee dove viveva la sospensione della vita e la solidarietà con i commilitoni, sovverte le regole della poesia che diventa scarna, secca, ma di straordinario impatto emotivo. Svevo che abbatte il romanzo verista colloquiando con il suo Io, mentre Pirandello rivoluziona il teatro con i suoi Sei personaggi in cerca d’autore,

La parola continua a descrivere la realtà e a immaginarne di nuove. Secondo l’autore Chi narra deve collocarci, accompagnarci nel mondo in cui siamo smarriti, forse per la fine delle utopie e di un capitalismo vincente che concentra la sua narrazione soprattutto sui nuovi media – pensiamo a Netflix o Apple tv – che influenzano la rinascita dei generi. Grazie alla narrativa post-moderna americana o scrittori italiani come Scurati ed Elena Ferrante, la scrittura sarà sempre materia viva; forse cambierà il modo di raccontare le storie, ma continuerà la sua narrazione perché l’uomo ha bisogno di scrivere e ascoltare il mondo in cui vive o immaginarne altri.

Dopo l’ultima pagina di questo libro la sensazione è stata quella di essere scesi da un ottovolante in compagnia del Trono di Spade e Torquato Tasso e mi è venuta voglia di risalirci e prendere spunto per nuove (ri)letture.

Libro consigliatissimo.

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