Se un libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? scrive Franz Kafka e il noir di Hannelore Cayre dall’inquietante titolo Le dita mozzate, uscito nel 2025 per Edizioni Le Assassine con la traduzione di Simonetta Badioli, risponde appieno alla domanda del grande scrittore praghese, in quanto ci fornisce spunti per riflettere sulle notizie di cronaca a cui assistiamo e a chiederci il perché dei femminicidi, purtroppo sempre più frequenti nella realtà attuale, ma la cui causa viene dal lontano passato, anzi addirittura dalla preistoria.
Nel romanzo, infatti, il nostro passato remoto diventa lo sfondo perfetto per indagare sulla nascita della sottomissione femminile e sulle conseguenze a essa legate.
La preistoria, questa pagina non scritta dell’umanità, questo eden fantastico – ancor più da quando tutto va a rotoli – affascina il mondo intero ed ecco perché l’autrice ambienta la vicenda nella preistoria, ispirandosi alla scoperta, avvenuta il 18 dicembre 1994, della famosa Grotta Chauvet, risalente a circa 36.000 anni fa, sulle ci pareti furono rinvenute misteriose impronte di mani femminili mutilate.
Elaborando le teorie dell’antropologa Paola Tabet, crea un indimenticabile e straordinariamente moderno personaggio femminile in cui ogni donna vorrebbe identificarsi: Oli, che, stanca di subire continui soprusi per il solo fatto di essere nata femmina, infrange tutte le convenzioni sociali del suo clan, anche a rischio della propria incolumità.
Oli, infatti, aveva messo in discussione il potere del capo e quello dell’Ordine e lo Zio Anziano le tagliò due dita della mano sinistra: perché lei lo aveva sfidato andando a caccia, nonostante il divieto imposto da tempo immemorabile alle donne e alle ragazze della tribù.
È molto accattivante la tecnica narrativa utilizzata dall’autrice, consistente nel passare continuamente dal passato al presente. Sono trascritte in corsivo le parti relative al tempo presente, in cui protagonista è la paleontologa Adrienne Célarier, alternate a quelle in cui si racconta la storia di Oli e la sua lotta per essere rispettata al pari degli uomini.
L’alternanza tra questi due piani temporali crea un effetto di rispecchiamento e risonanza: le sfide di Oli echeggiano nelle esperienze di Adrienne, nonostante la distanza temporale. Il lettore è portato a riflettere su quanto sia cambiato e, soprattutto, su quanto persista ancora delle discriminazioni del passato. Questa tecnica narrativa stratificata permette all’autrice di esplorare la questione femminile con profondità storica, mostrando come la lotta per l’uguaglianza sia un filo rosso che attraversa generazioni.
Un romanzo intenso e appassionato da leggere tutto d’un fiato.
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