Santiago, Italia

Nel settembre del 1973, durante il colpo di stato militare guidato dal Generale Augusto Pinochet, la Residenza dell’Ambasciatore italiano a Santiago ha dato asilo a circa 600 perseguitati. Grazie all’azione di alcuni uomini, investiti di una responsabilità improvvisa in una situazione di emergenza, l’Italia fu un esempio di accoglienza e resistenza per la difesa dei diritti umani. Attraverso interviste ai protagonisti, Nanni Moretti con “Santiago, Italia” – in onda sabato 28 giugno alle 23.00 su Rai Storia per il ciclo “Documentari d’autore” – racconta la storia di quei giorni drammatici in cui l’Italia con grande coraggio ha reso possibile la salvezza di tante vite umane.
40 ore di girato, un documentario di 80 minuti. L’Italia e il Cile, gli anni Settanta e l’oggi, la politica e la società tra i sogni di gioventù e quelli annichiliti dal tempo, dal futuro cristallizzatosi nel presente. Ed è un film da ascoltare, più che da vedere, Santiago, Italia di Nanni Moretti. Perché è in ascolto anche il regista (e, chissà, se Dino Risi avesse potuto esserci, magari per una volta non avrebbe pensato di ripetere la sequenza “Nanni, spostati e fammi vedere il film”). Perché Moretti c’è, e lo ribadisce a margine di un’intervista in carcere a uno dei tanti uomini crudeli e banali della dittatura di Pinochet: “Io non sono imparziale”. Lo dice due volte; c’è il suo corpo, ora, nell’inquadratura, oltre che la sua voce. Ma Moretti fa, soprattutto, un film in (sua) sottrazione, quasi in assenza, un film molto sentito, persino tenero, quasi paradossalmente amorettiano; lieve, molto lieve, nonostante il peso della Storia; mostra immagini d’archivio ma si affida soprattutto alle parole, a un racconto orale e corale, a volti e voci – anche a quelle dei carnefici -, così che l’immaginabile diventa più importante, più sensato dell’immagine.
Un appuntamento importante, atteso, assolutamente da non perdere. Su Raiplay.
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