Una bimba tra due madri

Vittoria, 10 anni, è divisa tra due madri: Tina, che l’ha cresciuta con amore dalla nascita, e l’altra, Angelica, la madre biologica, che adesso la rivuole indietro. In concorso al Festival di Berlino del 2018, “Figlia mia”, per la regia di Laura Bispuri, è proposto martedì 20 maggio alle 21.15 su Rai 5. Nel cast Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Sara Casu, Michele Carboni, Udo Kier.
Nel 2015, il debutto di Bispuri nel lungometraggio, Vergine giurata, viene accolto tiepidamente dalla critica italiana. Pur nelle sue imperfezioni, si tratta però di un’opera che merita attenzione, segnata da più di un motivo d’interesse. Non senza qualche audacia, il film si dedica all’esplorazione di una femminilità di confine, filtrata attraverso le tonalità bluastre di una fotografia gelida. Al pari del suo titolo, si costituisce come film severo, poco ammiccante, dalle angolature non smussate, palestra per lo sguardo di una regista esordiente ma non certo priva di idee. Fatta eccezione per un cambio drastico di luce, che assume ora i toni caldi e avvolgenti della campagna sarda (la direzione della fotografia è dell’ottimo Vladan Radovic), molti di questi tratti tornano in Figlia mia. Alle prese con la sua opera seconda – e secondo passaggio in concorso alla Berlinale – la Bispuri conferma di possedere una bella mano, istintiva e irrequieta, alla costante rincorsa di immagine brusche e pulsanti, rese ancora più pungenti da un montaggio spigoloso, ellittico. Come il film precedente, anche Figlia mia si pone come un’indagine sulla femminilità, meno estrema rispetto al ritratto di mortificazione socio-sensuale della ‘vergine’ e più esemplare nella contrapposizione fra due tipi femminili antitetici: da un lato la donna-angelo del focolare (Valeria Golino),che vede nella costruzione del nido domestico, e nella sua difesa a tutti i costi, l’aspirazione più grande; dall’altro lato l’icona della donna dissoluta (Alba Rohrwacher), femmina sbandata e perduta.
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