Wild Italy 8 stasera su Rai 5: come l’uomo ha trasformato la natura italiana dal Neolitico all’Ottocento

Wild Italy 8 stasera su Rai 5: come l’uomo ha trasformato la natura italiana dal Neolitico all’Ottocento

Dal primo allevamento neolitico alla deforestazione ferroviaria: la seconda puntata del documentario racconta 8.000 anni di rapporto tra uomo e ambiente.

Il Neolitico e i primi segni dell’uomo sul paesaggio italiano

Tutto inizia circa 6.000 anni prima di Cristo. Con il Neolitico, le popolazioni italiche scoprirono l’allevamento e l’agricoltura. Fu una svolta epocale. Quindi, fu l’inizio di un lungo e complesso rapporto tra l’uomo e la natura della penisola.

Lo racconta la seconda puntata di Wild Italy 8, in onda lunedì 29 giugno alle 14.40 su Rai 5. Un documentario che, puntata dopo puntata, ricostruisce la storia naturale d’Italia con rigore e capacità narrativa.

Gli Etruschi rappresentano, in questo percorso, un esempio virtuoso. Riuscirono a vivere in armonia con la natura. Tuttavia, avviarono anche le prime opere di trasformazione ambientale. Tra queste, le bonifiche dei terreni paludosi.

Roma e la prima grande deforestazione della storia italiana

Con Roma, però, il rapporto con l’ambiente cambiò radicalmente. L’Impero esercitò una forte pressione sulle foreste. Il legname serviva per costruire edifici, navi da guerra e impianti termali. Era una domanda enorme e continua.

Inoltre, la deforestazione divenne anche uno strumento di controllo politico. I Romani abbatterono le foreste per stanare i nuclei italici resistenti. Una tecnica che, per certi versi, anticipa logiche ancora tristemente note nel mondo contemporaneo.

A sostenere questa opera di distruzione boschiva contribuì la rete stradale romana. Strade, acquedotti, bonifiche: fu un’epoca di grandi infrastrutture ambientali, ma anche di profonde alterazioni degli ecosistemi. Proprio in questo periodo nacque la Cascata delle Marmore, creata artificialmente per bonificare la piana di Rieti.

Specie aliene e biodiversità mediterranea

Gli scambi commerciali con il Mediterraneo portarono novità inaspettate. Dal Nord Africa e dal Vicino Oriente arrivarono nuove specie animali e vegetali. L’istrice, per esempio, fu introdotta nella penisola in questo periodo. Probabilmente, anche i cervi comparvero in Sardegna grazie a questi contatti.

Il crollo dell’Impero e la rivincita della natura

Con la caduta di Roma, tutto cambiò di nuovo. Le foreste e le paludi ripresero i loro spazi. Gli ambienti non più curati dall’uomo tornarono selvatici. Fu una sorta di rinascita per la biodiversità italiana.

Le invasioni dei popoli provenienti dall’Est e dall’Asia resero le coste pericolose. Di conseguenza, molte popolazioni si rifugiarono nell’entroterra. Colonizzarono ambienti rupestri, poi abitati da eremiti e comunità religiose per secoli. In quei luoghi, la vita tornò a ritmi simili all’età della pietra.

Furono secoli difficili per l’uomo. Tuttavia, per la natura rappresentarono una lunga pausa rigenerativa.

La nuova corsa all’ambiente e l’alba delle estinzioni

La tregua, però, non durò a lungo. Ben presto, l’uomo riprese il controllo del territorio. Soluzioni sempre più ingegnose permisero di regolare i fiumi e bonificare le paludi. La trasformazione del paesaggio ripartì senza fermarsi più.

Nell’Ottocento si raggiunse un nuovo punto critico. Le foreste di querce di gran parte d’Italia vennero abbattute in modo massiccio. Il legname serviva per le traversine della rete ferroviaria del giovane Regno d’Italia. Serviva, inoltre, ad alimentare i forni delle industrie nascenti.

Si avvicinava così, lentamente ma inesorabilmente, l’epoca delle prime estinzioni di specie animali italiane. Un passaggio drammatico che Wild Italy 8 racconta con immagini e dati capaci di far riflettere.

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