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Al via la XIX edizione di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata agli esordi, al talento e alle giovani generazioni

Si svolgerà a Roma dal 14 al 24 ottobre 2021, nel quadro della Festa del Cinema, la XIX edizione di Alice nella città, diretta da Gianluca Giannelli e Fabia Bettini e organizzata dall’Associazione Culturale PlayTown Roma, con il sostegno della Direzione Generale Cinema del MiC, della Regione Lazio, dell’Arsial – Agenzia Regionale per lo Sviluppo e innovazione dell’Agricoltura del Lazio, del Comune di Roma in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma e l’Auditorium della Conciliazione. Quest’anno, alle sale dell’Auditorium Parco della Musica, si aggiungono l’Auditorium della Conciliazione che per la prima volta mette a disposizione tutti i suoi spazi per accogliere il programma ufficiale del festival, il Cinema Savoy e la Casa del Cinema dedicata agli omaggi e agli incontri con gli autori.

Da sempre attenta ai temi legati alle giovani generazioni, Alice nella città presenterà un programma di anteprime assolute, film, documentari e cortometraggi, esordi alla regia e conferme originali: 10 le opere del Concorso Young Adult, 4 i film Fuori Concorso, a cui si aggiungono 10 film in concorso e 4 proiezioni speciali nella sezione Panorama Italia dedicata alle giovani promesse del nostro cinema; 8 gli Eventi Speciali ai quali si affiancano la selezione di Sintonie, la nuova linea di programma pensata in collaborazione con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e con la Berlinale che raccoglierà 4 film di Venezia 78 e tre film di Generation 14plus. Completano il programma 3 serie tv, 4 restauri e 20 cortometraggi (10 in concorso, 8 fuori concorso, 2 eventi speciali) selezionati in collaborazione con Premiere Film. 


Quest’anno la Giuria del concorso Young Adult è stata selezionata a livello nazionale grazie alla collaborazione con Every Child Is My Child che, attraverso il progetto #susteniumenergytogether, ha dato l’opportunità a 15 ragazzi di partecipare al festival, arricchendo il loro percorso con proiezioni, incontri ed approfondimenti legati al mondo del cinema e del sociale. La giuria Alice / My Movies per il premio Camera d’oro alla migliore opera prima e seconda sarà composta da Dorota Kędzierzawska, Maryanne Redpath, Piera Detassis, Mauro Mancini, Paolo Calabresi, Andrea Pallaoro e Massimo Cantini Parrini. A queste giurie si affiancano come di consueto le giurie per premiare i giovani talenti la giuria RB casting composta da Michele Donatelli, Teresa Rtazzauti e la giuria DO award: Oliver Aziz, Albin Lewi Nick Vivarelli, Maerc Bary.

I 10 film che compongono la selezione del concorso di quest’anno sono collegati da innumerevoli fili che si legano e completano l’un l’altro: generano una relazione fortissima tra l’immaginario e la vita, prendono in considerazione l’adolescenza come dimensione creativa e solenne in cui esplorare più audacemente le implicazioni esistenziali, che spesso rendono incapaci di vivere il presente e immaginare il futuro. Accade nel sorprendente film di Dario Albertini che dopo “Manuel” sceglie, ancora una volta una storia delicata di adolescenti per tornare dietro la macchina da presa. ANIMA BELLA – unico film italiano in concorso – è uno sguardo profondo e autentico sui rapporti familiari, ma anche su un mondo sospeso, nascosto tra la nostalgia di un’Italia rurale e un luogo dell’anima che, attraverso la meravigliosa autenticità della protagonista (Madalina Di Fabio), ci restituisce l’immagine di un dolore che viene dalla triste consapevolezza di una fiducia tradita. L’uso della pellicola e la scelta delle ambientazioni ne fanno un film in cui il realismo riesce a essere magico. In PETITE MAMAN l’infanzia si scontra, come in un incantesimo, con il ciclo di vita e morte. Céline Sciamma ci mostra una nuova tappa nel suo percorso di indagine sui grandi riti di passaggio della vita, affidandosi al tempo sospeso della fiaba per raccontare l’elaborazione del primo lutto e sull’amore per una madre e il ricordo per una nonna. Un viaggio nella memoria che Kenneth Branagh in BELFAST trasforma in racconto autobiografico fatto di momenti spensierati e intensi che ricostruiscono la sua storia di formazione nella città natale, durante il tumulto dell’Irlanda del Nord della fine degli anni ’60. Con un cast di interpreti d’eccezione – Judi Dench, Jamie Dornan, Ciaran Hinds e l’esordiente Jude Hill – il film riesce ad aprire spiragli luminosi che rimandano alla grande letteratura ottocentesca di Dickens o di certa tradizione di fiabe classiche, che aggiungono quella serietà assoluta, in cui sono unici maestri i bambini. Anche per Samuel Theis l’infanzia non è un periodo frivolo, ma serio, solenne e pieno di tumulti costanti. Nella sua opera seconda SOFTIE riesce a catturare sapientemente la ricca vita interiore di un bambino che tenta di affrontare sia la sua crescente sessualità che le difficoltà dei rapporti con il mondo adulto.

Ci sono storie al femminile che come nel film PRAYERS FOR THE STOLEN della messicana Tatiana Huezo (alla sua prima prova nel lungometraggio), rimangono ancorate nel mondo: oneste, coraggiose e consapevoli del proprio tempo, mettono al centro temi radicali, pieni di speranza, capaci di reggere il confronto con la più assurda brutalità del mondo adulto.

Uno spunto ideale anche per Elie Grappe, regista di OLGA che nel suo esordio (già candidato per la Svizzero all’Oscar 2022 per il miglior film straniero), porta con sé il messaggio rivoluzionario di una giovane ginnasta, nel momento in cui dovrà mettersi alla prova sugli attrezzi ma anche scegliere tra le sue ambizioni e il tumulto della sua terra natale che coinvolge brutalmente la sua famiglia. Una scelta radicale che in MY SUNNY MAAD sconvolge la quotidianità di Helena (doppiata da Zuzana Stivínova) che in quanto donna occidentale che sposa un uomo afghano, deve trasferirsi nella Kabul post-talebana e accettare cambiamenti fondamentali di vita a partire dal suo status di moglie. Adattato da Ivan Arsenjev e Yaël Giovanna Lévy dal romanzo “Frista” della giornalista e operatrice umanitaria ceca Petra Procházková, Michaela Pavlátová dirige contatto e sensibilità un film d’animazione 2D sulla ricerca dell’identità la cui scrittura nasce da una domanda legata alla libertà personale di ciascuno e sulla condizione della donna in Afghanistan. Tratto dal romanzo di Arthur Loustalot, LA RUCHE diretto da Christophe Hermans offre allo spettatore spunti di profondissima riflessione sulla vita e sulla morte; sul bene e sul male, sulla norma e la devianza, sul diverso che sempre ci portiamo dentro, sotto le maschere sociali. Sentimenti che ci avvicinano alla storia di Alice (Ludivine Sagnier) e delle sue tre figlie (Sophie Breyer, Mara Taquin e Bonnie Duvauchelle). Un rapporto intimo, malinconico e senza tempo che si scontra con la spirale distruttiva della malattia di una madre. Gli fa eco THE JUSTICE OF BUNNY KING che ha in sé la complessità dei legami familiari e solleva riflessioni sulla vita e sui possibili modi di stare al mondo. Un film profondo e commovente su una madre che si rifiuta di fare marcia indietro da un sistema che le si oppone. Attraverso l’incontro tra Bunny (Essie Davis) e sua nipote Tonyah (Thomasin Mckenzie, Jojo Rabbit), la regista neozelandese Gaysorn Thavat – al suo primo lungometraggio – esplora argomenti e situazioni che mettono in scena la struggente esperienza del vivere. A completare la selezione non mancano nomi cari a chi ama il grande cinema. Tra i più importanti sceneggiatori e registi del cinema di animazione a livello mondiale, Mamoru Hosoda torna ad Alice nella città, (dopo “The Boy and the Beast”), con il suo nuovo e atteso anime BELLE. La storia ci porterà in un mondo dalla tecnologia completamente immersiva e nella doppia vita di una studentessa liceale di 17 anni (Suzu): una fusione tra una storia antica con un tempo che deve ancora essere inventato, in cui tutti cercano disperatamente di essere visibili, ma hanno profondamente paura di essere visti.

FUORI CONCORSO

SOUAD del regista egiziano Ayten Amin è uno di quei rari film che interagiscono davvero con l’esistenza online e i social media, ma senza bisogno di mostrare tweet e testi come grafica sullo schermo nel modo in cui la maggior parte dei film sa fare. “Souad” medita sulla misteriosa discrepanza tra l’immagine che proiettiamo sui social media e la realtà dietro di essa e anche su come tutto questo possa essere drammaticamente corrosivo nella vita di tre giovani egiziani. Anche nella genesi di CUSP c’è qualcosa di decisamente coraggioso. Il documentario, girato in stile vérité da Isabel Bethencourt e Parker Hill, segue tre ragazze adolescenti dallo spirito selvaggio in una piccola città militare del Texas mentre vivono un’estate febbrile. Ne viene fuori un documentario di formazione che cattura momenti autentici di amicizia femminile. Le ragazze avranno la possibilità di raccontarsi da sole e di esprimersi su cosa significa crescere in una cultura di mascolinità tossica che impatta su tutte le loro vite. Sono film che nella nostra selezione funzionano come un reagente, che ci permettono di recuperare tracce e illuminazioni che possono diventare strumento per un dialogo. FUTURA è un’inchiesta collettiva svolta da Pietro Marcello, Francesco Munzi e Alice Rohrwacher che ha lo scopo di esplorare l’idea di futuro di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 20 anni incontrati nel corso di un lungo viaggio attraverso l’Italia. Un ritratto del Paese osservato con gli occhi di adolescenti che raccontano i luoghi in cui abitano, i propri sogni e le proprie aspettative tra desideri e paure. Una testimonianza, che raccoglie la bellezza di un lavoro collettivo che recupera le grandi inchieste realizzate negli anni ‘60 e ‘70 in Italia da registi come Soldati, Comencini e Rossellini. 

Gianni Rodari, invece, esortava i bambini ad imparare a fare le cose difficili e così LA CROISADE mette in scena la “crociata” e le speranze di un gruppo di ragazzini della Generazione Greta che prendono le redini del proprio futuro per proteggere il pianeta. L’attore e regista Louis Garrel collabora ancora una volta con l’attrice Laetitia Casta in un racconto urgente, divertente e appassionato co-scritto dal leggendario sceneggiatore Jean-Claude Carrière, sull’alienazione degli adulti dalle preoccupazioni dei bambini che vogliono salvarsi.

PROIEZIONI SPECIALI

Gli animali fungono da potenti veicoli di allegorie, simboli e similitudini, in altre parole assurgono a originalissime figure retoriche visive. In questa breve linea di programma vorremmo indagare l’argomento attraverso una selezione di due film in cui gli animali vengono davvero mostrati come diversi, come creature solo in parte nostre, mai fino in fondo familiari.


Cinque anni dopo “American Honey”, Andrea Arnold presenta il suo nuovo lavoro:
 

È un film sulla vita reale di una mucca da latte, che sottolinea il riconoscimento al suo grande servizio per noi. […] e quando guardo Luma, la nostra mucca, vedo in lei l’intero mondo…”. COW è uno studio sul ciclo vitale al femminile e sulla sessualità spietatamente sfruttata, che mette in luce la passione della regista per i dettagli che sottolineano una “visione del mondo” che nel suo cinema mette al centro il punto di vista dei più piccoli, degli indifesi.

LAMB, opera prima di Valdimar Jóhannsson, ci proietta in una dimensione dalla spiccata nota sovrannaturale, che si ispira molto al folklore islandese, fin dal personaggio del neonato.

La coppia composta da María (Noomi Rapace) e Ingvar (Hilmir Snaer Gudnason) vive con il proprio gregge di pecore in una remota fattoria islandese. In seguito alla scoperta di un misterioso neonato nel loro terreno agricolo decidono di tenerlo e allevarlo come se fosse proprio. La prospettiva inaspettata di una nuova famiglia porta loro una grande gioia, prima di distruggerli definitivamente.

Oltre alla mitologia norrena Jóhannsson sfrutta intelligentemente citazioni e metafore bibliche, dando alla sua opera uno spessore unico e numerose chiavi di lettura, attraverso un’allegoria terribile sulla concezione di un corpus così variegato, complesso e contradditorio come la famiglia.

PANORAMA ITALIA – punta sulla scoperta e sulla valorizzazione del giovane cinema italiano. Quello capace di raccontare storie intense e coraggiose nei modi inventivi del cinema indipendente. Documentari, film inediti in Italia, mai usciti in sala per il grande pubblico o passati velocemente in un festival. Sono 10 i film che comporranno la selezione in concorso a cui la giuria composta da Paolo Genovese (Presidente), Riccardo Milani, Lucia Ocone, Anna Ferzetti e Tania Pedroni assegnerà il Premio Raffaella Fioretta, sostenuto dalla Regione Lazio.

CONCORSO

L’identità dei personaggi dei film di questa edizione sono interessati al cambiamento, alla trasformazione, all’evoluzione più che a dare forma a un’apparente situazione: “Per me l’Italia è cambiata: questo è il tema. È cambiata e bisogna parlarne anche in modo non politicamente corretto”. Così il regista del lungometraggio IL LEGIONARIO si smarca dallo stereotipo del racconto della periferia romana e del conflitto multietnico. Partendo dal tema delle seconde generazioni, Hleb Papou, bielorusso “naturalizzato” romano, da poco diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, mette in scena uno scontro che in questo caso richiama l’antico mito di Caino e Abele, che significa non solo confronto tra fratelli ma anche confronto con se stessi e con la società. L’opera prima di Lorenzo Pallotta cerca di risalire alle origini per dirci realmente chi siamo. SACRO MODERNO, più che una visione di cinema, è una visione del mondo. Un’autentica piccola sorpresa del festival. Racconta la vita degli ultimi quattro ragazzi di un borgo fantasma delle montagne abruzzesi che sta scomparendo. Incentrato anch’esso quasi esclusivamente sulla vita di un gruppo di fratelli bosniaci, BROTHERHOOD scava in profondità nei meandri della mente di tre uomini in divenire fra responsabilità famigliari che pesano come macigni e un innato bisogno di libertà. Il secondo lungometraggio di Francesco Montagner esplora un momento molto delicato della vita, quello del passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, con una delicatezza e un rigore analitico rari. Il regista si avvicina a tre giovani fratelli Jabir, Usama e Useir, che si trovano in stadi diversi della loro vita, mettendone in rilievo il rapporto complesso con il padre Ibrahim, un predicatore islamista radicale condannato a due anni di carcere per affiliazione terroristica. La fine di una guerra non è mai una fine, rimane attaccata al suolo e alle persone. Le macerie, la polvere, le città distrutte e abbandonate del Kurdistan iracheno sono ferite visibili che svelano quelle invisibili, che sono cicatrici delle anime. WAR IS OVER di Stefano Obino è un poema filmico dedicato a tutte le abilità di sopravvivenza. Un resoconto della resilienza universale dello spirito umano che è in grado di risorgere dalla distruzione e dalla morte. Mentre nel film COME PRIMA di Tommy Weber si viaggia nelle atmosfere del road movie: le campagne della Borgogna, le Alpi, la frontiera italiana e poi la traversata fino a Procida saranno le tappe della riconciliazione di due fratelli, Fabio e Andrè, che si rincontrano dopo che Fabio ha lasciato Procida per combattere al fianco delle camicie nere di Mussolini 15 anni prima. Questo viaggio attraverso due Paesi traumatizzati dalla guerra offrirà ai fratelli l’occasione di ritrovarsi nonostante il dolore e le incomprensioni. L’opera prima di Beatrice Baldacci, realizzata nell’ambito di Biennale College, è un prezioso lavoro di scavo sui rapporti familiari. LA TANA tiene insieme cose tra loro diverse: da una parte la malattia, dall’altra la giovinezza. Giulio (Lorenzo Aloi) e Lia (Irene Vetere, già interprete di “Notti magiche” di Virzì) sono in cerca di una rotta, attratti da una forza misteriosa che li unisce. La natura, il lento scorrere del tempo, diventa lo spazio in cui sperimentare e imparare a conoscersi, attraverso la scoperta dei loro corpi. Condividono anche se in forme diverse, una grande solitudine, che immerge Lia nell’impegno di doversi prendere cura di una madre con una malattia neurodegenerativa. C’è una linea evidente di continuità tra il catalogo di questi destini adolescenti e lo sport agonistico presenti in questi tre film del concorso: in MANCINO NATURALE, diretto da Salvatore Allocca, lo sport mette in mostra tutte le ambivalenze e le ambiguità del mondo adulto, in cui le scelte sbagliate di una madre (Claudia Gerini) rovesciano il banco delle apparenze e le logiche del compromesso, aiutandola a trovare il coraggio per sostenere il talento di suo figlio e affrontare i fantasmi del suo passato con i quali non ha ancora fatto pace.

In programma ci sono storie di ragazze determinate, che hanno fisicità combattive e consapevoli che con la disciplina sportiva e il duro lavoro sfidano i destini già decisi.

Il corpo è un tempio meraviglioso a prescindere dalle sue cicatrici, anzi proprio in virtù di esse”. Veronica Yoko Plebani, atleta medaglia di bronzo nel triathlon alle scorse Paralimpiadi, porta sulla pelle i segni di una malattia sconfitta, ma il corpo ha continuato a mostrarlo e lo sport a praticarlo. Il documentario di Maria Iovine, CORPO A CORPO, è una riflessione audace, all’insegna di una consapevolezza rivoluzionaria della femminilità.

Con TAKEAWAY, Renzo Carbonera racconta la “marcia” di una sportiva ambiziosa. Maria, con l’aiuto del suo compagno Johnny, metterà alla prova i suoi sogni di successo sconvolti dal doping e dai piani di vendetta di Tom che sovvertiranno gli equilibri familiari. A prestare volto ai vari protagonisti, un cast di prim’ordine, in cui Carlotta Antonelli, Libero De Rienzo, Primo Reggiani, Paolo Calabresi e Anna Ferruzzo, ne sono l’anima. Sono tutte storie di battaglie insopprimibili, che spingono al cambiamento e alla gioia di vivere, come LET’S KISS – Franco Grillini storia di una rivoluzione gentile: Filippo Vendemmiati ridà luce alla figura di Franco Grillini, figlio di contadini, laureato in pedagogia, uomo politico e gay tardivo, da sempre impegnato per il riconoscimento dei diritti civili di gay, lesbiche e transessuali. Il racconto ricostruisce, con tono leggero e con materiale documentale inedito, oltre trent’anni di una lotta dura e gentile.

PROIEZIONI SPECIALI

A completare il programma del Panorama Italia un ciclo di proiezioni speciali che arricchiscono, ciascuna con il proprio tono e background d’immagini, il racconto di un’età di viva genialità: ipersensibile e romantica anche quando si finge cinica.

Esattamente 12 mesi dopo l’uscita dal primo film della trilogia (“Sul più bello”), torna ad Alice l’ultimo capitolo del teen dramedy portato al successo dalla Eagle Pictures. SEMPRE PIÙ BELLO completa un progetto di serialità cinematografica che rappresenta un unicum nel panorama produttivo italiano. Un lavoro lungo un anno che la produzione in piena pandemia, è riuscita a realizzare coinvolgendo un cast di giovanissimi e promettenti attori italiani guidati dalla regia di Claudio Norza. Ludovica Francesconi sarà ancora Marta, affiancata da Jozef Gjura, Gaja Masciale, Riccardo Niceforo e le new entry Giancarlo Commare, Jenny De Nucci, Giuseppe Futia e Diego Giangrasso.

ANNI DA CANE – prima produzione Amazon Original Italia – è un film con cui si può capire la fantasia e l’affascinante semplicità con cui i ragazzi di questa generazione tentano di cambiare la prospettiva del mondo da cui provengono. Stella (Aurora Giovinazzo) è una ragazza di sedici anni che, dopo un incidente d’auto, si convince che i suoi anni vadano contati come quelli dei cani, quindi di sette in sette. Dietro la macchina da presa c’è Fabio Mollo (Il sud è niente, Il padre d’Italia) che insieme a Sabrina Impacciatore, Federico Cesari, Isabella Mottinelli e un cameo di Achille Lauro, arricchiscono il cast di una produzione affidata a Notorius Pictures.

Infine, la nuova commedia diretta da Guido Chiesa con protagonista un’inedita coppia: Diego Abatantuono e Frank Matano. UNA NOTTE DA DOTTORE mette insieme un dottore burbero e per nulla empatico che lavora come guardia medica notturna ed un rider trentenne che consegna cibo a domicilio. I due, a causa di un incidente stradale notturno, rischiano di perdere il lavoro. Dopo una serie di rocambolesche (dis)avventure i due impareranno a sostenersi a vicenda e la notte volgerà al termine cambiando in meglio le loro vite.

UN MONDO IN PIÙ è l’opera prima di Luigi Pane. Nel mezzo della pandemia Diego, un ragazzo napoletano, ha appena compiuto diciotto anni. Il ragazzo vive in un quartiere periferico di Roma dove si è trasferito con suo padre Franco, dopo la perdita della madre. Le sue giornate trascorrono introverse e solitarie finché Franco non è costretto a ospitare in casa con loro una misteriosa ragazza, Tea.

FILM D’APERTURA — A molti anni di distanza dal successo al Festival del cinema di Roma di Juno (2007), Jason Reitman torna con il suo nuovo film GHOSTBUSTERS: LEGACY che aprirà il programma di Alice nella Città.
Siamo grati a Sony Pictures e Warner Bros. Entertainment Italia per averci offerto il privilegio di aprire la diciannovesima edizione di Alice nella città con il nuovo film di Jason Reitman, che rimanda ad un patrimonio di immagini e storie che per varie generazioni di spettatori ha già il sapore dei classici contemporanei. Ghostbusters: Legacy – dichiarano Gianluca Giannelli e Fabia Bettini – è un film ponte che va ben oltre l’effetto nostalgia del franchise: evoca l’avventura, l’esperienza del fantastico, la celebrazione dei film che abbiamo amato da ragazzi. Il film ideale per riscoprire un‘esperienza autenticamente collettiva, goduta nella sala cinematografica”.

Ghostbusters: Legacy è un vero e proprio sequel, perfettamente in continuità con la storia raccontata da Ivan Reitman che firmò i primi due – indimenticabili – capitoli degli anni ‘80. Riprendono quindi i rispettivi ruoli Bill Murray, Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Sigourney Weaver e Annie Potts affiancati da Mckenna Grace (Tonya), Finn Wolfhard (Stranger Things) e Paul Rudd (Ant-Man). Trent’anni dopo gli eventi narrati in Ghostbusters 2, Callie Spengler si trasferisce con i due figli Trevor e Phoebe (nipoti di Egon) in campagna, presso la cittadina di Summerville, dove nonno Egon ha lasciato loro la proprietà di una fattoria semidiroccata. Qui, i due ragazzi scoprono man mano il legame che li unisce al nonno e quindi a tutta la squadra di Acchiappafantasmi di cui il dr. Spengler faceva parte, formata ovviamente anche dai dottori Venkman, Stantz e Zeddermore. Aiutati anche da un loro insegnante di scuola, il professor Grooberson, Trevor e Phoebe iniziano a indagare su questo mistero che, forse, non è del tutto scollegato dalla professione del loro celebre nonno.

EVENTI SPECIALI

Come di consueto tornano ad Alice le grandi anteprime.

Un altro atteso ritorno: la famiglia più spaventosa di tutti i tempi torna nel sequel d’animazione, LA FAMIGLIA ADDAMS 2. In questo nuovo capitolo, troviamo Morticia (Virginia Raffaele) e Gomez (Pino Insegno) sconvolti dal fatto che i loro figli stanno crescendo, rinunciando persino alle cene di famiglia per dedicarsi ai loro passatempi mostruosi. Per recuperare il rapporto con i figli, decidono di partire con Mercoledì (Eleonora Gaggero), Pugsley (Luciano Spinelli), Nonna Addams (Loredana Bertè), Zio Fester e il resto della famiglia con l’orribile camper stregato per avventurarsi in una terrificante vacanza di famiglia.

 

Diretto a sei mani da Sarah Smith, Jean-Philippe Vine e Octavio E. Rodriguez, RON – Un amico fuori programma è il titolo del nuovo film animato 20th Century Studios che ci fa fare la conoscenza del robottino protagonista della storia, un gadget che tutti i ragazzi vogliono avere, un amico virtuale superconnesso multifunzione! Anche Jayden, 11 anni, è al settimo cielo per averne ricevuto uno, solo che il suo… non sembra proprio funzionare come dovrebbe. Con tutti i suoi malfunzionamenti, questa versione buggata di “Bot” è molto più simpatica di quelle standard. Una storia che ragiona sul senso della parola normalità che spesso rende tutti uguali e sull’importanza di valorizzare il complesso sentiero della diversità.

 

Adattato da un libro per bambini di Iva Prochazkova e Even Mice LIZZY E RED di Denisa Grimmová & Jan Bubeníček è una bellissima favola animata in stop-motion sull’amicizia e su come il confronto con gli altri ci metta di fronte alle nostre contraddizioni. Dopo uno sfortunato incidente, un giovane topo dal carattere forte e una volpe piuttosto riservata si ritrovano nel paradiso degli animali. In questo nuovo mondo, devono lasciar andare i loro istinti naturali e seguire un intero viaggio verso una nuova vita. Un’avventura che si rivela irresistibile per quei bambini che vogliono crescere affrontando temi come il coraggio, la paura, il pregiudizio, la morte e il lutto e per tutti quelli che credono nello stra-ordinario del “C’era una volta”. Con il “Diario” di Anne Frank, il mondo scoprì il volto dello sterminio nazista attraverso gli occhi di una ragazzina. Oggi, grazie al regista Ari Folman, le parole di Anne si trasformano in un film che parla al presente, per mezzo di una prospettiva inedita ed emozionante, che rende viva la sua eredità. WHERE IS ANNA FRANK? mescola lo storico, il contemporaneo e il soprannaturale, attraverso una narrazione ricca d’immaginazione che con l’animazione curata da Yoni Goodman e i disegni di Lena Guberman punta all’incontro con le nuove generazioni per mantenere viva la memoria di un racconto che guarda al destino di tante famiglie di rifugiati che oggi sono minacciate da guerre, dittature e ingiustizie. Elisa Amoruso torna al festival con il suo nuovo progetto TIME IS UP: Vivien (Bella Thorne) e Roy (Benjamin Mascolo) sono due adolescenti dalle personalità apparentemente opposte, lei studentessa talentuosa, lui ragazzo problematico, tormentato da un trauma. La vita riesce a intrecciare i loro destini in modi sorprendenti e inaspettati.

CORTOMETRAGGI — Alice nella città insieme a PREMIERE FILM, partner nell’organizzazione dell’evento, rinnova la grande attenzione al mondo del cortometraggio annunciando la selezione per il concorso internazionale cortometraggi, le cui proiezioni si terranno dal 14 al 17 ottobre all’Auditorium della Conciliazione. Nella sezione fuori concorso saranno presentati al Festival altri 8 cortometraggi, di cui 6 italiani e 2 stranieri, e ci saranno inoltre 2 eventi speciali. Nell’intera selezione 12 film sono prime mondiali e 6 sono prime italiane. La selezione dei cortometraggi saranno presentati sulla piattaforma TIMVISION in esclusiva per 15 giorni dopo il passaggio festivaliero. Tra i premi del concorso il premio Lotus Production, il premio Rai Cinema Channel ed il premio ITS’Art che ai affaccia per la prima volta al mondo del cortometraggio. La giuria cortometraggi sarà composta da Elena Sofia Ricci (Presidente), Peter Marcias e Michele Ragno.

OMAGGI E RESTAURI

Quei ragazzi — è la sezione aperta ai classici contemporanei, ai film del passato restaurati e riproposti alle nuove generazioni per la loro forza e attualità, per offrire ai ragazzi la traccia e la memoria di esperienze autentiche e significative, attraverso gli argomenti trattati dai film presentati.

TUTTA COLPA DEL PARADISO World Premiere

Italia · 1985 · DCP · 102’

di Francesco Nuti

Soggetto sceneggiatura Vincenzo Cerami, Francesco Nuti e Giovanni Veronesi

Produzione Gianfranco Piccioli, Distribuzione: Mario e Vittorio Cecchi Gori

Musiche Giovanni Nuti

Cast: Francesco Nuti, Ornella Muti, Roberto Alpi, Marco Vivio, Laura Betti, Bobby Rhodes, Novello Novelli, Silvia Annichiarico, Alessandro Partexano, Patrizia Tesone.

Il titolo è stato restaurato in 4K presso i laboratori della Laser Film da negativo 35mm messi a disposizione da RTI-Mediaset in collaborazione con Infinity+

Romeo Casamonica (Francesco Nuti) si trova in carcere per scontare una pena di 5 anni per rapina a mano armata. Quando esce non trova niente e nessuno ad attenderlo se non una vecchia cantina in cui sono state messe tutte le cose che stavano in un appartamento ormai non più suo. Tra i tanti oggetti trova una vecchia foto in cui lo ritrae con l’ex moglie e soprattutto con suo figlio Lorenzo. Decide così di rivolgersi alla persona che si è occupata delle pratiche di adozione per chiedere informazioni ottenendo solo di essere allontanato a malo modo insieme all’intimazione di non avvicinarsi più al piccolo. In barba a tale raccomandazione, Romeo di notte si introduce nell’istituto e scopre che Lorenzo è stato adottato da una coppia che si trova in un rifugio in Valle d’Aosta.

AMORE TOSSICO

Drama · Italia · 1983 · DCP · 89’

di Claudio Caligari

con Cesare Ferretti, Michela Mioni, Enzo Di Benedetto, Roberto Stani, Loredana Ferrara

Produzione: Iter International

Ambientato tra Ostia e alcune zone della periferia romana, ha al centro un gruppo di giovani tossicodipendenti d’eroina che passa il tempo consumando la droga o alla ricerca dei soldi necessari per comprarla. La coppia attorno a cui gira il gruppo di ragazzi e ragazze, Cesare e Michela, vorrebbe interrompere il circolo vizioso in cui sono finiti, sono stanchi di quella vita, ma uscirne non è facile e non è per tutti.

Il restauro di Amore tossico (Claudio Caligari, 1983) è stato realizzato nel 2021 dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale. Il negativo originale 16mm è stato messo a disposizione da Surf Film.

Per il sonoro è stata utilizzata la colonna magnetica conservata presso la Cineteca Nazionale. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio l’Immagine Ritrovata.

QUEI RAGAZZI

Omaggio a XHANFIZE KEKO

Xhanfize Keko (1928-2007) è stata l’unica regista donna dell’Albania comunista e la principale creatrice di film per bambini, membro essenziale degli artisti che hanno costruito il New Albania Kinostudio negli anni ’50. Nonostante l’importanza di Keko, il suo lavoro è rimasto relativamente inesplorato sia in patria che all’estero. Dopo un lungo periodo di esperienza come regista di documentari che le hanno permesso di ritrarre quella che è stata probabilmente la società europea più chiusa del XX secolo, ha iniziato la sua carriera come regista nel 1971, realizzando 29 film, che sono ancora oggi molto popolari, specialmente per i bambini. Tuttavia considerare i film di Xhanfise Keko opere tematiche, significherebbe fraintenderli.

A un livello più profondo, riconfigurano i concetti di famiglia e nazione in un modo che può ben essere considerato sovversivo. Una condizione di marginalità che accomuna il suo lavoro di regista donna a quella del film per ragazzi. Donne e infanzia hanno una specifica storia, perché sono sempre vissute in un contesto sociale che richiedeva una forte combattività per poter realizzare i propri desideri se non il proprio ruolo nella società. Ben consapevole di questo limite, anziché rimuoverlo o accettarlo, riesce a trasformarlo in forza espressiva e antagonistica verso lo status quo. Una potenzialità creativa che le ha permesso di andare oltre la propaganda per esprimere e raccontare una nuova idea d’infanzia attraverso la creazione di bambini e di bambine che non stanno dentro al confine delle buone maniere, che non sottostanno alle regole ma le sovvertono.

I protagonisti di Keko sono più grandi della vita, vivono una dimensione altra in cui la distinzione tra chi sta sopra e chi sta sotto salta. E forse risiede proprio qui la sua forza, in quell’equilibrio sottile che separa la ricognizione (e restituzione) della vita reale – che resta, come si diceva, la sua unica “agenda”, l’unica fonte d’ispirazione – dalla sua rielaborazione estetica, evitando sempre di (s)cadere nell’autocompiacimento, per rivelare allo spettatore, la vera immagine dell’essenza umana.

Versione restaurata 4K

MIMOZA, THE SPOILT CHILD – Mimoza llastica World Premiere

Albania, 1973 – b/n – 43’

di Xhanfize Keko

Arkivi Qendror Shteteror i Filmit

Una ragazzina testarda che vive con sua nonna viene allontanato dai bambini del suo condominio dopo essersi rifiutata di condividere i suoi preziosi giocattoli. Un giorno un muratore che lavora nelle vicinanze vede il suo comportamento e riesce a convincerla ad essere tollerante e modesta.

Versione restaurata 4K

BENI WALK BY HIMSELFBeni ecën vetë – World Premiere

Albania – 1975 – b/n – 80’

di Xhanfise Keko

Cast: Yllka Mujo, Pandi Raidhi,

Dhorkë Orgocka, Herion Mustafaraj,

Gjergj Sollaku, Koço Guda, Ema Shteto.

Beni è un bambino di otto anni che vive a Korçë con i suoi genitori e conduce una vita protetta. Sua madre è molto apprensiva e non lo lascia giocare fuori. Quando Beni può uscire, i bambini del vicinato lo prendono in giro. Un giorno, quando suo zio Thomai è in visita, vede Beni piangere dopo che gli altri bambini hanno preso il suo cavallo. Thomai decide di portare Beni a cavallo in un lontano villaggio dove gli insegna la vita e come essere un uomo.

GLI INCONTRI

DOROTA KĘDZIERZAWSKA

Sarà l’ospite d’onore di questa edizione del festival. L’omaggio che gli rende ora Alice nella città non è una scoperta tardiva: Dorota Kędzierzawska ha avuto in Italia estimatori non occasionali. Più in generale, esso s’inserisce in un lavoro di monografie personali di autori della modernità che hanno dedicato il loro lavoro a questa fascia di età e che trova la sua collocazione non casuale in un anno di cambiamento in cui nuovi temi e nuovi sguardi trasversali sull’infanzia caratterizzano l’intero programma del festival.

A lei è dedicata l’immagine che darà personalità al poster di questa nuova edizione, mentre una selezione di sequenze tratte dal lavoro dell’Autrice saranno programmate nelle sale del festival in testa a tutte le proiezioni ufficiali. Delle ‘metafore d’infanzia’ dedicate a questa meravigliosa età dell’oro che sarà lo spunto per un incontro con la regista e con la Direttrice della sezione Generation della Berlinale, Marianne Redpath a cui seguirà la proiezione integrale del film Wrony (1994).

in collaborazione con la Berlinale – Generation, Istituto Polacco di Roma

ANDREA ARNOLD

Andrea Arnold è una delle registe più apprezzate e celebrate dell’ultimo decennio. L’incontro che la regista terrà al festival, sarà l’occasione per fare luce sulle narrazioni e sui temi ricorrenti che si possono trovare nel suo lavoro. Un dialogo sul tema “Beauty and Brutality” legato al processo creativo del suo ultimo film di successo, Cow, che sarà proiettato dopo il suo incontro.

Rischio è la parola chiave per accedere all’universo visionario e potente di Andrea Arnold, qualcosa a cui non potrebbe rinunciare perché “è il luogo più entusiasmante, l’unico dove si scoprono veramente le cose” (The New York Times, 2007). E rischiare è la cifra dell’età dell’Innocenza, quello spazio/tempo fra l’infanzia e la prima giovinezza in cui ha posato l’obiettivo in ciascuno dei suoi lavori per il cinema – fra corti e lungometraggi – ad eccezione del cortometraggio Milk (1998) e del già citato Red Road. Dai corti Dog (2001) e Wasp (2003) ai lunghi Fish Tank (2009), Wuthering Heights (2011) e American Honey (2016) tutti i film finora realizzati dalla sceneggiatrice e regista britannica si accomunano quali fiabe dark che vibrano e profumano dei loro piccoli grandi eroi – soprattutto eroine – colti nella fragranza dei conflitti tipici di quell’attimo fuggente, meraviglioso ancorché feroce, che si chiama adolescenza e gioventù.  Poche ma intense opere dotate di uno sguardo integro, preciso e riconoscibile, dalla cifra stilistica che non tradisce l’onestà dell’approccio alla realtà esplorata. Per cantarla con Kurt Cubain, il cinema “fisico”, libero e sensuale di Andrea Arnold “Smells like a Teen Spirit”.

in collaborazione con Red Shoes – Associazione Culturale

CÉLINE SCIAMMA

In occasione della presentazione del suo nuovo film in concorso al Festival, proveremo a ripercorrere, in un incontro aperto al pubblico, le tappa del suo percorso di indagine sui grandi riti di passaggio della vita, mettendo l’accento sull’uso del tempo sospeso della fiaba per raccontare questa preziosa età dell’oro.

Céline Sciamma, prima di raggiungere la fama internazionale come regista di Tomboy e sceneggiatrice de La mia vita da zucchina, inizia la sua carriera scrivendo alcuni film di Jean-Baptiste de Laubier, tra il 2004 e il 2006, e un anno dopo giunge alla sua prima regia con Naissance des pieuvres (Water Lilies), storia delicatissima di amicizia e amore tra tre ragazze, che fin da subito rende riconoscibile la poetica di Sciamma e le fa vincere il Premio Louis-Delluc. Nel 2010 dirige un piccolo cortometraggio di 7 minuti, Pauline, nel quale una ragazzina si racconta in un lungo piano sequenza, a conferma della predilezione della regista francese per l’adolescenza (e pre-adolescenza) come soggetto di racconto. Nel 2011 con Tomboy appare sugli schermi una delicata storia d’estate in cui una bambina gioca a fare il maschio: questo film le vale diversi premi. Nel 2014 passa poi dall’indagine personale a una più collettiva e sociologica con Bande de filles. Nel 2016 mostra le sue grandi capacità di sceneggiatrice in due film molto diversi tra di loro, che affrontano però sempre il tema della diversità. Quand on a 17 ans (Quando hai 17 anni) del grande regista André Téchiné, e nell’amaro film d’animazione Ma vie da courgette (La mia vita da Zucchina) per la regia di Claude Barras. Ritratto della giovane in fiamme e oggi Petite Maman fanno di lei una delle voci più limpide e luminose del panorama cinematografico internazionale.

Un ringraziamento a Teodora Film e MUBI

JOHNNY DEPP

Johnny Depp sarà ospite nella XIX edizione di Alice nella città per presentare la web-series animata “Puffins” prodotta da Iervolino & Lady Bacardi Entertainment. Unica nel suo genere, la serie è formata da 250 episodi realizzati in formato mobile-short content, della durata di cinque minuti ciascuno, alla quale l’attore ha partecipato prestando la propria voce e i propri tratti somatici alla pulcinella di mare protagonista: Johnny Puff. Tante missioni ma anche vicende legate alla vita quotidiana, all’interno delle quali si avrà modo di parlare ai bambini di alcuni temi importanti come l’uguaglianza di genere, l’inquinamento e la salvaguardia ambientale. La divulgazione e la sensibilizzazione saranno quindi il doppio scopo della serie che saprà intrattenere il giovanissimo pubblico divertendolo grazie a una successione di esilaranti gag.

L’attore sarà protagonista di un incontro con il pubblico per un omaggio legato ai personaggi che ha interpretato e che sono riusciti a entrare nell’immaginario di diverse generazioni, rendendolo uno degli attori più amati di sempre da “Edward mani di forbice” a “La fabbrica di cioccolato”, passando per la serie cinematografica “I pirati dei Caraibi” e ancora “Alice in Wonderland”, “Alice attraverso lo specchio” e “Neverland – un sogno per la vita”.

in collaborazione con Iervolino & Lady Bacardi Entertainment

HOSODA MAMORU

Tra i più importanti sceneggiatori e registi del cinema di animazione a livello mondiale, Mamoru Hosoda ha ottenuto numerosi premi sia in Giappone che all’estero. Della sua filmografia fanno parte lungometraggi come La ragazza che saltava nel tempo (2006), Summer Wars (2009), Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo (2012), The Boy and the Beast (2015) e Mirai (2018), candidato come miglior film di animazione ai Premi Oscar del 2019. L’incontro che Hosoda rappresenta un evento eccezionale

In occasione della presenza al Festival del suo nuovo film, Belle, Mamoru Hosoda incontrerà il pubblico in occasione di una Masterclass legata al suo universo poetico e d’avanguardia che da sempre rappresenta l’eccellenza del lavoro dello Studio Chizu che quest’anno festeggia 10 anni.

Dopo qualche anno di gavetta in alcune serie televisive Toei, Hosoda fa il debutto alla regia nei primi due film della famosa saga Digimon. Nel 2001 Hosoda si trasferisce alla Studio Ghibli, dove avrebbe dovuto occuparsi della regia de Il Castello Errante di Howl, ma alcuni contrasti con i membri anziani dello Studio e Miyazaki lo spingono ad allontanarsi dal progetto nelle sue fasi iniziali. Nel 2006 realizza il film che lo fa conoscere al grande pubblico, anche al di fuori del Giappone. Seguito dell’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, La Ragazza che Saltava nel Tempo è un successo di pubblico e critica. Tre anni dopo, Hosoda bissa il successo con Summer Warse e nel 2011 decide di fondare un suo studio d’animazione personale, lo Studio Chizu. Wolf Children diventa uno dei maggiori successi al cinema del 2012, e ottiene numerosi premi. La popolarità di Hosoda continua ad aumentare e nel 2015 è la volta di un nuovo film in collaborazione con lo Studio Chizu, The Boy and the Beast, il maggiore successo del regista al box office giapponese e vincitore anch’esso di numerosi premi.

FRANCESCO MUNZI – PIETRO MARCELLO – ALICE ROHRWACHER

FUTURA è un ritratto del Paese osservato attraverso gli occhi di adolescenti che raccontano i luoghi in cui abitano, i propri sogni e le proprie aspettative tra desideri e paure. Una testimonianza che raccoglie la bellezza di un lavoro collettivo che ha l’intento di produrre un materiale filmico raccolto in una sorta di archivio del contemporaneo che recupera le grandi inchieste realizzate negli anni ‘60 e ‘70 in Italia da registi come Soldati, Comencini e Rossellini.

Il passato è pesante, il futuro è volatile, inafferrabile ma un desiderio emerge con forza: il futuro dovrà essere diverso da questo presente. Il futuro è ancora tutto da immaginare e, se da una parte gli adulti non lo vedono, i ragazzi e le ragazze, pur non riuscendo ancora ad immaginarlo, hanno la possibilità di sentirlo. Un punto di partenza che rappresenta lo strumento ideale per recuperare tracce e illuminazioni per un dialogo aperto con il pubblico che parteciperà a questo incontro speciale del Festival con i tre registi Pietro Marcello, Francesco Munzi e Alice Rohrwacher, prima della proiezione del film.

SINTONIEè una nuova linea di ricerca nata lo scorso anno dal dialogo con Alberto Barbera, Direttore della Mostra del Cinema di Venezia, con la volontà di approfondire e amplificare tra i giovani i temi che più li riguardano. Una sintonia che va al di là dei confini e delle regole tradizionali tra festival, che non si limiteranno solo a passarsi il testimone sui film selezionati ma avvieranno un percorso profondo e complementare, indirizzato verso la ricerca del nuovo pubblico, con l’idea di realizzare un’eccezione nel panorama del dialogo culturale tra festival, in questi tempi di eccezionale difficoltà legata al COVID-19.

Da quest’anno Sintonie si arricchisce di una nuova collaborazione: da molti anni la Berlinale è presente in tutto il mondo con programmi appositamente curati. Con il titolo Berlinale Spotlight: Generation, la sezione Generation della Berlinale, in collaborazione con Alice nella città, presenta un programma composto da film dell’edizione 2021, per estendere il periodo del festival e rendere così visibili le attività della Berlinale durante tutto l’anno.

“Lavorare insieme ai visionari creatori di Alice nella città per circa vent’anni è stato un grande arricchimento. Pieni di passione, e nell’ambito dei nostri contesti individuali, curiamo ogni anno programmi con film di grande importanza per il pubblico giovane – e per tutti gli altri: film che si impegnano per il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, sia nel trattamento dei temi che nelle rispettive forme cinematografiche. I tempi in cui viviamo sono critici, e questa cooperazione fornisce un impulso necessario – per i registi, per gli organizzatori di festival e per gli spettatori. Insieme siamo forti!” dice Maryanne Redpath responsabile di Generation. “Sono anche molto contenta che Alice nella città renda omaggio alla regista polacca Dorota Kędzierzawska. Il suo lavoro iconico mi ha sempre colpito profondamente. Dal 1995, diversi suoi film sono stati presentati e premiati alla Berlinale”.

Siamo felici e grati alla Berlinale di aver scelto il nostro festival come piattaforma di dialogo sui temi legati all’infanzia e all’adolescenza. La presenza a Roma di Maryanne Redpath, responsabile di Generation, è un segnale di grande amicizia che ci lusinga molto perché a lei dobbiamo i primi passi nel circuito dei grandi festival Internazionali. Fu lei – dichiarano Gianluca Giannelli e Fabia Bettini – a partecipare alla prima edizione di Alice al Ninfeo di Valle Giulia e oggi a distanza di 20 anni ci ritroviamo ancora insieme”.

SERIEAlice nella città conferma il suo sguardo sul racconto seriale legato alle nuove generazioni. Presenteremo una serie ideata per Instagram dai giovani registi Pouria Takavar e Yashar Alishenas che scava nell’Iran di oggi, quello più vicino alla sua giovinezza, diviso tra tradizioni ancestrali, censura e modernità.

Il regista Kaan Müjdeci, (Gran Premio della Giuria alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia) nella sua prima serie TV, adatta l’Amleto di Shakespeare nel contesto della Turchia moderna, ma questa volta Amleto è una giovane donna.

Fab Filippo, Renuka Jeyapalan ci raccontano la storia di una millennial gender-fluid canadese pachistana di 25 anni, che vive a Toronto i cui piani di vita vengono sconvolti quando una tragedia colpisce la famiglia in cui lavora come tata. Una commedia insieme brillante e vitale che ricorda a tutti noi che la transizione è salutare, complicata, liberatoria, divertente e costante.

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