A Bevagna l’ultimo atto della stagione teatrale 2025/26
Venerdì 27 marzo il sipario cala sulla stagione del Teatro Torti di Bevagna. L’appuntamento è alle 20.45. Sul palco va in scena In nome della madre di Erri De Luca.
Lo spettacolo è organizzato dal Teatro Stabile dell’Umbria insieme al Comune di Bevagna. Una chiusura di stagione che punta sull’intensità. E ci riesce.
Galatea Ranzi interpreta Miriàm
La protagonista è Galatea Ranzi, diretta da Gianluca Barbadori. La regia è sobria, al servizio del testo. Il risultato è uno spettacolo che colpisce dritto.
La produzione nasce da una collaborazione importante. “Ponte tra Culture” soc.coop e il Teatro Biondo Stabile di Palermo firmano insieme il progetto. Coinvolte anche la Regione Marche e AMAT.
La storia di Maria raccontata da un laico
De Luca affronta un tema enorme con strumenti precisi. Usa solo la poesia. Niente dogmi, niente retorica religiosa. Solo parole chiare e vere.
Il punto di partenza è la figura di Miriàm, il nome ebraico di Maria. De Luca la racconta dalla prospettiva più rara: la sua. Quella che nei Vangeli non c’è.
Il testo copre due momenti centrali. Dall’Annunciazione alla nascita di Gesù. In mezzo, i pensieri, i dubbi, i sentimenti di una madre.
Anni di studio dietro ogni parola
De Luca non improvvisa. Dietro ogni scelta c’è oltre un decennio di ricerca. Il Talmud, gli storici romani, i testi biblici: tutti consultati con rigore.
Eppure l’urgenza non è storiografica. È narrativa. De Luca vuole dare voce a chi non l’ha mai avuta. Lo fa con rispetto e con libertà.
Un inno all’amore materno
Il testo è, prima di tutto, un atto d’amore. Verso una madre. Verso ogni madre. Verso chi porta in sé la vita senza chiedere nulla in cambio.
Lo spettacolo funziona su piani diversi. Commuove chi crede. Fa riflettere chi non crede. Raggiunge tutti, senza distinzioni.
È questo il segno di un’opera riuscita. La capacità di toccare corde universali con un linguaggio semplice.
Teatro e poesia: un incontro raro
In nome della madre è anche una riflessione sul linguaggio teatrale. La poesia di De Luca non è ornamento. È struttura portante.
Ogni frase pesa. Ogni pausa ha senso. Sul palco non c’è spazio per il superfluo. Rimane solo ciò che conta.
Un appuntamento da non perdere per chi ama il teatro di parola. E per chi vuole incontrare una voce autentica della letteratura italiana contemporanea.
Commenta per primo