Giuseppe Penone invade Spoleto: è lui la star del Festival dei Due Mondi 2026
Un artista, una città, quattro sedi: l’estate dell’Arte Povera
Il Festival dei Due Mondi 2026 ha il volto di Giuseppe Penone. Il grande scultore piemontese, tra i protagonisti assoluti dell’Arte Povera, trasforma Spoleto in un museo a cielo aperto. Quattro interventi diversi. Un solo filo conduttore: la relazione profonda tra uomo e natura.
L’edizione numero 69 del festival umbro sceglie dunque un artista di caratura internazionale. Penone ha esposto al Centre Pompidou, al Château de Versailles, alle Serpentine Galleries di Londra. Ora è il cuore pulsante di Spoleto.
La scultura monumentale che diventa manifesto
In Piazza Pianciani arriva Le foglie delle radici. È una grande scultura visibile a tutti i passanti. Il lavoro non è nascosto in un museo. È lì, nel cuore del centro storico, per chiunque attraversi la città durante la rassegna.
Non è un caso. Proprio questa opera è stata scelta come immagine ufficiale del festival. Il tema di questa edizione, Radici, trova così la sua incarnazione più potente e immediata. Penone parla di connessione. Tra la terra, la materia, il tempo.
EPHEMĔRIS: i video segreti di Penone alla Manna d’Oro
Un ciclo inedito, uno spazio mistico
Dall’ex Battistero della Manna d’Oro arriva invece una rivelazione. La Fondazione Carla Fendi presenta sette video del ciclo Epheměris, a cura di Saverio Verini. Si tratta di una parte meno nota della produzione dell’artista.
Nei video, Penone compie gesti minimi. Raccoglie acqua. Divide l’argilla. Lascia impronte. Azioni elementari che, però, liberano l’anima delle cose. Lo spettatore non osserva l’opera finita. Osserva il processo. La creazione nel suo farsi.
Il termine ephemeris viene dal greco. Significa “giornaliero”. Storicamente indicava diari o tabelle che registravano eventi variabili. Qui suggerisce transitorietà, fugacità, presenza nel momento. I video sono accompagnati dai suoni dello studio: foglie, insetti, silenzio vivo.
La mostra è aperta ogni giorno dal 27 giugno al 12 luglio, poi nei weekend fino al 2 agosto 2026.
ANAFORA: le sculture dialogano con Palazzo Collicola
Otto opere, un palazzo settecentesco, un ritmo perfetto
Palazzo Collicola ospita invece Anafora, mostra personale prodotta dal festival con il contributo della Fondazione Carla Fendi. Otto sculture sono allestite nel Piano Nobile. Ognuna risponde alle architetture della sala. Ognuna instaura un dialogo tra dentro e fuori.
Nel Salone d’onore, un Albero di 11 metri accoglie i visitatori. È imponente. È monumentale. È inconfondibilmente Penone. Nella Galleria del Piano Nobile, invece, le sculture sono posizionate in corrispondenza delle grandi finestre. La luce naturale entra. Le opere rispondono.
Questa mostra rimarrà aperta fino a gennaio 2027. Ben oltre la fine del festival. Un lascito duraturo per la città. Gli appassionati di arte contemporanea a Spoleto avranno tutto il tempo per visitarla.
Chi è Giuseppe Penone: un gigante dell’arte italiana nel mondo
Nato a Garessio nel 1947, Penone vive e lavora a Torino. Alla fine degli anni Sessanta partecipa alle prime mostre dell’Arte Povera. Da allora, la sua carriera non si è più fermata.
Ha ricevuto il Præmium Imperiale nel 2014. Dal 2022 è membro associato straniero dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi. Ha rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia nel 2007. Il suo nome è sinonimo di scultura su scala globale.
Saverio Verini: il curatore che unisce tutto
Tutti e tre i progetti espositivi portano la firma di Saverio Verini, attuale direttore dei Musei Civici di Spoleto. È lui a costruire il filo narrativo tra le diverse sedi. È lui a scegliere le opere. È lui a immaginare il dialogo tra Penone e gli spazi storici della città.
Verini ricorda anche la tradizione scultorea di Spoleto. Nel 1962, la leggendaria mostra Sculture nella città di Giovanni Carandente segnò per sempre il rapporto tra il festival e la scultura contemporanea. Oggi, con Penone, quella storia continua.
Il festival come esperienza diffusa
Tutto il programma espositivo dedicato a Penone si inaugura il 27 giugno 2026, in contemporanea con l’apertura del festival. Le sedi sono collegate. Il percorso tra piazza, battistero e palazzo forma un unico circuito. Chi visita il Festival dei Due Mondi quest’anno trova una città trasformata.
Non solo musica, teatro e danza. Ma anche una delle esperienze visive più intense dell’estate italiana.
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